Bellotto: "La Sampdoria mi ha dato la soddisfazione di giocare in una grandissima squadra"

 di Maurizio Marchisio  articolo letto 2200 volte
Bellotto: "La Sampdoria mi ha dato la soddisfazione di giocare in una grandissima squadra"

Ospite telefonico, durante la trasmissione Blucerchiati in onda su Antenna Blu in collaborazione con Sampdorianews.net, Gianfranco Bellotto, ex centrocampista con 72 presenze in blucerchiato nonché allenatore nella stagione 2001 2002 in Serie B. L'ex calciatore di Camposampiero è uno dei personaggi più stimati dai tifosi blucerchiati, infatti, ai tempi in cui allenava, era stata recapitata una lettera prima di Sampdoria Messina e il tecnico aveva ringraziato commosso i tifosi in conferenza stampa:

“Devo ringraziare sia Mantovani che Domenico Arnuzzo per avermi dato la possibilità di venire ad allenare la Sampdoria, poi a maggior ragione quando giochi in una squadra così importante e poi ritorni da allenatore, credo sia una cosa bellissima, almeno per quanto mi riguarda.”

Luca Podestà ha sottolineato come l’esperienza da giocatore sia avvenuta in un periodo più facile rispetto alla seguente avventura da allenatore: “Direi proprio di si, da calciatore ho avuto la grossa soddisfazione di vincere un campionato importante e dalla Serie B andare in Serie A dopo tanti anni. Poi ho fatto due anni di Serie A con grandi giocatori, queste sono grandi soddisfazioni, però la soddisfazione più grande è stata quella di tornare da allenatore in un momento di grande difficoltà, difficoltà sorpassate con la permanenza in Serie B per la Sampdoria. Importante, perché in un momento di grandissima difficoltà, in cui la società che in quel momento stava passando dalla famiglia Mantovani alla famiglia Garrone, siamo riusciti a stare in quella categoria. Non sto qui ad elencare le difficoltà che c’erano nella squadra, io ho sempre cercato di vivere alla giornata, ho sempre cercato di dare il massimo, con l’aiuto della società, della tifoseria e un po’ di tutto l’ambiente siamo riusciti a mantenere la categoria e poi creare le premesse per fare una grande Samp, valore che sta dimostrando tutt’ora in Serie A.

Ricordo bene la partita contro il Crotone, persa due a zero, però non è tanto la partita che si può perdere, noi dovevamo giocarci il campionato in ogni gara, la domenica successiva siamo andati a Vicenza ed abbiamo vinto, ci siamo rimessi in carreggiata e poi ci siamo salvati. L’importante è aver dato un contributo per lasciare questa grande società in quella categoria. Volevo dire, a proposito, una piccola cosa: nel calcio non è che ci sia molta riconoscenza, però dopo che siamo rimasti in categoria mi aspettavo un briciolo di riconoscenza da parte di qualcuno, non sto qua ad elencare chi, cosa o come, perché sono grato un po’ a tutti, però mi è dispiaciuto lasciare la Samp quando avrei potuto avere la possibilità di dare una continuità anche in categoria superiore.”

Enzo Tirotta ha poi consigliato a Bellotto di tenersi stretto i sentimenti genuini di stima e affetto ricevuti da parte dei tifosi blucerchiati: “Grazie, questa è una grande affermazione, la ringrazio. Io credo che aldilà di tante cose, questo amore che c’è da parte mia e da parte della tifoseria c’è stato dal primo minuto in cui sono arrivato dopo quattro anni da Ascoli. Quindi credo che il pubblico abbia saputo apprezzare la professionalità. La professionalità e l’impegno sono le cose fondamentali per creare questo scambio di amore che c’è fra tifoseria e calciatore.

Devo ringraziare di cuore un po’ tutta la famiglia Mantovani perché quando da Ascoli sono venuto alla Sampdoria mi sembrava di toccare il cielo con un dito, non tanto perché Ascoli è un po’ più piccola della Sampdoria, ma perché mi dava la soddisfazione di giocare in una grandissima squadra. Voglio dare un abbraccio a tutta la famiglia Mantovani. La stima è stata reciproca, un amore che è nato a prima vista, sia con il papà che con tutta la famiglia. Questo è servito per tenere questa grande squadra in categorie superiori. Voglio salutare la Francesca, Enrico, Filippo e tutta la famiglia che ho nel cuore. Ogni tanto, quando torno a Genova, mi sento di dare un colpo di telefono ma temo di disturbare."

Il direttore di Sampdorianews Diego Anelli ha chiesto se in quella famigerata partita persa per due a zero in casa col Crotone sia stato proprio l’amore del mister per la squadra a fare la differenza nel proseguimento della stagione: “Direi di sì. Dopo quella partita persa c’erano venti che tiravano un po’ male, però ho sempre lottato dal primo minuto che ho messo piede in un campo da calcio, per cui mi sono sempre fatto l’esperienza, ho sempre dato la soddisfazione di raggiungere qualcosa di importante ai giocatori nel momento della difficoltà. Questa era una difficoltà molto difficile da superare, però tutti assieme con la famiglia, la tifoseria e i giocatori, siamo rimasti in categoria.”

Massimo Villa ha chiesto cosa del calcio moderno proprio non piace a Bellotto: “Un po’ tutto, scusate, perché io ho interpretato il calcio in maniera un po’ diversa, sia sul campo che fuori, sia da giocatore che da allenatore, il distinguo tra giocatore e allenatore sono due cose differenti. In questo momento, in cui sono fermo da allenatore, potrei aspettare una squadra, però, in realtà, non posso attendere perché al giorno d’oggi se non si ha alcuni procuratori non è più possibile fare l’allenatore. Questa è una mancanza di rispetto per chi fa questo lavoro. Pertanto questo è un calcio che non fa per me. Purtroppo io, a sessant'anni passati, ho ancora tanta voglia di allenare. Se guardate il mio curriculum: non ho allenato la Juventus, ma ho allenato la Sampdoria e credo che l’opportunità di poter fare qualcosa dovrei averla, ma non ce l’ho."