DORIA ALE' CAMMINEREMO CON TE - Rock'n'roll Doria!
Un rock'n roll incalzante, quasi un rockabilly. Un insieme di ritmo, blues ed elettricità. Questo è stato il centrocampo della Sampdoria contro il Milan, sabato scorso. La vittoria per uno a zero contro i rossoneri è figlia di una partita pressochè perfetta, vinta sopratutto in mezzo al campo, dove mancava la geniale e fredda regia di Albin Ekdal, lasciato ai box per una ferita al ginocchio rimediata in Nazionale.
Giampaolo decide, dunque, di dare ritmo e – giocoforza – gamba ai suoi. Dentro Vieira davanti alla difesa, Linetty e Praet sulle mezzali, Ramirez dietro alle punte. Mossa intelligente quella dell'uruguagio, che è il più veloce palla al piede dei suoi, che corre, sbatte e combatte contro Bakayoko, prova delle giocate degne della sua classe e detta i ritmi in avanti, scegliendo sempre la cosa giusta. Questo è il segreto dell'ex Bologna, la tecnica pensata, ragionata, anche quando non sembra, anche quando non entra il colpo ad effetto. Ramirez non avrà abbacinato gli spettatori, ma non ha mai abbandonato la partita. Saponara, entrato per l'ultima parte della contesa, prova a dare un paio di strappi decisivi per chiuderla, anche se spreca un paio di contropiedi, che potevano davvero chiuderla anticipatamente, risultando ancora poco efficace. Personalmente, gli perdono tutto, dopo quella notte romana.
Le mezzali, però, sono il superlativo assoluto, come gli Stray Cats, gruppo a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, che pubblicò, nel 1981, l'omonimo album, di grande successo. Pochi strumenti, suonati benissimo e pezzi stupendi. Come My One Desire, emblematico per sottolineare il rapporto tra squadra e tifoseria: "I want to walk with you, talk with you all night long and there's no better time than tonight". Quando Gradinata e i ragazzi si parlano, si crea qualcosa di mistico e magico, come sabato sera. Loro a battagliare, noi a cantare. E non c'è niente di meglio di quelle sere, di quella luce che si crea al Ferraris, di quelle voci che a fine partita non ci sono più, quasi una gara a chi splende maggiormente. Questi sono state le prove di Linetty e Praet. Il polacco è dappertutto, specie nella ripresa, come ci ha abituati a fare, portando palla da una metà campo all'altra, tentando la zingarata solitaria, rincorrendo gli avversari fino a farli sbagliare. Il belga, semplicemente, rendendosi imprendibile, sfoggiando una qualità cresciuta partita dopo partita, finendo con la fascia al braccio, a testimonianza di che pilastro sia diventato. Concreto, duro nei contrasti, alla faccia di chi lo pensa come il classico biondino del nord, sulfureo e disinteressato. Ha dimostrato di tenerci, hanno dimostrato di tenerci. Linetty con quell'esultanza sfrenata al fischio finale, immedesimandosi in noi. Non a caso, il primo abbraccio è tra loro due. Tecnicamente hanno giocato una partita di altissimo livello, giocando veloce e corto appena possibile, provando a non sprecare neanche un pallone, sicuri dell'idea di gioco, pilastro della loro crescita.
E poi Vieira. Ancora titolare, quinta volta, qualche sbavatura, ma finisce con i crampi e dopo essere cresciuto minuto dopo minuto. Soffre, è vero, ma anche lui appena può alza il ritmo, gira palla senza paura, prova a innescare gli esterni per trovare alternative al gioco centrale. Dirige in maniera sublime, anche lui con grande intelligenza.
Adesso la volata decisiva, sperando di recuperare Ekdal e Barreto, che ci serviranno assai. Torino, Roma e derby, tre K2 prima di tappe pericolosissime, con squadre che si devono salvare e che sono pronte a togliere punti preziosi. Sognando un finale roseo, sognando un'altra volata vincente, come quella del 2010. Non si chiede un finale come quello, quanto la possibilità di fare come sempre gli Stray Cats cantavano in quell'album del 1981: "We're gonna rock this town, make'em scream and shout". Si, fateci uscire di testa, fateci urlare di gioia, ebbri e gaudenti, date una scossa a questa città, che dopo anni ne avrebbe proprio bisogno. Insieme possiamo farcela. Rock'n'roll Doria!!!
