Di Carlo indica la strada per il 2011: "Crescere, mai accontentarsi"
Mimmo Di Carlo e la Sampdoria, un legame nato da poco, ma già ricco di forti emozioni. L'allenatore blucerchiato passa in rassegna i suoi primi sei mesi sulla panchina blucerchiata, analizzando quanto successo fino ad ora e auspicando un futuro sempre più roseo per la Sampdoria.
Riportiamo qui di seguito l'intervista di fine anno comparsa sul sito ufficiale blucerchiato Sampdoria.it
Si aspettava di trovarlo così quell'ambiente blucerchiato che non aveva mai nascosto di sognare?
«Sì, ho trovato quello che, da fuori, mi aspettavo. Alla Sampdoria si lavora per migliorarsi sempre, c'è assoluta esperienza e competenza, sotto ogni punto di vista. Ho trovato cultura del lavoro e valori importanti da parte della società, ma anche da parte dei calciatori e dei tifosi. Se penso alle due partite contro il Werder, le mie prime panchine ufficiali di fronte a tutta quella gente, mi vengono i brividi. Sono state emozioni bellissime come andare a pareggiare 3-3 sul campo della Juve, o 1-1 in casa dell'Inter, e vedere i nostri tifosi cantare ed esultare, in tantissimi malgrado fossimo in trasferta. È lì che ho realizzato pienamente di essere arrivato in una grande squadra».
Giro di boa dell'anno solare, inevitabile parlare di bilanci. Come procede il progetto intrapreso la scorsa estate?
«Il progetto ha avuto un suo percorso, giocoforza condizionato dalle esperienze nelle Coppe. Siamo partiti dalla Champions League e da un'eliminazione ingiusta, che fa male e brucia ancora adesso; come brucia aver già terminato la nostra avventura in Europa League. In entrambe le competizioni abbiamo raccolto meno di quanto in realtà meritassimo, ma da queste esperienze dovremmo trarre soltanto insegnamenti per il nostro domani».
Un domani che si chiama innanzitutto Serie A, senza dimenticare la Coppa Italia...
«Esattamente, lotteremo su questi due fronti cercando di ottenere sempre il massimo. Anche per via degli impegni nelle Coppe, in campionato siamo incappati in qualche pareggio di troppo, perdendo alcuni punti per strada. In qualche frangente ci è mancata la concretezza o meglio la lucidità necessaria per far male all'avversario, ma la nostra classifica attuale ci permette di poter guardare avanti, a questo 2011, con estrema fiducia».
Avanti col 4-4-2 o col 4-3-1-2?
«Ho la fortuna di poter contare su un gruppo con determinate caratteristiche, con cui posso variare schemi e soluzioni. Cambiano i moduli ma quel che conta è sempre l'atteggiamento, la mentalità. Conta lo spirito con cui vai ad affrontare le partite e la voglia di battersi alla pari contro tutto e tutti. Conta la cultura del lavoro di cui parlavo all'inizio: senza quella di strada ne fai poca».
Sotto questo aspetto, c'è qualcuno dei suoi ragazzi che l'ha colpita in particolare?
«Mi ha colpito lo spogliatoio, non i singoli. Ho trovato una base importante, sotto il profilo tecnico ma anche umano. Non voglio fare torti a nessuno se dimentico qualche nome, ma penso a Pazzini, Palombo, Gastaldello, Lucchini, Ziegler, Zauri, ragazzi con esperienza internazionale e autentici esempi per tutta la rosa. Esempi in particolare per i nostri giovani, che stanno dando tanto e sono stati capaci di ritagliarsi uno spazio importante in questa squadra. La Samp ha dimostrato di aver bisogno di tutti per raggiungere gli obbiettivi che ci siamo prefissati».
Si possono già intravvedere questi obbiettivi?
«Innanzitutto crescere, questo è l'aspetto che più mi interessa. Crescere attraverso la ricerca di prestazioni d'alto livello, senza mai accontentarsi. Sappiamo che è sempre difficile confermarsi, l'anno passato sono state realizzate cose importantissime, ma noi puntiamo a fare il massimo per tornare là dove la Sampdoria merita di stare».
In Europa mister?
«Certo, proprio là. E tocca ripetermi: non per niente si dice che la lingua batta dove il dente duole... A noi quella doppia estromissione Champions-Europa League brucia e pure tantissimo, ma siamo anche consapevoli che lo scotto pagato faccia parte di un processo di crescita notevole, di una maturazione in pieno svolgimento. Abbiamo perso è vero, ma abbiamo messo nel nostro bagaglio un'esperienza che potrà servire per tornarci, in Europa, e andare a riprenderci quello che ci è stato tolto».
