DORIA ALE' CAMMINEREMO CON TE - Un problema (anche) psicologico
Capolista contro fanalino di coda. Così si presentava, classifica alla mano, la sfida del Ferraris tra Sampdoria e Inter.
Non è quindi il risultato a preoccupare maggiormente, quanto quel: "Ci siamo consegnati a loro" pronunciato da Di Francesco nella conferenza post gara. Nascosto tra le righe di quella frase risiede il campanello d'allarme (ormai quasi una sirena, a dire il vero) più preoccupante.
Non è soltanto questione di modulo ancora sperimentale e non pienamente assimilato, né di ingenuità commesse dai singoli, né di rinforzi di mercato mai sbarcati a Genova. Qualcosa continua a non andare anche a livello mentale.
Non è pensabile che ci si consegni all'avversario come vittime inermi al primo goal subito, ma di fatto è quello che accade dalla prima giornata di campionato ad oggi: se la Samp subisce una rete, si scioglie come neve al sole, quasi come se nella testa della squadra scattasse un interruttore pessimista che la convincesse di essere ineluttabilmente condannata alla sconfitta.
Il centrocampo blucerchiato parte con il numero di uomini giusti per assicurare densità e provare a trovare maggiore equilibrio: quasi speculare allo schieramento nerazzurro, Di Francesco propone nuovamente Murru e Depaoli sulle fasce, con Linetty ed Ekdal in mediana e Jankto ad agire in posizione più avanzata, a supporto degli attaccanti.
Del quintetto si salva pienamente probabilmente il solo Jankto, non solo per avere realizzato la rete del momentaneo 1-2, ma per un atteggiamento positivo fatto di volontà di provare a costruire e nel contempo sacrificarsi per rincorrere gli avversari in fase di non possesso.
Per il ceco sinora l'esperienza blucerchiata non si è rivelata positiva, non avendo mai trovato con Giampaolo una collocazione che gli permettesse di rendere al meglio. Ora che il modulo è cambiato, Jakub dovrà dimostrare di potere dare il proprio apporto con continuità e non soltanto a sprazzi.
Involuzione, invece, per Karol Linetty. Le qualità del centrocampista ci sono ben note, eppure quest'anno le sue prestazioni sono in calando. Il "dualismo" con Vieira potrebbe avere inciso, così come un cartellino giallo che lo ha frenato in alcune situazioni, ma di fatto il polacco ha subito la strapotere tecnico e fisico dei centrocampisti avversari, venendo surclassato. Pochi contrasti vinti e poche giocate in grado di innescare gli attaccanti.
Ekdal, neanche a dirlo, prova sempre a mettere ordine. Con i nerazzurri non sempre ci riesce, costretto a provare a contenere la rapidità di Sensi e il lavoro costante di Brozovic. Quando la linea della Samp è più alta, dà l'impressione di riuscire a tirare il fiato e ragionare con più lucidità, ma quando la squadra si abbassa viene coinvolto nel caos tattico generale, non sempre riuscendo a sbrogliare la matassa.
E' comunque il cervello della mediana, ma necessita di supporto. Il peso del tessere la manovra non può ricadere sempre e solo sullo svedese, che corre per due e finisce la benzina anzitempo. Non entra male in partita il subentrato Vieira, che predilige la giocata semplice e non tira indietro la gamba.
Tasto dolente, nella sfida del Ferraris, le corsie esterne: questa volta Depaoli viene inghiottito dall'agonismo avversario, limitando le proprie incursioni e peccando nella scelta di tempo nei movimenti in fase difensiva. Peggio ancora, ciò che accade a sinistra: Murru spesso fuori posizione (e non per avere spinto troppo), concede spazio agli avversari mettendo in ulteriore difficoltà un Colley già in sofferenza.
La partita di sabato prossimo a Verona diventa già uno spartiacque stagionale: non ci si potrà più nascondere dietro l'alibi di avere incontrato per la maggior parte squadre di alta classifica, questa volta - visti gli obiettivi dichiarati delle due compagini - sulla carta si tratta di uno scontro alla pari. Ma nessuna sfida lo è se la si affronta da perdenti in partenza. Basta vittimismo, basta arrendevolezza.
Senza fiducia in se stessi, nel mister e nei propri mezzi non si va da nessuna parte. Ci vuole umiltà, mettendosi in testa che non basta ripetersi "voltiamo pagina". Bisogna crederci realmente e lottare su ogni pallone.
