Da Costa: "Grazie a Mihajlovic abbiamo cambiato marcia dopo il disastro della prima parte di campionato"
Il portiere blucerchiato Angelo Da Costa si è raccontato in un'intervista rilasciata ai taccuini di Samp Magazine, la rivista ufficiale blucerchiata:
“A Bergamo sbagliammo tutti, in particolare sul piano dell'atteggiamento. Domenica scorsa credo invece sia stata una gara decisa da episodi: abbiamo avuto le nostre occasioni, non siamo stati bravi a sfruttarle mentre sono stati bravi gli altri. Ci dispiace perché avevamo l'intenzione di proseguire la striscia positiva e perché avremmo potuto portare a casa almeno un pareggio. Il mister si è arrabbiato, è normale che sia così, ma eravamo arrabbiati anche noi”.
Com'è il tuo rapporto con Mihajlovic? “Sono molto felice e mi sento fortunato di averlo potuto incontrare. Mihajlovic ha dato un'iniezione di fiducia a me e a tutto lo spogliatoio ed è grazie a lui che abbiamo cambiato marcia dopo il disastro della prima parte di campionato. Da quando è arrivato ha saputo comportarsi come un amico, come un compagno che viene in campo insieme a noi. E questo ha permesso a un gruppo meraviglioso di ritrovare consapevolezza e di conquistare in anticipo l'obiettivo preposto”.
Hai già saggiato il suo sinistro in allenamento? “Sì, certo, ogni tanto si ferma a tirare punizioni e ci divertiamo parecchio. Io non so come le tirasse un tempo, ho soltanto visto alcuni video, ma vi assicuro che calcia ancora in maniera esemplare. Te la mette, a destra, a sinistra, fa quello che vuole con quel mancino”.
Vi dà consigli sul tema? “Sotto questo aspetto lascia fare al nostro preparatore Sardini; il mister i consigli piuttosto ce li dà su come usare i piedi nel momento in cui bisogna fare partire l'azione. A me piace tanto giocare il pallone e impostare. Si tratta di una responsabilità in più che però mi prendo volentieri: è un compito importante perché se inizi male è quasi scontato che avrai difficoltà a finalizzare”.
Tra qualche mese il portiere-goleador Rogério Ceni appenderà guanti e scarpe al chiodo. Vista la tua facilità di calcio, hai mai pensato di proporti nei tiri da fermo? “In allenamento scherzo molto su questo tema ma, per fortuna, possiamo contare su ottimi tiratori e non abbiamo questi problemi. Per me Rogério Ceni è stato un grande esempio, a maggior ragione su come lavorare con i piedi. In Brasile ho anche giocato contro di lui e ho dovuto fare i conti con i suoi calci piazzati: ha colpito pali e traverse ma non è mai riuscito a farmi hol”.
Come giudichi la tua stagione, la prima assoluta da titolare in Serie A? “Siamo partiti con l'obiettivo di salvarci e siamo riusciti a farlo senza soffrire troppo. Proprio per tale motivo credo che questo sia per me l'anno più positivo. Alti e bassi fanno parte del nostro mestiere ma quel che conta sono sempre i risultati e questi ci sorridono”.
Non è stato semplice convivere con le critiche e i mugugni da parte della piazza. Quanto ti ha aiutato la fede nel rimanere sereno e concentrato? “Credo innanzitutto che le critiche siano sempre giuste. Quando indossi una maglia importante e prestigiosa come quella della Sampdoria devi continuamente dimostrare sul campo di meritarla, domenica dopo domenica. E' giusto che sia così in una grande società. La fede è stata importante: per me rappresenta una forza, è la mia sicurezza. Sia nei momenti brutti sia in quelli belli, so di avere qualcuno che mi guarda e che mi dice: quella è la strada giusta”.
Il pensiero comune sostiene che tu non faccia parate difficili. Cosa rispondi ai detrattori? “Per me non contano le parate o la loro spettacolarità. Per me, come ho accennato prima, contano i risultati. Una parola in più detta al difensore, un'uscita, l'anticipo di una giocata o il lancio sul piede dell'attaccante: sono queste le cose che magari la gente non vede ma che sono frutto del lavoro settimanale e che ti gratificano di più di quando riescono in partita”.
Temi di più Hernanes o Icardi? “Ho giocato con Hernanes nel Santo André nel 2006, è un amico e ci sentiamo spesso. Non spetta a me dire che è fortissimo e che ha una qualità straordinaria. Detto questo non lo temo: conoscendolo bene spero di riuscire a frenarlo. Lo stesso vale per Mauro, uno dei tanti nerazzurri, non certo il solo, a cui prestare massima attenzione”.
Immagini già un futuro lontano da una porta? “Ogni tanto ci penso ma c'è ancora tempo. Vorrei ancora giocare per cinque o sei anni, poi valuterò in maniera più approfondita. Non credo di restare nel mondo del calcio: l'unica certezza che ho è che tornerò a Sao Bernardo do Campo, a casa mia, vicino alla mia famiglia”.
Il primo numero uno straniero di sempre, il guardiano di Varese o il “goleiro” che vuole ancora dare tanto alla Sampdoria. Come ti piacerebbe essere definito e, un domani, ricordato? “Vorrei essere ricordato come una brava persona, che ha sempre dato tutto per questo club e per questa maglia. Da quando vado a dormire la sera a quando mi sveglio al mattino non faccio altro che pensare a impegnarmi per i colori blucerchiati. Ecco: vorrei essere visto come una persona che ha voluto bene alla Samp e gliene vorrà per sempre”.
