Ricordi indimenticabili, legami indissolubili. Auguri al maestro Vujadin Boskov

Ricordi indimenticabili, legami indissolubili. Auguri al maestro Vujadin BoskovTUTTOmercatoWEB.com
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giovedì 16 maggio 2013, 08:00I Colori dei Nostri Campioni
di Serena Timossi

Il tempo scorre, trascinando le lancette inesorabilmente e accompagnando con il suo ticchettio lo sbiadire dei ricordi. Nonostante tutto, però, anche quando l’età e le condizioni di salute non permettono di rievocare sempre nitidamente il passato, quegli stessi ricordi restano vivi nella mente di chi li ha vissuti insieme a noi, condividendo emozioni, sensazioni, pensieri. Per questo nell’augurare un buon 82° compleanno all’intramontabile e indimenticato Vujadin Boskov, preferiamo continuare a pensare a lui come al condottiero della Samp trionfale di Paolo Mantovani, ma soprattutto come alla persona dotata di straordinaria umanità, carisma e simpatia che ha saputo creare un legame speciale con la tifoseria blucerchiata, unendo professionalità indiscussa e spontaneità.

Vujadin Boskov in principio è stato il giocatore di Novi Sad che ha incrociato il suo cammino con quello della Sampdoria a fine carriera, nella stagione ’61-’61, visto che all’epoca i giocatori slavi non potevano essere ingaggiati da squadre estere prima dei trent’anni; ma, soprattutto, è stato l’allenatore della Sampd’oro, capace di amalgamare elementi dotati di forte personalità sino a plasmare un gruppo vincente e affiatato. E’ il mister delle frasi sibilline, pronunciate con la caratteristica cadenza, che sono diventate vere e propri aforismi nell’almanacco del calcio, trasformando l’ironia in perle di saggezza.

E’ una figura che suscita nostalgia di un calcio che non c’è più, eroso da elementi che ne hanno scalfito la superficie, modificandone la fisionomia originaria. E’ il tecnico con cui la Samp alzò al cielo una Coppa delle Coppe, uno Scudetto, due Coppa Italia e sfiorò la Coppa Campioni. E’ l’allenatore che tornò ad aiutare la squadra blucerchiata nel momento del bisogno, nella stagione ’97-’98.

Boskov è l’uomo delle massime: “E’ rigore quando arbitro fischia”, “Vince squadra che sbaglia meno, noi sbagliato di più e perso”, “Per segnare bisogna tirare in porta”, “Pallone entra quando Dio vuole”, “Pali e traverse sono tiri sbagliati”. E’ l’involontario divertente protagonista di una delle canzoni dello Scudetto.

E’ un maestro, tanto sul rettangolo di gioco quanto nella vita, un tassello di storia blucerchiata, una realtà e un ricordo che le lancette del tempo non potranno mai fare del tutto scomparire. Perché i grandi uomini sono capaci di entrare nel cuore della gente, cambiando per sempre il corso del tempo.