Il gigante assopito
Sinceramente quando una mattina di agosto di due anni fa lessi sul giornale l'ufficialità del suo acquisto storsi un po' il naso. Ogni qual volta si parlava del suo arrivo io rispondevo con scetticismo, consapevole delle sue enormi doti tecniche, ma incerto vedendo il suo comportamento.
Mi ricredetti ancor prima del suo primo gol blucerchiato contro l'Atalanta. Per me, e per tutti noi sampdoriani, Antonio Cassano era già un eroe. Poi è storia recente, le serpentine che ci facevano venire la pelle d'oca, i colpi di tacco, o semplicemente il modo in cui veniva sotto la Sud a chiedere a gran voce carica dalla “sua gente”, come spesso la definisce.
Adesso FantAntonio sta attraversando un periodo di appannamento. Come lui tutta la squadra; tre sconfitte consecutive arrivate come tutti sappiamo e non c'è bisogno di rimarcarle sempre. C'è chi dice che “vuole andare via” e io, fidandomi ciecamente delle sue parole, lo smentisco categoricamente. Marotta, invece, ha usato come possibile scusante la mancata convocazione in nazionale. Fatto sta che il nostro gigante (sul campo) è addormentato, non è più il trascinatore della squadra.
Adesso nei momenti di difficoltà però il leader deve venire fuori e prendere per mano i ragazzi. Domenica c'è la Roma, dovrebbe essere un incentivo in più per lui, che si vedrà di fronte i suoi ex compagni, i suoi ex tifosi, o almeno una piccola parte, che gli fanno spesso capire che “A loro Cassano non interessa”.
Lui, come tutta la squadra, deve trovare la rabbia giusta. La rabbia, che ha usato in certe sue ultime apparizioni, la deve trasformare in energia positiva per poter contribuire all'uscita da questa crisi e soprattutto far tacere chi, secondo me, in maniera troppo ingrata, afferma: “Ma lui nelle partite che contano, sparisce”.
