CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Bella (e) senz'anima

11.05.2021 13:52 di Paolo Paolillo   Vedi letture
CON IL CUORE FINO ALLA VITTORIA - Bella (e) senz'anima
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Per dirla così, alla Cocciante, Sampdoria sei bella senz'anima! Anzi, sei stata bella e subito dopo senz'anima. Questa, a mio modo di vedere, la sintesi delle ultime due sfide contro Roma e Inter. Così è, se vi pare. A me non pare tanto e non ho paura a dire che mi meraviglia il giusto vedere una squadra che passa da una prestazione rotonda e partecipe (bella) ad una pessima come quella di San Siro (senz'anima, appunto). Siamo a fine campionato, la salvezza è matematica e quindi si possono anche dire due cose. Si può passare da una prestazione all'altra perché non si hanno stimoli, non si hanno ambizioni, non si prova nemmeno a far vedere di averne. Si va in sala stampa a dire che la squadra deve superarsi e non limitarsi alla salvezza, si sente dire dalla tv che è difficile battere una squadra come la Samp in questo periodo e poi ne prendi cinque senza lottare e si finisce per applaudire gli avversari ancor prima del fischio iniziale.

Normale, quando non puoi chiedere la luna agli stessi due terzini che tirano la carretta da un anno intero (era da tempo che non lo dicevo, è giusto ribadirlo), o ad un centrale che ha la valigia pronta dallo scorso settembre e comunque ha giocato bene finora. Ancora, quando iniziano le voci di mercato sul tuo primo portiere. Ecco, partiamo da lui: Emil Audero, che gioca una gran partita con la Roma, difendendo il vantaggio, salvando la rimonta romanista, parando un rigore a Dzeko nel momento in cui i giallorossi sembravano cercare con tutte le forze di rianimare una partita senz'anima

Ferrero si starà fregando le mani, visto che, probabilmente, qualcuno si farà avanti per il numero 1 blucerchiato. E la porta, senza di lui, sarà un grosso problema, perché in giro, di meglio, non c'è nessuno accessibile ai mezzi della nostra società.

Con la Roma i due terzini – per rimanere in tema – sembravano Cafù e Candela, non Bereszynski e Augello: incredibile la presenza del polacco, davvero dappertutto e costantemente a dare una mano all'esterno alto. In copertura, poi, lavora egregiamente sulle folate (poche) di Bruno Peres ed argina magistralmente Mkhitaryan, facendo anche a sportellate senza paura. Dall'altra parte l'ex Spezia, festeggia benissimo le cinquanta presenze in maglia blucerchiata contro i giallorossi, soffrendo nelle prime battute la gamba di Santon, per poi sverniciarlo in più riprese per il resto della partita, facendo piovere palloni spesso e volentieri e ha corso tantissimo.

Musica molto diversa contro l'Inter, anche per la caratura differente degli avversari, ma sopratutto per un lassismo che non si era mai visto prima. L'errore del numero 3 blucerchiato sul vantaggio nerazzuro è da matita blu, così come alcune sue marcature e uscite sugli avversari. Stesso discorso vale per Bereszynski, che si dimentica totalmente come si marca e soffre maledettamente l'atletismo di Young e gli inserimenti di Barella dalla sua parte. Prova l'anticipo in un paio di casi senza una base logica e sul primo gol prova ad anticipare Lautaro Martinez, lasciando sguarnita la sua fascia di riferimento.

Per quanto riguarda i centrali difensivi, siamo sulla falsa riga del discorso fatto per i terzini. Lorenzo Tonelli fa una partita strepitosa contro la Roma, tenendo botta bene contro Dzeko e salvando in due occasioni, di cui una su Borja Mayoral clamorosa, il possibile vantaggio dei giallorossi. Contro l'Inter, segue l'andamento del reparto, non trovando mai le misure giuste contro nessuno degli attaccanti che si oppongono a lui, ma con Lautaro, tutto sommato fa il suo lavoro, almeno nel corpo a corpo. Omar Colley, invece, regala la solita prestazione fisica ed efficace contro la squadra capitolina, respingendo a cannone tutti i traversoni avversari che gli capitano nei paraggi, mentre a Milano manda in campo il fratello grammo: troppo brutto per essere vero, non ne azzecca mezza, Sanchez gli scappa in ogni modo e maniera. Brutta prestazione, dopo un gran campionato. Ora il mercato, con probabili valigie pronte.

Maya Yoshida si vede solo per il secondo tempo di San Siro, dove cerca di mettere ordine al reparto contro l'esuberanza dei campioni d'Italia, riuscendoci poco e niente.

In sintesi, la rabbia prevale sulla gioia di aver finito le tribolazioni, dell'aver mantenuto la categoria ufficialmente, di essere nella parte sinistra. Si, perché ognuno avrà le proprie opinioni in merito, la mia è molto semplice: non può più bastare a nessuno una serie di campionati anonimi, con dei sussulti fini a sè stessi, che non ti viene manco la voglia di festeggiare. Perché poi ti chiedi se la tua squadra è quella di domenica scorsa, e allora perché abbiamo solo 45 punti? O quella "ammirata" a San Siro, e allora ringrazi il cielo di averne 45, di punti. Ecco, basta. Basta belli prima e  senz'anima poi. Va bene anche non essere belli, ma non si può prescindere dall'anima!