Con te oltre la tempesta. Non ti dimenticheremo, Capitano

Con te oltre la tempesta. Non ti dimenticheremo, Capitano
lunedì 2 febbraio 2015, 08:28News Doria
di Lidia Vivaldi

«Non si lasci scoraggiare da niente», continuò il capitano. «La tenga con la prua al mare… sempre la prua all’onda, è questo il modo di cavarsela. Lei è un marinaio giovane, affronti la tempesta».

Se la Sampdoria fosse un romanzo, sarebbe senz’altro un romanzo di mare, di uomini valorosi e navi che affrontano la tempesta, proprio come ‘Tifone’ di Joseph Conrad. Se la Sampdoria fosse un romanzo, sfogliando la prossima pagina troveremmo un Capitano di lungo corso che cede il comando ad una nuova generazione di marinai pieni di audacia ed entusiasmo, dopo otto lunghi anni di navigazione. Daniele Gastaldello lascia quella maglia blucerchiata indossata per la prima volta il 16 settembre 2007, in una poco fortunata trasferta a Napoli, e chissà se quel giorno aveva avuto il sentore che quella sarebbe stata la prima di duecentosessanta presenze con indosso i colori più belli del mondo. Eppure gli indizi che la Samp sarebbe stata un crocevia della sua carriera c’erano già allora: Marotta lo aveva strappato alla concorrenza dei “cugini”, così come altri nomi illustri prima di lui, e dal suo paese natale, Camposampiero, ben due giocatori lo avevano preceduto in blucerchiato, la meteora Bedin, ed un indimenticabile come Gianfranco Bellotto, che il Doria lo porta marchiato a fuoco sulla pelle.

La nave Sampdoria, col favore dei venti, ha navigato a vele spiegate nelle prime stagioni del marinaio Gasta, e proprio con un suo eroico gol al 94’ nell’afosa Catania si era aperto il campionato dei sogni, coronato dal quarto posto festeggiato cantando a squarciagola “se deserte son le strade…” nel mare di folla di una dolce domenica di maggio. Con la sua affidabilità tattica e la sua calma da veterano ha rafforzato una difesa da record, con la sua sensibilità ha prestato il sorriso ad ogni buona causa al di fuori del campo. Ma, si sa, col tempo buono sono tutti marinai… La tempesta, invece, era in agguato, pronta ad aggredire il vascello, strapparne il sartiame, e morderne le fiancate con onde impetuose. Ed è stato nell’infuriare del tifone della Serie B che il coraggio del nostromo Gastaldello si è trasformato nella responsabilità del Capitano.

È difficile per un difensore passare alla storia per i propri gol, ma Gasta ci è riuscito, con una doppietta di cuore, di rabbia, di voglia di vincere, rifilata nella finale d’andata dei play-off all’avversario più temibile. No, non il Varese. La paura di non farcela, dopo aver dato tutto nello sforzo di arrivare fin lì.

Fu lieto senza riserve di avere al fianco il capitano. Provò una sensazione di sollievo, come se quell’uomo, semplicemente venendo in plancia, si fosse caricato sulle spalle quasi tutto il peso della tempesta. Tale è il prestigio, il privilegio e il fardello del comando.
Il capitano MacWhirr non poteva aspettarsi un sollievo analogo da nessuno al mondo. Tale è la solitudine del comando.

Ieri, nell’atmosfera tesa di un pomeriggio disastroso, Gasta è tornato in plancia per l’ultima volta. A fine partita è balzato sulle barriere del settore ospiti dell'Olimpico, ha ricambiato sorrisi, strette di mano, lacrime e saluti, ha esortato il suo equipaggio: “statele vicino, sostenetela”. Ci ha ricordato qual è la rotta che non dovremmo mai smarrire.

Ogni nave ha bisogno di un comandante, ed il nostro brigantino dai quattro colori ha avuto in questi anni un Capitano che ha interpretato il suo ruolo accettandone appieno l’onere, ed esaltandone il privilegio; che ha identificato la nostra Sampdoria con i valori più limpidi di un atleta. Da domani questa nave, tornata a veleggiare in acque calme, risponderà ad un altro comando. Ma noi Uomini di mare non dimenticheremo mai chi, con coraggio e abnegazione, ha affrontato la tempesta al nostro fianco.