CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA – La sconfitta di Isso
Paragonare una partita di calcio ad una vera battaglia è probabilmente esagerato. Tuttavia, mentre guardavo il match contro il Napoli sabato pomeriggio, non sono riuscito a non pensare a quello che ho studiato, ormai moti anni fa, riguardo agli scontri tra gli eserciti di Alessandro Magno e di Dario III. In particolare a quello avvenuto a Isso.
L’esercito macedone disponeva usualmente la famosa falange (fanteria) su due colonne, al centro, per contenere l’urto dei nemici. Sui fianchi schierava la cavalleria, vero fiore all’occhiello dell’intera armata, pronta a colpire attraverso manovre di accerchiamento. L’esercito persiano poteva invece contare su un alto numero di fanti che creavano una grossa densità nella zona centrale del campo di battaglia e su alcune armi particolari quali i carri falcati.
Se qualcuno di voi è riuscito ad entrare nell’idea di questa similitudine storica, avrà capito come i fanti persiani siano rappresentati dal blocco difesa-centrocampo della Sampdoria, mentre i carri falcati sono rappresentati da Quagliarella in primis, e dagli altri trequatisti e attaccanti a seguire. Dall’altra parte, la falange macedone (o azzurra) è costituita dall’asse centrale Koulibaly, Maksimovic, Allan e Hamsik, capace di assorbire e respingere ogni iniziativa blucerchiata, mentre la cavalleria è composta dagli uomini di fantasia della squadra di Ancelotti.
Il primo goal è stato l’esempio di una perfetta manovra di accerchiamento, con Callejon che riesce a sfondare sul fianco destro e prendere alle spalle la retroguardia di mister Giampaolo, con un cross basso che Milik deve solo spingere in rete. Creata la breccia, prima che il rivale possa riorganizzarsi, il grande comandante vede l’occasione e la sfrutta, così da distruggere anche il morale dell’avversario e togliergli ogni velleità. In battaglia, Alessandro Magno andò lui stesso alla carica tra le fila nemiche, puntando al carro di Dario III e mettendolo in fuga; sabato Insigne ha sfruttato una disattenta chiusura della difesa blucerchiata per raddoppiare, dopo circa un minuto dal vantaggio del centravanti polacco. Morale della Sampdoria e dei persiani a terra, partita e battaglia finite.
Sicuramente quella di sabato non è stata la miglior prestazione della Sampdoria di questa stagione. Su tutti e tre i goal si possono evidenziare dei piccoli errori o delle imperfezioni: il fuorigioco non riuscito o la marcatura troppo larga di Murru su Callejon in occasione del primo goal, l’intervento non impeccabile di Audero sulla conclusione di Insigne, a seguito di una serie di tre mancate chiusure (Jankto, Murru e Colley), e il solito braccio largo di Andersen sul rigore del 3-0.
Come ha detto Marco Giampaolo, un’eventuale rete blucerchiata sul 2-0 avrebbe potuto riaprire la partita. Tuttavia, sebbene tra il secondo goal subito e la metà del secondo tempo la Sampdoria abbia fatto un discreto possesso palla, non è mai parso che potesse impensierire seriamente il Napoli. Al contrario, gli uomini di Ancelotti, ogni volta che hanno superato la trequarti avversaria, hanno sempre creato buone occasioni per chiudere la partita. Come a Isso la battaglia l’hanno vinta i macedoni più che persa i persiani, così riguardo a sabato scorso vanno riconosciuti i meriti del Napoli, non fare drammi, ed essere pronti a ricominciare a fare tre punti a partire da domenica prossima contro il Frosinone.
