ESCLUSIVA SN - Augello a 360°: passato, presente e futuro

29.07.2020 07:24 di Diego Anelli   Vedi letture
ESCLUSIVA SN - Augello a 360°: passato, presente e futuro
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Non ci sono dubbi sul fatto che Tommaso Augello rientri tra le note più liete nella salvezza raggiunta dalla Sampdoria. La gavetta giovanile, il salto tra i professionisti, l'ambientamento alla Sampdoria, il valore aggiunto Claudio Ranieri, la lotta salvezza, il derby di ritorno, il futuro a livello personale, la società.

Sono numerosi gli argomenti trattati in esclusiva ai taccuini di Sampdorianews.net dall'esterno che così bene si sta disimpegnando anche nella massima serie:

Il tuo cammino calcistico ha subito evidenziato alcuni grandi valori: i rapporti umani, la gavetta, la riconoscenza e l'orgoglio delle proprie scelte. Pochi mesi fa hai inviato un emozionante messaggio per i 35 anni di Presidenza Bamonte alla Giana Erminio. I ricordi e il legame preesistente con il club che ha creduto in te e lanciato tra i professionisti. “Sicuramente ho sempre avuto un rapporto particolare con quella società, quando sono uscito dal settore giovanile del Cimiano ero già andato a parlare con Albè, quando loro giocavano in Promozione e dovevo andare lì, avevo già dato la mia parola. Quando io e mio padre andammo a parlare con Albè, ci ha fatto subito una bellissima impressione, il posto era vicino a casa, diciamo che il primo contatto con loro l'ho avuto quando avevo sedici anni, mi è dispiaciuto tanto dover dire di no ad Albè quando gli avevo già dato la parola, ma lui aveva capito benissimo che essendo stato chiamato da una società di serie D, era normale andare giocare in D piuttosto che in Promozione. Dopo tre anni è stato bellissimo, loro hanno vinto tre campionati, nel frattempo ho sempre avuto contatti con il mister in quanto ogni anno chiamava il Pontisola, perchè mi voleva sempre portare là. Quando sono andati tra i professionisti non potevo ovviamente dirgli di no, per cui è stato un rapporto d'amore iniziato tanti, tanti anni fa. È stato bellissimo arrivare lì, una società famiglia, particolare, dove Presidente, allenatore e Direttore lavorano insieme da tantissimi anni, credo non esistano società così in generale tra i professionisti. All'interno della squadra si viene a creare un gruppo molto bello, molto amichevole,  tutto grazie ad Albè, al quale interessa prima la persona che il giocatore, è questa la sua forza”.

La scorsa estate abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva l'imprescindibile Cesare Albè, il quali definì il tuo passaggio in blucerchiato un ottimo affare per la Sampdoria. Si ricordava, come se fosse accaduto pochi minuti prima, il vostro caloroso abbraccio nella rocambolesca vittoria 4-3 a Viterbo. Nella tua crescita umana e lavorativa quanto è stata fondamentale la sua vicinanza? “In particolare con lui ho sempre avuto un rapporto di stima reciproca, un rapporto bellissimo consolidato nel tempo. Lui ha sempre stravisto per me, ogni volta tira fuori quell'abbraccio a Viterbo, dove eravamo andati in vantaggio 2-0, poi perdevamo 3-2, alla fine l'abbiamo vinta, l'ho abbracciato come fosse un papà, un bel abbraccio sincero. Sarà successo anche tante altre volte, lui si ricorda quell'episodio e mi fa piacere ricordarlo così. Mi ha sempre sponsorizzato, davvero credeva che non soltanto io, ma anche un altro paio di giocatori, potessimo giocare già in serie A quando eravamo in C, noi dicevamo che era “fuori di testa” (sorride, ndr). Ha sempre creduto in noi, anche quando sono andato a Spezia era dispiaciuto che andassi via ma era contento per me, come ogni volta che faccio qualcosa di significativo, prova una gioia immensa, lo sento spesso tuttora”.

Nel precampionato sei stato schierato spesso e volentieri titolare, compreso il test di Montecarlo, il tuo debutto nella massima serie è arrivato soltanto a Ferrara con mister Ranieri. L'impatto nel passaggio dal torneo cadetto alla serie A: quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate, peraltro in un avvio molto complicato per la squadra? “Penso che come per ogni categoria la vera difficoltà la incontri nel ritmo con la palla, soprattutto i primi mesi essere più veloce di pensiero nel ragionare, negli allenamenti, poi quando tu riesci a sopperire a quella diversità di ritmo e a stare anche bene fisicamente, in quel momento sono riuscito a mettermi alla pari con gli altri, a lavorare sempre sodo in allenamento e pian piano ho acquisito fiducia. Così è arrivata la mia occasione”.

Mister Ranieri ha valorizzato al meglio l'intero organico a disposizione, attendendo il momento giusto anche per lanciare tra i titolari gli elementi meno impiegati ad inizio stagione. Nel tuo caso durante il periodo di limitato minutaggio come è riuscito a tenerti sulla corda, farti sentire parte integrante del progetto e lavorare sugli aspetti da migliorare? “Il mister ha questa capacità di riuscire a fare gruppo, essere sempre ben voluto secondo me dai giocatori, quello fa tanto. Io in particolare non penso di dover essere tanto sollecitato sotto quel punto di vista, perchè non ho mai mollato, anche quando il primo anno a Spezia ho giocato poco e pure quest'anno fino a quando non ho giocato non c'era bisogno di sollecitarmi in allenamento per stare sul pezzo. Quando non gioco, anzi, cerco di dare sempre di più, perchè secondo me c'è sempre un motivo per il quale un giocatore sta in panchina per diverse partite. Il mister ha però dimostrato di valorizzare molti giocatori che prima non avevano tanto spazio, ha avuto la bravura di farli giocare, non è da tutti, quando c'erano tre partite in una settimana o in certe circostanze ha messo dentro giocatori che fino a quel momento avevano giocato poco. Quando era arrivato ricordo che ha fatto giocare Thorsby titolare a Ferrara e poi ha inserito me, non avevo ancora giocato un minuto, in una gara importante in quel momento in parità con la Spal. Va tanto merito al mister”.

