CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Se il buongiorno si vede dal mattino

CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Se il buongiorno si vede dal mattinoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 29 settembre 2021, 09:23News Doria
di Paolo Paolillo
La rubrica di approfondimento dedicata al centrocampo della Sampdoria

Gentili amiche e amici di Sampdorianews.net, bentornati all’appuntamento con la rubrica di approfondimento del reparto difensivo blucerchiato “CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA”. Io sono Paolo Paolillo e vi terrò compagnia con l’analisi delle prestazioni della retroguardia per tutto il campionato. A nome mio e della redazione di Sampdorianews.net, ben ritrovati!

Se il buongiorno si vede dal mattino, allora la difesa della Sampdoria targata D’Aversa sembrerebbe ancora nel sonno più profondo, ben lontana dall’alba. Analizzando, però, prestazioni e calendario, si evince una cosa: nel momento in cui si è incontrato squadre del nostro rango (Sassuolo ed Empoli) i punti sono stati fatti e la porta è stata tenuta ben serrata.

Già, il problema vero – semmai – è stato quando il Doria si è trovata al cospetto una delle “grandi”. Col Milan ci ha piegato solo un infortunio della coppia Augello-Audero, che sottostimavano, il primo, la volontà di Calabria, l’altro il destro molle di Diaz. Con l’altra milanese, l’Inter, una punizione favolosa, sebbene rimangano molti dubbi sulla natura del fallo su Martinez, e un contropiede chirurgico, viziato anch’esso da un netto spintone di Calhanoglu su Damsgaard che ha innescato la 4x100 interista, per il raddoppio. Con Napoli e Juventus, il discorso è stato ben diverso.

Innanzitutto, la linea difensiva è la già collaudata linea a quattro, con Augello e Bereszynski titolari inamovibili delle fasce. La novità è che, dopo gli extra a cui sono stati sottoposti i due, ci sono anche le alternative quest’anno. Si, perché alla base sono tornati Murru e Depaoli, che saranno quello che saranno, ma intanto tienili lì, senza adattare Thorsby o Candreva a fare i terzini. I centrali sono sempre stati Yoshida e Colley e saranno loro fino a data da destinarsi, perché – come si rammentava l’anno scorso – la coperta è corta e quindi se l’anno passato avevamo quattro centrali, quest’anno siamo rimasti con due più il prestito di Dragusin e l’incognita Ferrari, che troverà spazio ma deve ancora riprendersi dagli infortuni della scorsa campagna.

In porta, Emil Audero, confermatissimo e pronto a fare un ulteriore passo avanti dal punto di vista delle prestazioni. In teoria, perché l’avvio è stato altalenante, qualche gran gesto e molte indecisioni, per non dire cappelle. Ultima quella contro il Napoli, quando sullo zero a zero, l’estremo blucerchiato cicca l’intervento su un non irresistibile colpo aereo di Osimhen. L’errore tecnico è evidente, il replay senza cuore. Discorso diverso contro la Juventus, dove può farci poco e nulla, specie se i tuoi difensori decidono di fare assist agli avanti avversari.

E qui veniamo alla coppia Yoshida Colley: sebbene conto i partenopei fossero stati surclassati, dimostrandosi non all’altezza di un gioco propositivo e di duelli individuali, contro i bianconeri di Allegri, i due si sono dimostrati perlomeno posizionati bene e reattivi. L’ex Southampton, addirittura, ha trovato il secondo gol della sua stagione, incornando una palla al bacio di Candreva e dimostrandosi prezioso in zona offensiva, dove ha sempre fatto pesare il suo stacco. Va da sé che non potrà essere lui il capocannoniere finale. Non ridete, al momento lo è assieme a Caputo e Candreva. I problemi per lui, rimangono sempre gli spioventi centrali e lenti, e i lanci alle spalle, che potevano essere mortiferi in un paio di occasioni, sia contro il Napoli che contro la Juve. Il gambiano, invece, ha arginato con fisico e velocità le sortite di Chiesa, Morata e co., fino all’infortunio che di fatto costa la partita alla compagine doriana, ossia quel maldestro tocco mancino verso Thorsby in piena area di rigore, che invece che trovare il norvegese libera la serpentina di Chiesa, autore dell’assist per il gol di Locatelli. Senza e senza ma, quel pallone andava sparato sulla Mole e fine dei giochi. Magari si perdeva lo stesso, magari no. L’impressione è che la coppia sia più funzionale e solida rispetto all’anno scorso, ma deve essere in grado di essere messa nelle condizioni di difendere in un certo modo e dovrà limitare i cali di tensione capitati contro i partenopei, per esempio. Il 2 vs 2 o l’uno contro uno che si è visto in queste partite, è rischioso e rischia di essere pagato alla lunga.

Capitolo terzini: Bere rimane un pilastro, coi suoi pregi e i suoi difetti, ossia l’andamento ondivago, che ne condiziona le partite da sempre. In verità, il polacco non ha mai sfigurato del tutto ed è stato messo sotto solo da Mario Rui e da Insigne, che, in questo momento, farebbero ammattire chiunque. A volte timido nel marcare il diretto avversario, quest’anno spinge molto, alzandosi spesso e volentieri. Ecco, forse è il caso di tenerlo più vicino a Yoshida, limitando le sgroppate solo per determinate fasi di gioco. Tommaso Augello, invece, è la conferma che la sua non è una storia durata un anno. Il ragazzo c’è e si vede. Grinta, tranquillità, consapevolezza dei mezzi e spavalderia, come il gol all’Inter. Contro l’undici di Spalletti vede i sorci verdi, perché Lozano fa una super partita ed è imprendibile, con la Juve entra alla fine per provare a riacciuffarla e fa solo che il suo. L’idea, qui, è che stia per esplodere completamente, consentendo alla Samp di respirare a livello di compattezza difensiva e di pensare – mannaggia – ad una plusvalenza nel breve tempo. Se continuerà così, lo saluteremo a fine stagione.

Insomma, guardando le prime sei partite e – specialmente – le ultime due, la necessità di rivedere e migliorare la fase difensiva c’è tutta. Staremo a vedere le partite prossime, quando il livello delle avversarie scenderà, anche se Udinese e Bologna sono ostiche per definizione, quando incontrano i nostri colori. La priorità, però, è registrare l'intero reparto, a costo di sacrificare qualcosa in fase offensiva. Perché se il mister pensa di giocare a farne uno più degli altri, il gioco non ne vale la candela in Serie A.