ESCLUSIVA SN - Michieli: "Tre indizi fanno una prova. Sconfitte figlie di atteggiamento e filosofia"

 di Enrico Cannoletta  articolo letto 3605 volte
ESCLUSIVA SN - Michieli: "Tre indizi fanno una prova. Sconfitte figlie di atteggiamento e filosofia"

Ne ammiriamo l'eleganza, la pacatezza dei toni e la grande professionalità. Maurizio Michieli, penna sportiva del calcio genovese, che ricopre incarichi di responsabilità nel mondo dell'informazione, ha concesso un'intervista esclusiva a Sampdorianews.net.

L'occasione è quella della prossima pubblicazione del suo nuovo libro, "L'allenatore torna sempre con la sua squadra" (Edizioni Coedit), che sarà presentato alle ore 18.00 di martedì 5 dicembre presso la "Libreria del Porto Antico". E che poi sarà distribuito in tutte le librerie e online. Importante sottolineare l'aspetto benefico della distribuzione, che vede coinvolto un progetto di sostegno al Gaslini.

Ma è anche una grande opportunità per parlare in modo tecnico e competente del momento sportivo della Sampdoria, fiamma calcistica del giornalista.

Maurizio, dopo la vittoria col Milan ci fu la debacle contro l'Udinese, e dopo la Juventus, questa nuova battuta d'arresto col Bologna. Questione di testa?: "Intanto premetterei che se tre indizi fanno una prova (aggiungerei anche il momentaneo 0-3 contro l'Inter, sebbene rimediato parzialmente nel finale), dobbiamo convincerci che la Sampdoria potrebbe soffrire in trasferta. E questo non tanto per una molto improbabili timidezza, ma semmai per il contrario. Si tratta quindi abbastanza evidentemente di un atteggiamento e di una filosofia, che, è innegabile, hanno anche prodotto risultati molto positivi. Una squadra concepita come la Sampdoria di Giampaolo non può snaturarsi. Anzi, farlo non avrebbe anche senso. È chiaro che chi si espone offre il fianco situazioni di questo tipo. E le partite non finiscono 01- o 1-2, ma come abbiamo visto specialmente a Udine e Bologna. Tutto sommato, però, direi che le cose non vanno affatto male. L'anno scorso la Samp fu 10.a e quest'anno proverà a fare qualcosa in più".

Pensi che l'infortunio di Strinic abbia in qualche modo determinato le dimensioni del risultato? "In generale ritengo che una squadra ben calibrata non possa dipendere dalla presenza di un solo giocatore. A meno che non si parli forse di Maradona. Certamente però Murru non è Strinic. Da tifoso mi sono spesso sorpreso a sperare che in caso di assenza del croato si ritornasse a schierare Regini come esterno. Ma da qui a pensare che il risultato di Bologna possa essere stato inficiato, o peggio ancora determinato da un'assenza, mi pare molto improbabile".

Prima di Bologna si guardava alle partite successive con un discreto ottimismo. Ora si guarda alla partita contro la Lazio come una gara che se persa potrebbe condizionare anche i prossimi scontri con Cagliari e Sassuolo. Sei d'accordo con questa analisi? "No. Questo contraccolpo poteva forse essere ipotizzabile l'anno scorso. Oggi vedo quella blucerchiata come una compagine sicuramente più matura. Capace di infliggere punizioni e incassare sconfitte senza determinare dei cali dovuti essenzialmente alla prostrazione o all'esaltazione. Prevedo per la Samp un campionato fatto si di qualche alto e basso (come accade a tutte), ma sostanzialmente regolare".

Tra circa una settimana verrà presentato il tuo nuovo libro. Quanto ha prevalso in te, sotto l'aspetto dell'ispirazione, la tua fede blucerchiata? "Devo dirti, in sincerità, che la molla che ha fatto scattare tutto è stata la voglia di trasmettere l'esperienza che ho vissuto nell'ambito della mia professione, vicino a personaggi e vicende che non tutti hanno avuto modo di conoscere, in alcuni casi, nella loro vera accezione. A farmi scrivere il libro è stato l'animo del cronista e del divulgatore, non certo quello del tifoso. Anche se amo pensare che si tratta del ricongiungimento del Michieli giornalista e del Maurizio appassionato di Samp. Ritengo infatti che chi svolge seriamente l'attività giornalistica debba spogliarsi innanzitutto delle passioni, per dare un servizio d'informazione corretto. Questa responsabilità è alla base della nostra professione. E a mio giudizio ricopre anche un aspetto etico non indifferente".

Ci puoi anticipare qualcosa dal tuo libro? "Ho cercato di far vivere ai lettori e agli sportivi alcuni aneddoti della storia blucerchiata, che ho avuto modo di affrontare direttamente. Vicende anche sconosciute, oppure sottovalutate al tempo in cui sono accadute. Ci saranno numerose curiosità e altrettanti episodi inediti. In alcuni casi anche "scabrosi" ovviamente nelle dinamiche dell'informazione sportiva e della difesa delle fonti. Come ad esempio per quanto concerne l'anticipazione dell'avvento dell'era Garrone".

Maurizio, ma quanto è difficile restare impassibili di fronte a vicende in diretta della tua squadra del cuore? "Guarda, potrà sembrarti strano, ma difficoltà non ne ho incontrate. Né in caso di vicende positive, e neppure in quelle negative. Ricordo con piacere di aver condotto una lunghissima diretta in occasione della promozione dalla B alla A del Genoa di Gasperini. E nei giorni successivi molti tifosi genoani, pur consapevoli della mia fede calcistica, mi fermavano per chiedermi conferme, notizie e chiarimenti. Tutto nella massima cordialità e rispetto. Questo è il mio modo di fare giornalismo. E continuerò a farlo così". 

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