Del Vecchio: "Non posso mai fare a meno della Sampdoria"

 di Enrico Cannoletta  articolo letto 2465 volte
Del Vecchio: "Non posso mai fare a meno della Sampdoria"

Gennaro Del Vecchio non è mai uscito dal cuore dei tifosi.

Tornato a Genova è stato avvicinato dai microfoni di Samp TV, e ha raccontato il suo amore per la maglia blucerchiata e la sua esperienza a Genova.

"Quando torno qui, e purtroppo torno troppo raramente, si attivano molti flashback emozionanti. Arrivai alla Sampdoria dopo il fallimento del Perugia, e feci un contratto di 4 anni. Per me è stata una cosa fantastica".

Una pagina importante per Del Vecchio è stata il rapporto coi mister: "Il rapporto col mister Novellino fu di amore-odio. Lui cercava sempre di stuzzicare i giocatori, e io essendo istintivo, a volte 'ci cascavo'. Col suo modo di fare però ha tirato fuori molto da me e devo dire sinceramente che mi sono reso conto successivamente di quanto quel rapporto sia stato per me molto produttivo. Di Mazzarri - prosegue Gennaro Del Vecchio - ricordo soprattutto una cosa che mi ha colpito tanto: quando arrivò prese a fare una serie di colloqui con ognuno di noi per spiegarci le sue esperienze. Io fui chiamato tra gli ultimi perché la Sampdoria non aveva deciso se tenermi o cedermi. Mazzarri mi disse che se fossi stato tranquillo e sereno avrei potuto diventare un riferimento per la squadra. Con quelle parole mi conquistò, e io risposi che volevo restare alla Samp a tutti i costi". 

Dal punto di vista emotivo, Del Vecchio è sempre stato sensibile: "Sono stato un giocatore un po' indisciplinato, ed ho raggiunto la maturità in ritardo. Con Mazzarri sapevo alla perfezione cosa avrei dovuto fare in campo. Ricordo il periodo della squalifica di 5 giornate per Cassano. Giocai davanti e furono 4 vittorie, poi non giocai la 5a partita in casa col Cagliari e fu un pareggio".

Non poteva certo mancare il riferimento al suo particolare modo di esultare dopo un gol: "Le mie esultanze erano particolari. Ricordo soprattutto quella dopo il gol al Messina. In quell'occasione, in settimana avevo litigato in modo "folcloristico" con Novellino, il quale pensò addirittura a mettermi fuori rosa. Per la partita invece decise di sorvolare e io riuscii a segnare un gol bellissimo. Nacque così il balletto dopo il gol. Tutte le mie esultanze sono mai state programmate: facevo quello che mi veniva in quel momento".

Il fulcro sul quale ruota l'affetto di Del Vecchio per la Samp è il rapporto coi tifosi: "Il rapporto con i tifosi è cresciuto piano piano, con un rispetto reciproco che è cresciuto gradatamente. Io ho sempre dato tutto e non ho mai mollato e questo i tifosi lo hanno visto. Finché il rapporto è diventato bellissimo e addirittura di complicità. Due anni fa mi sono commosso quando sono venuto a Marassi per vedere una partita della Samp, e fuori dallo stadio un migliaio di tifosi mi hanno intonato cori e mi hanno letteralmente accerchiato e trasportato in un bar per offrirmi da bere".

Infine una commossa dichiarazione d'amore per i colori blucerchiati: "Non posso mai fare a meno della Sampdoria perché ha caratterizzato gli anni più belli della mia vita sia come calciatore che come uomo. Porterò con me dei ricordi fantastici. Io non ho vinto lo scudetto, come Vialli e Mancini, o fatto cose importanti, ma l'affetto dei tifosi esiste. E perciò per me questa maglia rappresenta una seconda pelle. È stata la squadra più importante e quella che nella mia vita calcistica mi ha regalato più emozioni".