La stagione per la Sampdoria è stata assai tormentata ma si è conclusa raggiungendo l'obiettivo salvezza con quattro giornate d'anticipo. Tifosi e addetti ai lavori ti ritengono una delle più gradite, se non la principale sorpresa in positivo dell'annata. A livello di squadra vi sarete fatti un bilancio: i principali errori da non ripetere. “Se fai un bilancio guardando prima dell'inizio del campionato sicuramente non è positivo, ci aspettavamo sicuramente di fare qualcosa in più rispetto a quanto abbiamo fatto. C'è da dire che poi in un momento difficile, quando parti  facendo sei sconfitte nelle prime sette giornate, gli obiettivi sicuramente cambiano, per tutto l'anno abbiamo vagato alla soglia della zona salvezza. Secondo me siamo stati molto bravi, nel momento più importante della stagione, negli scontri diretti a fare tantissimi risultati positivi, vincerli praticamente tutti nel momento decisivo. Quella è stata la nostra forza, lì si è visto il gruppo, la squadra, la voglia di salvarsi, sicuramente dopo il lockdown abbiamo fatto molto bene. Certo se si guarda ad inizio stagione, quanto abbiamo ottenuto non è un grande risultato”.

Da alcuni anni non vedevamo andare sul fondo e crossare con così precisione ed efficacia. Il tuo rendimento non è passato inosservato, ma il pubblico Sampdoriano, lontano da mesi dagli stadi, desidera ammirarti dal vivo almeno per un'altra stagione. La tua permanenza sarebbe un importante tassello per preparare la nuova stagione con minori patemi. “Su questo non penso ci siano dubbi. Ho ancora tre anni di contratto, sto benissimo qui, quest'anno il mio obiettivo era riuscire a fare una buona impressione per stare qua l'anno prossimo e cercare di fare un anno da protagonista. Il mio mercato è stato essermi conquistato la riconferma, essere visto con altri occhi rispetto a quando sono arrivato, come è accaduto a Spezia il primo anno dopo che sono arrivato. Sono contento, spero sia così”.

Nell'ottima seconda parte di stagione il tasto dolente è rappresentato dal derby di ritorno. In termini di classifica il Genoa aveva maggiori motivazioni, ma altrettante ansie. E' risaputo che la stracittadina si prepari da sola a livello di stimoli e concentrazione. Con il senno del poi cosa non ha funzionato? “Se vai a vedere alla fine loro hanno avuto quella cattiveria più di noi nel vincere la partita, sono convinto che le motivazioni e la voglia di vincere e salvarsi ti tiri sempre fuori qualcosa in più, infatti noi abbiamo vinto cinque partite in sei turni ravvicinati probabilmente non perchè fossimo molto più forti degli altri, ma perchè abbiamo avuto quella fame, quella cattiveria, quella voglia di vincere per tirarsi fuori da una situazione difficile. Sicuramente in quella partita noi abbiamo messo il 100%, però magari inconsciamente il Genoa aveva quella cattiveria in più di portare a casa il risultato nella disperazione. Noi abbiamo dato il massimo, secondo me i valori dei singoli e collettivi di squadra sono migliori rispetto a quelli del Genoa, probabilmente non meritavamo nemmeno di perdere, loro hanno avuto quegli episodi”.

Da un'estate tormentata a livello societario alla salvezza raggiunta a quattro giornate d'anticipo. Il Presidente Ferrero nei momenti di maggiore difficoltà per il gruppo; visto dall'interno cosa vi ha trasmesso e come ha fatto sentire la propria presenza nel corso dell'annata. “Il Presidente non ha mai pensato alla retrocessione, quello penso sia un punto di forza positivo che ci ha messo nella testa che noi non potevamo lottare per un obiettivo del genere. La verità è che noi stavamo lottando per la salvezza, però lui è stato bravo a farci capire che, con la squadra che aveva, l'obiettivo non poteva essere la salvezza all'ultima giornata. È sempre stato positivo e quella positività può darti quel qualcosa in più, farti capire che comunque sei più forte di molte squadre in quel momento davanti a noi. È sempre stato tranquillo, non ha mai avuto momenti nei quali ci ha umiliato, messo alle corde, si è rivolto alla squadra in modo molto passionale e sereno, credeva tantissimo in noi, per me è sempre stato tranquillo. La stessa Dirigenza ci ha messo al corrente della situazione di pericolo in cui eravamo, già al momento del cambio di allenatore ci aveva fatto capire che quest'anno non potevamo fare una stagione come gli anni scorsi, ma dovevamo lottare, tirarci su le maniche perchè l'obiettivo probabilmente era un altro, infatti alla fine è stato un altro. Per fortuna siamo riusciti a raggiungerlo con diverse giornate d'anticipo, non era facile”.

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