CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Gambe e testa
I numeri nel calcio non sono assolutamente tutto ma spesso aiutano ad analizzare le prestazioni. I numeri dicono che nello scorso campionato il Napoli è stato il terzo miglior attacco con 77 reti segnate (media di 2 reti a partita) e ha iniziato la nuova stagione con 5 reti nelle prime due partite contro Lazio e Milan.
I partenopei non sono una squadra che fatica a segnare. Gli zero goal sul tabellino della sfida contro la Sampdoria sono quindi un indicatore importante della ottima prova disputata dalla retroguardia blucerchiata. Zero goal non vuol chiaramente dire zero occasioni ma quello che colpisce è che, a parte i primi 15 - 20' della ripresa già sul risultato di 2-0, il Napoli non ha mai dato l’impressione di avere in mano il pallino del gioco. E anche in quei pochi minuti di dominio territoriale degli azzurri, la Sampdoria non ha concesso agli avversari né la possibilità di giocare in verticale, né nitide palle goal.
Il merito è da suddividere tra difensori e centrocampisti, bravi a tenere corta la distanza tra i due reparti lungo tutto l’arco della partita e l’attenzione sempre alta, così da commettere pochi errori individuali e limitare gli spazi concessi agli avversari. Inoltre, oltre che sul piano tecnico-tattico, la Sampdoria ha giocato un ottimo secondo tempo difensivo dal punto di vista mentale. Infatti, quando in difficoltà all’inizio della ripresa, la squadra è stata brava ad alzare l’agonismo in campo con falli e piccole interruzioni che hanno portato a spezzettare il gioco, inervorsire gli avversari e non concedere loro l’occasione di dare continuità alle azioni offensive. In sintesi, è stata una prestazione di gambe e testa.
Riguardo i singoli sono da lodare l’ottimo impatto a livello caratteriale di Lorenzo Tonelli alla sua prima apparizione in maglia blucerchiata, la precisione di Joachim Andersen negli appoggi in disimpegno e ripartenza (non ricordo un singolo passaggio sbagliato), la splendida chiusura di Nicola Murru a metà del secondo tempo su Ounas e il cross di Bartosz Bereszyński da cui nasce il raddoppio di Gregoire Defrel. L’unica prestazione al limite della sufficienza è quella di Audero, il quale ha mostrato buone cose come la capacità di lettura delle azioni, il tempo delle uscite e una discreta sicurezza tra i pali, ma ha anche fatto vedere alcune imprecisioni in presa, non un'elevatissima personalità nel prendere posizione contro gli attaccanti e qualche insicurezza nella gestione della palla con i piedi.
A sua parziale giustificazione va detto che è apparso visibilmente emozionato per il debutto al Ferraris e la speranza è che con le prossime gare, accumulando esperienza, cresca di conseguenza anche la tranquillità in campo. Una sola rondine non fa primavera, ma sicuramente una partita come quella di domenica può e dovrebbe portare consapevolezza e fiducia ad un reparto molto rinnovato che ha come obiettivo una stagione più costante della precedente.
