Da Costa: "Mihajlovic è il miglior allenatore che potesse arrivare alla Samp"
Con la bellissima prestazione di Torino, Angelo Da Costa ha riscattato la gara sottotono disputata contro il Milan. Il numero uno blucerchiato è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport:
Samp fuori dalla zona-pericolo, ma Angelo Da Costa rimane sull'ottovolante. E sotto tiro. In campo (e lì ci può stare), ma pure fuori (e questo non va bene). Quest'anno, per lei, solo tre prove sottotono (derby di andata, Napoli e Milan due settimane fa), eppure i sampdoriani mugugnano spesso.
"Io vedo l'aspetto positivo del discorso. Perchè, sotto un certo punto di vista, è persino giusto che il sottoscritto, tutti i giorni, debba dimostrare di meritare di vestire la 'camiseta' blucerchiata nella prossima partita. Insomma, mi adeguo".
A Torino, contro i granata, si è riabilitata (agli occhi della gente). Ma con i rossoneri, in casa, è sembrato che l'unica causa della sconfitta fosse stato lei.
"Al di là del ruolo, qualunque giocatore nel corso di una stagione può alternare buone prestazioni ad altre meno felici. Capita. Io ho imparato che nei momenti grigi conta soltanto avere la forza per andare oltre, rimediare e ripartire".
Lei ha una filosofia positiva. "Lavoro perchè chi mi fischia oggi possa applaudirmi domani": encomiabile.
"Quando non sei brillante, ovvio che la gente possa lamentarsi. Dico a me stesso: cerca di trasformare i fischi in attestati di stima. Questo, fra l'altro, è il mio primo anno da titolare in serie A".
Una certezza: lo spogliatoio blucerchiato è compatto al suo fianco. Mihajlovic l'ha difesa usando parole forti.
"Sinisa è il miglior allenatore che potesse arrivare alla Samp. Ci davano per retrocessi, lui ci ha fatto ritrovare l'autostima. Qui a Bogliasco avverto molta positività, ed è bellissimo. Anzi, fondamentale per andare oltre le giornate storte. Poi c'è Fiorillo, un amico vero. Capisco il suo pensiero senza che apra bocca".
Se è sempre stato sotto tiro, si dice che in parte sia colpa sua: Da Costa è un bravo ragazzo, forse troppo...
"Davvero? Non ci avevo mai pensato, ma non mi cambio, nè potrei farlo. Io sono cresciuto così. Cerco di comportarmi bene, per me conta essere un uomo buono ed educato. Poi, se ciò influisce negativamente sul mio ruolo, per così dire, pubblico, pazienza. Preferisco essere me stesso, che simulare da finto cattivo".
E' vero che nell'ultima gara in casa Pazzini ha ammesso il fallo nell'azione del due a zero rossonero?
"Avevo un buon rapporto con lui, così gli ho chiesto: 'Pazzo, ma non era fallo?'. E lui: 'Si, ma non posso fischiarlo io, devi dirlo a lui', sottolineando l'arbitro".
E' frustrante?
"Non per l'episodio in sè, ma in quanto ha contribuito alla nostra sconfitta, mentre stiamo cercando di salvarci".
Ormai è quasi fatta.
"Raggiungiamo quota quaranta e poi ne riparliamo. A fine stagione in basso corrono tutti. Vuole la verita? Non vorrei mai essere il miglior portiere della A ed avere una squadra che lotta per salvarsi...".
