De Leo racconta Mihajlovic: "Siamo uniti dai valori nei quali crediamo"
Attraverso il sito gialucadimarzio.com Emilio De Leo, collaboratore tecnico nello staff di Sinisa Mihajlovic, racconta il mister blucerchiato ripercorrendo la sua esperienza di collaboratore fin dai tempi del Bologna. Eccetto Fiorentina e Catania, De Leo ha seguito Mihajlovic anche nella sua avventura da coach della Serbia.
"Sinisa ed io siamo complementari . Ci completiamo non solo dal un punto di vista professionale ma anche da quello caratteriale. Siamo uniti dai valori nei quali crediamo. Lo stimo perché è la classica persona tutta d’un pezzo. Una delle poche persone che conosco la cui parola vale più di ogni firma su un contratto. Mi sono affezionato a quella nazione e a quella Nazionale. Ho trovato un popolo molto leale. Mi è dispiaciuto lasciare la Nazionale serba sia perché avevamo iniziato un bel lavoro con un gruppo giovanissimo, sia perché si erano creati rapporti sinceri con lo staff, con la federazione e con gli stessi calciatori. Ricordo che come tutti i novellini della Nazionale fui invitato a cantare all’interno dello spogliatoio e la prima canzone che mi venne in mente fu “ Nel blu dipinto di blu”. Da allora Ivanovic, il capitano, non ha mai smesso di salutarmi intonando “Volare oh oh”.
De Leo ha potuto osservare e allenare i ragazzi della nazionale serba e ha così dato un parere sui giovani e sulle loro potenzialità:
“Sono tutti in Champions e questo la dice lunga sulle loro qualità. Matic mi ha colpito da subito ed infatti adesso è leader del Chelsea. Tra gli altri mi piacciono molto Markovic e Djorjevic. Tutti si sorprendono del rendimento di Maksimovic del Torino ma io fin da luglio ero convinto che avrebbe fatto benissimo ed infatti dopo solo un breve periodo di ambientamento è diventato un titolare fisso per Ventura.”
Dopo la Serbia è il momento della chiamata della Sampdoria e De Leo racconta anche questo importante passaggio e l’ambiente blucerchiato:
“La chiamata fu inaspettata ed i tempi del trasferimento strettissimi. Eravamo a Dubai per un’amichevole contro la Russia. Ricordo che in meno di 36 ore feci Dubai-Belgrado-Roma-Genova. Tutto senza neanche passare da casa a Cava de’ Tirreni. Ad essere onesto non mi aspettavo di arrivare così presto in Serie A. Quando mi fu detto ho subito avuto un senso di entusiasmo misto a responsabilità. Essere in Italia voleva dire pressioni importanti, impegno quotidiano e visibilità notevole. Mi hanno colpito fin da subito Palombo e Gastaldello per l’esperienza e per la voglia che hanno avuto di rimettersi in discussione. Per non parlare di De Silvestri che prima di ogni partita mi viene vicino per avere le direttive tattiche. Anche con i giovani abbiamo fatto un bel lavoro. Soriano dopo il nostro arrivo è diventato l’ago della bilancia e Mustafi ha addirittura conquistato la Nazionale tedesca. Mi è molto piaciuto lo spirito di sacrificio di Gabbiadini che si è messo subito al servizio del gruppo. Era un attaccante ed è diventato un esterno completo.”
De Leo ha anche parlato di come Mihajlovic si accinge a preparare le gare e le conferenze stampa che precedono ogni partita e ha raccontato un aneddoto per quanto riguarda le tradizione della Serbia:
“Tutto è frutto della sua capacità di dedicarsi tanto agli aspetti motivazionali che prepara gara per gara. Fa un grande lavoro di ricerca e studio e prepara ogni discorso nei minimi particolari.
Tendenzialmente sono astemio e questa cosa a lui non va proprio giù. In Serbia si beve praticamente sempre, anche prima di mangiare. Grappa o vodka non importa, anche a digiuno. Il mister mi prendeva in giro affinché mi unissi a loro per farmi diventare serbo a tutti gli effetti”.
