ESCLUSIVA SAMPDORIANEWS - Marco Franceschetti: "L'apice della carriera? Arrivare nella Samp"

30.11.2008 09:00 di Diego Anelli  articolo letto 3755 volte

Secondo appuntamento con la nostra rubrica dedicata alle interviste rilasciate da protagonisti noti nel mondo blucerchiato. Dopo Pippo Maniero, ai nostri microfoni abbiamo avuto il piacere di parlare con Marco Franceschetti, centrocampista che ha indossato la casacca blucerchiato per ben 4 stagioni tra il 1995 e il 1999, facendosi apprezzare per il senso tattico, l’attaccamento alla maglia e la costanza di rendimento. Sampdorianews.net lo ha contattato in esclusiva per i propri lettori:



Cosa fa oggi nella vita Marco Franceschetti? Operi ancora nel mondo del calcio o hai voluto seguire altre strade? “Ho frequentato i corsi di allenatore, ho ottenuto il patentino di prima categoria per poter allenare tra i professionisti, nella stagione 2003/2004 ho fatto il secondo di Gregucci a Venezia, poi ho deciso di aprire una scuola calcio in provincia di Varese dove abito, la scuola calcio “Maccanio” che segue i ragazzi in ogni stagione, organizzando anche campus estivi e varie iniziative nel periodo invernale”.



Come ricordi il passaggio dal Padova alla Sampdoria assieme ai compagni di squadra dell’epoca, ovvero Maniero e Balleri? “E’ un bellissimo ricordo, è stato l’apice della mia carriera aver raggiunto la Sampdoria, ho raggiunto il massimo di me stesso, ho imparato tantissimo giocando al fianco di grandi campioni”.



Quali sono gli episodi più significativi durante la tua esperienza in blucerchiato? “Tra i positivi sicuramente il fatto di aver giocato con gente qualitativamente superiore, la grande serenità dell’ambiente, una prerogativa speciale di quegli anni e credo sia rimasta tale anche oggi. Tra i negativi spicca la retrocessione, quando si sbaglia l’annata…Dopo quell’anno disgraziato, ho fatto il ritiro estivo con la nuova squadra, per essere poi ceduto al Verona dove sono stato per due anni in A, sono passato alla Fiorentina di Mancini prima del fallimento e infine al Legnano in C2 dove ho chiuso la carriera”.


Purtroppo l’ultimo tuo anno in blucerchiato coincise con la cocente retrocessione tra i cadetti. Col segno di poi come analizzi quella stagione, nella quale successe davvero di tutto? Ricordiamo ancora oggi la clamorosa traversa che hai colpito a San Siro nella sfortunata gara contro il Milan. “Un’annata nata male e finita peggio, quando cominciavamo ad ingranare sono subentrate cose più grandi di noi, siamo retrocessi con Trentalange per un rigore inesistente, ad un certo punto abbiamo capito una cosa: era prestabilito che qualcuno dovesse retrocedere…. qualche anno dopo tutti hanno capito cosa succedeva nel calcio. Era però nostro dovere esprimere le nostre potenzialità, non ci siamo riusciti, fu una concomitanza di errori, anche di noi giocatori e della società”.



Sei rimasto legato all’ambiente e alla tifoseria blucerchiata? “Ho tuttora amici a Genova, ho un ottimo ricordo dell’ambiente, molto sereno, ho ricevuto l’amore della gente che mi ha sempre voluto bene, ogni volta che vengo in città è davvero un piacere vedere che i tifosi si ricordino del sottoscritto”.



Il principale rimpianto e la più grande gioia nel corso della tua carriera. “Non ho rimpianti, quanto ho raggiunto era il massimo che potevo ottenere. Sono partito dalle giovanili del Milan con gente del valore di Maldini, Costacurta, Stroppa, Ferron, ad inizio carriera ho avuto difficoltà ad impormi, ho passato diverse stagioni in C2 prima di andare a Padova. Ho avuto una carriera in ascesa. Forse l’unico rammarico è non aver mai indossato la maglia della Nazionale in nessun livello: nella stagione 1997/98 quando la Samp era al secondo posto, anch’io ero in odore di convocazione, ero in ballottaggio con Di Biagio che fu poi convocato e sbagliò un rigore al Mondiale. Tra le gioie sicuramente ogni promozione raggiunta, l’approdo a Genova, il passaggio dalla C2 al Padova, col quale ho vinto due spareggi prima contro il Cesena poi con il Genoa. Le emozioni provate in quelle occasioni le ho ancora dentro di me”.



Da lontano come giudichi l’attuale stagione della Samp sui tre fronti? Per ripetere la passata stagione, ritieni necessario un intervento sul mercato? “Quest’anno la Samp è partita un po’ in sordina, poi con il recupero di certi giocatori e un Cassano così ha macinato punti che meritava, è una squadra da zona Uefa. Non sono dentro all’ambiente sampdoriano, ha un organico composto da buoni giocatori. Cassano e Bellucci sono una coppia più che affiatata, non vedo il bisogno di altri attaccanti, Bonazzoli è un ottimo giocatore, è stato mio compagno a Verona”.



Mancano ormai pochissimi giorni all’attesissimo derby; tra le file doriane chi potrebbe essere il match-winner? “Per simpatia e amicizia dico il buon Claudio Bellucci, che si trova in condizioni strepitose, nei derby dà sempre qualcosa in più. Quando arrivai alla Sampdoria era un giovane dalle grandi prospettive. Ho giocato due derby di Coppa Italia, nel primo il Genoa ci recuperò due goal e la gara finì 2-2, nella ripetizione vinsero 2-0, ma ho vissuto grandi emozioni, si respira una bellissima atmosfera nei derby”.



Grazie Marco per la disponibilità, un saluto per i lettori di Sampdorianews.net e tutti i tifosi blucerchiati. “Della Samp e di Genova ho un grande ricordo, ho sempre vissuto serenamente, provando sensazioni bellissime. Magari un giorno mi trovate come allenatore della Samp…”