DORIA ALE' CAMMINEREMO CON TE - Prima il dolce, poi l'amaro

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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 25 luglio 2020, 18:44News Doria
di Corrado Camera
La rubrica di approfondimento settimanale sul centrocampo blucerchiato

Non capita spesso di essere sotto 2-0 all’intervallo e poi ribaltare completamente la partita portando a casa l’intera posta in palio. La Sampdoria ci è riuscita a Parma, giocando 45 minuti ad altissima intensità, dimostrando voglia, forma fisica, idee. Sebbene le firme sui goal della rimonta siano state di un difensore e due attaccanti, la vittoria è stata a mio avviso decisa in egual misura dal centrocampo.

Gli ingressi ad inizio ripresa di Maroni e Bonazzoli al posto di uno spento Depaoli e di un abulico Ramirez hanno modficato l’assetto tattico da un 4-4-1-1 ad un 4-3-1-2. Quello che è cambiato più di tutto è stato però l’atteggiamento, da remissivo a propositivo. L’argentino, oggetto misterioso di questa stagione, nei primi venti minuti in campo ha scompigliato la partita. Ha portato dinamismo tra le linee prendendosi la responsabilità di molti palloni pesanti, inclusi i calci da fermo.

Alcuni li ha giocati bene, altri li ha sbagliati, ma ha contribuito in maniera determinante a tenere alto il baricentro della squadra e a velocizzare la manovra. Pure Ekdal e Thorsby, solitamente più attenti a coprire che ad offendere, hanno giocato ben dentro la metà campo avversaria dando ritmo al palleggio.

Lo svedese non ha praticamente sbagliato un passaggio in tutto il secondo tempo, mentre il norvegese, oltre alla solita legna, sul secondo goal si è inventato una giocata nello stretto che è stata tanto bella quanto inaspettata. Jankto, da parte sua, si è confermato utile sui due fronti. Ha offerto con continuità soluzioni offensive alternative alla ricerca delle punte e ha recuperato palloni preziosi, soprattutto nel finale, nella propria metà campo.      

Dopo una tale prestazione, forse per la prima volta in stagione, non vedevo veramente l’ora della partita successiva. L’amarezza per quanto visto nel derby è stata quindi enorme. Mi aspettavo una partita sporca, perché questi sono i derby e perché il Genoa aveva tanto da perdere. Allo stesso modo però mi aspettavo una Sampdoria con un centrocampo determinato, concentrato e combattivo.

La partita è stata effettivamente costellata di falli e molto spezzettata ma la reazione non è stata quella che credevo. Nella prima parte di gara la linea mediana è stata molto raccolta, molto vicina alla difesa e molto attenta a chiudere le linee di passaggio. Ha lasciato l’inerzia del gioco in mano agli avversari, ma dando l’impressione di essere in controllo.

Anche quando la squadra è andata sotto, il centrocampo non è sembrato perdere la calma e non ha cambiato modo di giocare. L’idea era quella di sfruttare le ripartenze puntando sulla corsa di Jankto, gli inserimenti di Linetty e creando spazi per le sovrapposizioni dei terzini. E così infatti è nato il goal del pareggio, oltre ad un paio di occasioni precedenti. Tuttavia, non si è mai percepita la volontà di accelerare i ritmi e provare a far male con continuità.

Un’attenuante è la distorsione alla caviglia di Ekdal che ne ha limitato prima la corsa e poi lo ha costretto ad uscire. Tuttavia l’ingresso di Vieira non ha portato maggior costanza di gioco e anzi si sono visti sempre più appoggi verso Colley per reimpostare la manovra dalla linea difensiva.

Con l’inizio del secondo tempo credo che ogni Sampdoriano abbia sperato di vedere un approccio stile Parma; purtroppo nulla. Solo dopo il 2-1 si è vista una squadra rabbiosa, ferita nell’orgoglio, che ha provato a spingere con ogni arma a disposizione. L’ha fatto però in maniera disordinata, con un’unica vera occasione capitata sui piedi di Ramirez, entrato al posto di Gabbiadini.

Troppo poco, soprattutto perché la sensazione al fischio finale è stata che la partita l’abbia persa la Sampdoria per i suoi errori e per la mancanza di concretezza, non certo che l’abbia vinta il Genoa.