ESCLUSIVA SN - Inter - Samp 0-2, Pagliuca: "Come un pugile assorbimmo tutti pugni. L'ho riguardata talmente tante volte..."

07.05.2020 16:53 di Lidia Vivaldi   Vedi letture
ESCLUSIVA SN - Inter - Samp 0-2, Pagliuca: "Come un pugile assorbimmo tutti pugni. L'ho riguardata talmente tante volte..."

Torna l'appuntamento con Giocavamo insieme sempre io e te..., una iniziativa targata Sampdorianews.net, dedicata alle partite e alle stagioni che hanno fatto la storia della Sampdoria. Le andremo a rivivere direttamente con i protagonisti, grazie ai loro racconti di episodi e aneddoti, condividendo emozioni, brividi e stati d'animo. Abbiamo avuto l'onore di contattare in esclusiva Gianluca Pagliuca, con il quale Sampdorianews.net è tornata al 5 maggio 1991 quando a San Siro l'Inter dovette fare i conti con un'autentica saracinesca:

"Era una partita cruciale, anche perché venivamo da una vittoria in casa con il Bari per 3-2, mentre l'Inter era reduce da un pareggio a reti bianche a Firenze. C'era un po' di tensione, per loro era l'ultima spiaggia: allora la vittoria valeva 2 punti e noi ci trovavamo a +3 e mancavano, con quella, quattro partite, perciò per l'Inter si trattava davvero dell'ultima chance per raggiungerci, portandosi a distanza minima da noi.

Quella del 5 maggio 1991 fu una partita al cardiopalma, tesissima, molto sofferta. Vedevo gli attaccanti nerazzurri arrivare sempre dalle mie parti, ma quella domenica non ce n'era, fu una domenica perfetta sotto tutti i punti di vista, per me e per la squadra. L'Inter arrivò tante volte nella nostra area, ma sembrava che a volte lo facessero apposta, tornavano indietro, sbagliavano o calciavano fuori, oppure io paravo. Ci fu anche il rigore parato... Loro ebbero una marea di occasioni, io non ricordo un'altra partita di campionato con la maglia della Sampdoria -e a quei tempi eravamo veramente forti- in cui arrivarono così tanti assalti alla nostra porta. 

Giocammo l'intero secondo tempo in 10 contro 10, per le espulsioni di Bergomi e del Mancio, ma forse fu sostanzialmente un vantaggio per noi. Bergomi era veramente una colonna portante per la difesa, e l'Inter accusò tantissimo la sua assenza, mentre noi, giocando in contropiede, non risentimmo troppo dell'espulsione, anche se Mancini era uno che avresti sempre voluto avere in campo. I nerazzurri, dovendo attaccare molto, si esposero alle nostre ripartenze, e senza Bergomi, con i soli Ferri e Paganin, soffrirono la nostra pressione.

Sul piano tattico mister Boskov aveva preparato la partita in modo da difendere il risultato e ripartire. Quando giocavamo contro queste grandi squadre sfruttavamo la nostra fortissima difesa. In quel campionato dalle squadre più forti non subimmo mai reti, quando giocavamo fuori casa almeno lo 0-0 ce lo tenevamo, e fu fondamentale nel bilancio di classifica. Quella difesa, a partire dal sottoscritto, poi Vierchowod, Mannini, Lanna e Pellegrini, fece veramente un campionato strepitoso, e Boskov, sapendo quali erano le nostre qualità, preparò benissimo la gara di San Siro. Restammo in attesa, come un pugile assorbimmo tutti i pugni dell'Inter, e quando loro furono stanchi li colpimmo. Oltre ai due gol di Dossena e Vialli, ci fu anche un'occasione clamorosa con Lombardo e un salvataggio sulla linea di Brehme su Vialli. È stata veramente una cavalcata memorabile, una sofferenza e una tensione incredibili coronate da una gioia immensa. A fine partita capimmo di essere davvero ad un passo dallo Scudetto.

La parata che mi ha dato più gioia fu ovviamente quella sul rigore di Matthäus, se avesse segnato la partita forse sarebbe cambiata. Essere riuscito a parare quel rigore diede ulteriore carica ai miei compagni e anche a me, e dopo poco arrivò il raddoppio. Non fu la parata più difficile dell'intera gara, ma come importanza e soddisfazione non ha rivali, è un ricordo indelebile.

Mentre ero in campo non vedevo l'ora che finisse, ma la gioia dopo il fischio finale fu incommensurabile. È un orgoglio il fatto che i tifosi ricordino quella partita come una delle vittorie più importanti di quella stagione, martedì ho aperto i social e ho trovato tantissime dediche e ricordi, questo mi rende contento ed orgoglioso. Sono passati 29 anni ma sembra ieri, anche perché l'ho riguardata talmente tante volte questa partita che è come se l'avessimo appena giocata.

Dopo quella vittoria attorno alla squadra c'era grande entusiasmo, ma noi eravamo molto maturi, sapevamo di avere il traguardo vicino ma allo stesso tempo temevamo un ritorno delle avversarie. Avevamo staccato l'Inter di 5 punti, ma c'era anche il Milan a -4, e mancavano ancora tre partite, se ne avessimo perse due saremmo stati risucchiati dalle inseguitrici. Quando si è in vista della meta ci si aspetta sempre lo sgambetto, ma con le antenne dritte andammo avanti, dimostrando grande maturità. Tutti dicevano che avevamo già vinto, ma noi proseguimmo ad allenarci con grande impegno. Ricordo che in quella settimana, se ci capitava già di incontrare delle maglie tricolore, facevamo finta di non averle viste, perché finché non fossi arrivato a toccarlo con mano lo Scudetto, io non ne volevo sapere, e credo fosse lo stesso anche per i miei compagni.

Nel turno successivo pareggiammo a Torino 1-1, una partita molto difficile, il Milan invece vinse, ma la domenica dopo arrivò la nostra vittoria con il Lecce. Fu un momento storico vincere il campionato con la Sampdoria. Probabilmente saremo ricordati per sempre, per noi era troppo importante riuscire a vincere quello Scudetto. Io mi auguro di cuore che la Sampdoria possa rivivere le emozioni vissute in quel periodo, ma ora è più difficile. Quello fu un momento storico anche per noi, ottenere quel risultato con la Samp non fu cosa da tutti i giorni".

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