ESCLUSIVA SN - Doria - Arsenal, Bellucci: "Non c'era posto neanche per uno spillo. Corsa di 100 metri senza maglia"

12.04.2020 10:04 di Lidia Vivaldi   Vedi letture
© foto di Filippo Gabutti
ESCLUSIVA SN - Doria - Arsenal, Bellucci: "Non c'era posto neanche per uno spillo. Corsa di 100 metri senza maglia"

Prende il via Giocavamo insieme sempre io e te..., una nuova iniziativa targata Sampdorianews.net, dedicata alle partite che hanno fatto la storia della Sampdoria. Le andremo a rivivere direttamente con i protagonisti, grazie ai loro racconti di episodi e aneddoti, condividendo emozioni, brividi e stati d'animo. Abbiamo avuto l'onore di partire con Claudio Bellucci, con il quale torneremo al 20 aprile 1995, semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe tra Sampdoria e Arsenal. Il verdetto finale fu crudele per i nostri colori, quella epica sfida resta in ogni caso nella prestigiosa storia europea della Sampdoria e rappresentò la prima indimenticabile serata per un ragazzo cresciuto nel nostro settore giovanile, colui che diventò Bello Bello Bellucci:

"La Sampdoria veniva da anni fantastici, entrare nelle coppe europee era quasi la normalità, nelle stagioni precedenti avevamo vinto una Coppa Italia ed eravamo arrivati terzi in un campionato dove il Milan di Capello era stato stratosferico, aveva subìto appena 15 gol in tutto il torneo. Erano campionati molto competitivi, ma la Sampdoria in quegli anni aveva grandissimi calciatori in rosa. Nella stagione 1994-'95, grazie alla Coppa Italia conquistata l'anno prima, partecipavamo alla Coppa delle Coppe, una competizione molto difficile perché si affrontavano tutte le squadre vincitrici delle coppe nazionali. Io iniziai la stagione in prestito a Fiorenzuola, poi si infortunò Bertarelli e dato che io stavo facendo molto bene in Serie C, decisero di richiamare me. Avevo 19 anni e da lì iniziò la mia carriera in Serie A.

Rientrai in blucerchiato facendo qualche gol e giocai titolare contro il Porto, nel turno di Coppa delle Coppe. In semifinale incontrammo l'Arsenal, tra l'entusiasmo e la preoccupazione, perché in quel periodo i Gunners erano molto forti, da sempre una squadra di riferimento della Premier League. Era bello incontrare l'Arsenal, ma c'era timore perché avremmo affrontato una grandissima squadra a livello europeo.

L'andata la giocammo a Londra, perdemmo 3-2, per la Samp fece una doppietta Jugovic: eravamo sotto 2-0 ma lui segnò due reti incredibili e ci rimise in gioco, avendo il ritorno in casa, a Marassi. Io partii dalla panchina nella gara di ritorno e ricordo l'entusiasmo che c'era quel giorno allo stadio, perché c'era la consapevolezza di poter ambire alla finale. L'unico rammarico era che, poiché Gullit aveva iniziato la stagione con il Milan, giocando anche in Champions League, non poteva essere impiegato dalla Samp nelle competizioni europee fino alla finale. Se avessimo passato il turno, avremmo avuto anche Ruud Gullit da schierare in finale e sarebbe stata un'arma in più per tentare di vincere la Coppa.

Penso che quel giorno sugli spalti di Marassi non ci fosse posto neanche per uno spillo, lo stadio era stracolmo, bellissimo. Eravamo quasi a fine stagione, quindi c'era un clima favorevole, un ambiente ideale. Partimmo subito con il piede giusto, Roberto Mancini fece un gol bellissimo: scattò sulla linea del fuorigioco e fece un pallonetto al portiere, che all'epoca uno dei più forti, David Seaman. Stavamo vincendo 1-0, stavamo giocando bene, in quel momento eravamo qualificati, ma nel secondo tempo l'Arsenal si rifece sotto con la rete di Ian Wright, un attaccante mitico, recordman di gol per i Gunners fino all'arrivo di Henry.

Dopo aver incassato l'1-1 continuammo ad attaccare, ma il gol non arrivava. A 22 minuti dalla fine Eriksson mi chiamò e mi disse di andare a scaldarmi, e ricordo che durante il riscaldamento nella mia mente mi ripetevo "pensa se entro e faccio gol... entro, faccio gol e passiamo il turno...". Ripenso a tutto questo mentre ho davanti le foto di quella sera, qui a casa mia a Roma, e rivivo quella partita come fosse un film. A pochi minuti dalla fine il mister mi fece entrare, c'era una punizione dal limite dell'area. Sul pallone andarono, giustamente, Mancini e Mihajlovic, mentre io ero a lato della barriera per andare sulla respinta del portiere, speravo in qualche palla da rubare in area. Alla battuta andò Mihajlovic che prese la barriera, la palla tornò a Mancini che calciò in porta, io ero sulla traiettoria del tiro, al limite del fuorigioco, e feci gol di testa, prendendo in controtempo il portiere. In quei due minuti non capii niente. Segnai sotto la gradinata Nord e mi ritrovai sdraiato sotto la Sud, dopo una corsa di 100 metri senza maglia, con le lacrime agli occhi, perché era il sogno di un ragazzino che si avverava, portare la Samp in finale. Quello che pensavo durante il riscaldamento era diventato realtà.

L'Arsenal però iniziò ad attaccare, tutti i giocatori offensivi erano in campo. Ricordo che ci fu un contropiede in cui Evani lanciò Lombardo, lui portava palla sotto i distinti verso la gradinata Nord ed io scattai sulla linea del fuorigioco. Attilio mi passò il pallone, io anticipai il portiere in uscita e segnai il mio secondo gol, quello del 3-1. Anche lì ci furono degli attimi in cui non ci potevo credere. Nella telecronaca della gara Carlo Nesti, ad un minuto dalla fine, disse "Bellucci porta in finale la Samp", un episodio che finì perfino su Striscia la Notizia tra le gufate dell'anno... La partita ormai era finita ma ci fu una punizione da 25-30 metri e purtroppo l'Arsenal riuscì a segnare sfruttando una disattenzione di Zenga, disattenzione che ammise anche lui: prese gol sul suo palo da Schwarz, un giocatore forte che andò poi alla Fiorentina, ma la sua punizione non era irresistibile. Si replicò così il risultato dell'andata.

Leggi QUI la seconda parte dell'intervista a Bello Bello Bellucci!

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