CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Retroguardia rimandata a settembre
Le impressioni del precampionato sembrano già lontane, quando sia Andersen che il neo acquisto Colley sembrava avessero già trovato un affiatamento raro. Il primo tempo della Dacia Arena, infatti, mostra una retroguardia ballerina, poco incline al lavoro di reparto tanto adorato da Giampaolo e più vicina, fin troppo, al segno della croce laico, concetto espresso dallo staff dell'allenatore doriano ad un meeting con gli allenatori di La Spezia dell'inverno scorso.
La prima frazione regala un segno della croce non alla difesa, ma ai tifosi blucerchiati, non appena i bianconeri si avvicinano all'area di rigore di Audero, costretto ad uscire per due volte sulla propria trequarti per sventare il lancio in profondità, arma preferita dall'Udinese. Il portierone deve calare poi due interventi non semplici per far sì che il punteggio non si allarghi. I due centrali non hanno fatto così male, ma hanno commesso più di una sbavatura. Se il centrale danese – secondo il suo mister – diventerà stratosferico non si sa, ieri è stato abbastanza ordinato compiendo un errore capitale in occasione del gol di De Paul, quando guarda e non esce a chiudere sull'argentino pronto a scoccare il dardo fatale per la Samp.
Lavori in corso, verrebbe da dire, per Omar Colley. Il gambiano ha dimostrato vigore, anche se – alla lunga – una punta agile come Lasagna o il polacco Teodorczyk, lo hanno messo in difficoltà. Di mestiere, di riffa e di raffa, ha tenuto in qualche modo. Diverso il discorso sulla sua capacità di girare il pallone e di capire come muoversi insieme alla linea difensiva. A volte ha l'istinto di uscire, a volte si stacca dietro, c'è ancora da registrare qualcosina.
Sulle fasce Bereszynski – complice una forma fisica non ancora al top – fa quello che può contro De Paul e, tutto sommato, riesce a reggere il confronto alla lunga. Sul gol segue il taglio dalla sua parte, ossia quello che deve fare l'esterno basso di Giampaolo. In fase offensiva, si fa vedere spesso anche se offuscato dalla mancanza di ritmo. Appena avrà anche il fisico dalla sua tornerà il cavallo pazzo capace di sgroppate clamorose e chiusure tempestive che si è fatto apprezzare l'anno scorso.
Discorso ben diverso per Nicola Murru. Insufficiente la sua partita, Machis lo fa terribilmente soffrire, non lo prende mai ed è costretto ad usare le maniere forti. In attacco non si sgancia quasi mai e la posizione la tiene in maniera ondulante, esponendo a rischi severi l'intera retroguardia. Sperando che sia l'ultima volta, al terzino sardo auguriamo che si sblocchi mentalmente, vero limite di un giocatore che i numeri li avrebbe anche.
