IL SAMPDORIANO: il nostro Zapata, una belva indomabile
Abbiamo trascorso un'estate intera a capire il destino di Patrik Schick e la scelta del suo sostituto. L'attesa è stata infinita, si è dovuto aspettare fino al 30 agosto per mettere nero su bianco e accogliere il nuovo attaccante, ma col senno di poi è valsa la pena per ogni giorno, ora, minuto e secondo passato a capire il nuovo corso offensivo blucerchiato.
In determinati momenti nell'arco dei 90' Duvan Zapata risulta “semplicemente” immarcabile. Chi lo marca è costretto spesso a giocare a sportellate, ritrovandosi talvolta a capitolare per terra credendo di aver affrontato un muro. Potenza fisica devastante, una progressione in velocità capace di spaccare in due qualsiasi difesa, invidiabile tecnica, concretezza in fase realizzativa, predisposizione al sacrificio e a regalare gioie ai compagni nella forma di assist.
Durante il derby abbiamo avuto la riprova, come se ce ne fosse bisogno, di aver trovato un attaccante capace di rendersi utile in qualsiasi zona del campo, in qualunque momento della gara, sotto qualsiasi punto di vista. Abbiamo ammirato un attaccante che lottava, spalle alla porta, nella protezione del possesso palla in mediana, faceva salire la squadra subendo falli utili a rialzare il baricentro, partecipava alla manovra tramite triangolazioni e fraseggi nello stretto, allargava il gioco premiando l'inserimento degli esterni bassi, diventava protagonista nel gioco aereo anche nella fase difensiva, capace di rendere giocabile e potenzialmente pericoloso ogni pallone servitogli dalla squadra. Abbiamo ammirato Duvan Zapata.
Due assist che hanno portato 3 punti nel derby. Un imperioso colpo di testa dopo un movimento verso l'esterno finalizzato a liberare lo spazio per l'accorrente Ramirez, un'azione travolgente che ha consegnato sui piedi di Quagliarella un pallone su un piatto d'argento. Una prima punta dal grande fisico, una seconda punta che apre gli spazi e si mette al servizio della squadra. Una belva.
