Innamorata, sempre di più, in fondo all'anima per sempre...TU!
Oramai è destino. A maggio la vita calcistica dei tifosi della Sampdoria, negli ultimi anni in particolare, deve essere parecchio attiva, sveglia, elettrizzante. Il che non è un male, anzi, si potrebbe definire la classica “chiusura col botto”.
Il botto dell’anno scorso, quello del 13 maggio, ce lo ricordiamo tutti. Ci ripensavo in questi giorni. 20.000 tifosi in trasferta a Roma, chi in treno, chi in pullman, chi in auto. Tutti hanno tentato di esserci, e chi c’era si ricorderà che serata magnifica è stata. Il risultato sul campo è stampato nella mente di ogni tifoso, così come quello di altre finali, magari più di rilievo, ma ciò che è successo sugli spalti ha dell’incredibile ancora adesso, ad un anno di distanza.
Eravamo là, dopo una sconfitta in una finale di Coppa Italia, a cantare, a piangere, a pensare a cosa avevamo perso, ma eravamo con la squadra, abbiamo fatto uscire il rospo in gola per urlare quel “siamo stupendi” che ogni volta che ci ripenso mi fa venire i brividi. E allora ho iniziato anche a pensare a ciò che abbiamo vissuto questo campionato, con un nuovo mister, con nuovi elementi in squadra, con nuove leggi sul modo di andare allo stadio.
Quest’anno le soddisfazioni non ci sono mancate, anzi, direi che ne abbiamo avute davvero tante. Per chi è giovane come me, questa è una di quelle stagioni che non ci dimenticheremo mai: vittorie contro la Juve, l’Inter, il Milan, la Roma, la Lazio, il Genoa, la Fiorentina, mai prima di ora ci avevano fatto divertire così tanto. La posta in palio, specie nelle ultime giornate, è davvero alta. Per una forma di cabala vorrei cercare di non parlarne, sono scaramantica, e se anche accennassi ad una qualsiasi parola a riguardo verrei prontamente presa a parole dagli amici. Quindi mi limiterò a dire che tutto questo sembra un sogno.
Sembra un sogno ogni fine partita, quando vedi la squadra che si riunisce in gruppo, si abbraccia e poi corre verso i tifosi a festeggiare. Sembra un sogno vedere tutti quei ragazzi che la seguono ovunque lei vada, che sia a Milano come Palermo. Sembra un sogno vedere che 2000 biglietti per la partita con la nostra diretta avversaria siano già finiti. Sembra un sogno pensare che nessuno in Gradinata si sia dimenticato dei ragazzi con la sciarpa che nonostante la presenza fisica manchi, ci sono sempre con il cuore. Sembra un sogno credere che siamo così in alto in classifica, che tutto vada così bene, che nonostante tutto abbiamo fatto un’annata da brividi, le nostre rivincite ce le siamo prese, i nostri risultati li abbiamo ottenuti.
Sembra un sogno, anche, credere che l’anno prossimo tutto possa essere uguale a questi ultimi anni, che tutto rimanga intatto, che non ci saranno altre leggi a disturbare la nostra passione. Ma credo che questo rimanga solamente un sogno. La maledetta tessera del tifoso è sempre fissa nella mia testa. Quello che è successo dopo le nostre manifestazioni di dissenso, quello che è stato detto, fatto, pensato, non ha fatto che peggiorare il mio disprezzo per questa privazione della libertà personale. L’anno prossimo sarà diverso, sotto tanti punti di vista, ci sarà da tenere ben aperti gli occhi e cercare di esser fregati il meno possibile.
Perché in fondo ciò che interessa ai tifosi come me, non appartenenti a nessun gruppo ufficiale, non ultras, non in trasferta ogni quindici giorni, sono i colori, sono le emozioni che la squadra riesce a regalarti, sia quando perdi (perché la rabbia è pur sempre un’emozione) sia quando vinci. Ciò che vivi attraverso questi colori è indescrivibile, se hai amici che non seguono il calcio, ti torna molto difficile spiegare loro perché ami tanto andare allo stadio, cantare, sbandierare, urlare per la tua squadra di calcio.
Invece con chi condivide la tua stessa passione, basta una parola per capire che durante la settimana la vita è sempre la stessa, ma quando arriva la Domenica ( o il sabato, o il mercoledì, o il venerdì sera , o il lunedì sera grazie al nuovo calcio spezzatino) tutto si annebbia per far spazio a quei 90 minuti di pura tensione. L’ansia da risultato, l’ansia per come andrà a finire, il dubbio sul “cosa succede se”, i pensieri su chi ha vinto e chi ha perso, le chiacchiere da bar su chi ha giocato meglio e chi peggio, la gola che ti brucia perché hai voluto dare il tuo supporto,il freddo che hai preso, il sole che ti ha ustionato mezza faccia e via dicendo.
Ogni Domenica che passa, non so voi, ma io mi innamoro sempre di più. A prescindere dai risultati. Proprio come canta Battisti, nell'anima oramai c'è soltanto lei.
Nick Hornby in un suo famosissimo libro, “febbre a 90’ “, raccontando della sua passione per il calcio e per il tifo, descrive perfettamente quanto, tanti di noi vivono ogni Domenica, ed è proprio con questa citazione che voglio salutare la stagione, per quanto riguarda i miei editoriali:
“...Ok, va bene tutto, ma non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano 3 minuti alla fine e stai 2-1 in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce, stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa. E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato l'elemento cruciale in tutto questo, rende la cosa speciale; perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c'è in questo?.....anzi è piuttosto confortante se ci pensi”
L’ultima frase poi, secondo me, racchiude l’annata della Sampdoria 2009/2010.
Ma c’è la cabala. Tutti zitti. Speriamo che Domenica e che quella partita arrivino presto.
