CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Ci siamo o è merito di Audero?

15.04.2021 09:22 di Paolo Paolillo   Vedi letture
CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Ci siamo o è merito di Audero?
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Questa settimana, cari lettori, vi faccio una domanda: ci siamo registrati difensivamente o è merito di Emil Audero e delle sue parate se non prendiamo più tre gol a partita e stiamo in partita fin oltre il novantesimo? Si, perché, nel doppio impegno con vista Champions, inteso per le ambizioni delle squadre affrontate, la Sampdoria rimedia un punto con rimpianto a Milano, dove la partita era segnata fino all'espulsione di Silva, e perde contro il Napoli, pagando la qualità superiore dei partenopei.

Partendo dall'ultima partita, non si può che constatare e rimarcare a chiare lettere la prestazione di Emil Audero. Definirlo superbo e strepitoso è dir poco, visto che – qualora avessimo trovato il pareggio – sarebbe stato incoronato MVP di un match che lo ha visto tenerci a galla con almeno quattro prodigiosi interventi. Su Zielinski e Insigne c'è tutta la reattività e il senso di posizione di un grande giocatore e le sue continue parate gli hanno permesso di diventare, per distacco oramai, il miglior giocatore della rosa blucerchiata. A Milano, invece, Audero è spettatore quasi non pagante, dovendo districare qualche occasione rossonera senza patire più di tanto e viene superato da Hauge, solo perché il norvegese trova l'unico pertugio possibile per far secchi Audero stesso e due difensori che rientravano per il vano, alla fine, aiuto. Per il resto, che altro si può dire di un portiere arrivato in silenzio, che è passato sopra ad errori e alle voci tanarde di tifosi a cui ricordo che il Real Madrid gioca a Valdebebas e che invito a rispondere ad un semplice quesito: in questa Serie A, chi è il miglior portiere?

Capitolo esterni bassi, che a me piace chiamare col loro nome, ossia terzini: Tommaso Augello sembra aver ritrovato la continuità, patendo solo l'accoppiata Di Lorenzo – Politano, che lo ha martellato per quasi tutta la partita col Napoli. Il terzino sinistro si è difeso con onore, anche se alla fine è stato limitato nelle sue discese, finendo un pochino in affanno. Cosa che non si può dire per la sua partita di San Siro, dove si è rivisto un terzino dominante nelle due fasi e incessante nella corsa, pareva Briegel. Dall'altra parte, Bartosz Bereszynski ha offerto due prove solide e di qualità, si difende alla grandissima su quel treno chiamato Theo Hernandez, combatte come un leone contro il capitano del Napoli Insigne, tenendo sia in corsa che in copertura preventiva e dimostrando come quel gol al Cagliari lo abbia sbloccato psicologicamente: il polacco gioca più libero di testa e finalmente ha quella giusta concentrazione che lo fa stare attivo in entrambe le fasi. Quando scende, non sempre si trova con Candreva ma non viene sempre premiato dall'ex Inter, quando si sgancia per dare superiorità sull'out di destra.

Per quanto riguarda i centrali difensivi, non si può non partire dalle due partite di Omar Colley: contro i rossoneri il gigante gambiano perde la lucidità per qualche minuto, ma solo perché gli arriva una pallonata fortissima in testa, merito del calcio di punizione di Ibra. Colley rimane stordito ma poi rientra in campo e – dopo poco – ritorna a dominare l'area di rigore e i duelli alti con chiunque gli passi davanti. Lo stesso Ibrahimovic è reso nullo e deve allargarsi o venire parecchi metri indietro per toccare palla. Col Napoli, ingaggia un derby africano con Osimhen, che vince fino a che non lo lascia un secondo per andare a chiudere su Mertens, dando lo spazio al nigeriano di liquidare il recupero di Yoshida e insaccare il gol vittoria. Una sbavatura costata caro, che non rovina comunque una prova generosa e affidabile, che allunga la striscia di partite positive da parte del centrale blucerchiato.

Vicino a lui, si alternano Lorenzo Tonelli, titolare con il Milan e Maya Yoshida, contro il Napoli. L'alternanza dei due vicino a Colley è ormai consolidata ed ha portato a qualche vantaggio. Gestire il fisico di Tonelli è la base da cui parte questo dualismo, che permette al difensore toscano di avere più recupero fisico e alzare le sue prestazioni. A San Siro, è stato lucido e decisivo in qualche frangente, tenendo abbastanza bene nell'uno contro uno e muovendosi a tempo col compagno di reparto. Il giapponese, infine, complice forse un po' di stanchezza, appare annebbiato, non preciso come il suo solito. Alterna svarioni impressionanti, come fermarsi quando era in vantaggio su Insigne, che poi va al tiro dentro l'area di rigore, a recuperi fondamentali come quello nel primo tempo che toglie la palla dai piedi dell'accorrente Zielinski. Non preciso sui ripiegamenti, non può nulla contro la freccia Osimhen, decisamente di un altro passo rispetto a lui, nell'occasione del raddoppio partenopeo.

Insomma, sembra finito il Vertigo a cui ci eravamo abituati, anche se le prossime partite saranno indicative, visto che con le grandi abbiamo sempre dato qualcosa in più. Sarà per quello che ci siamo dati una regolata dietro - alla 30° giornata ma meglio tardi che mai - o sarà perché si è alzato definitivamente il livello delle prestazioni, o sarà perché Audero riesce a mettere tanta polvere sotto il tappeto? A voi la risposta. Per me, se volete saperlo, è esattamente il livello che possiamo raggiungere senza una rosa adeguata nei ricambi e nella qualità.