SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: le Mamme negli anni '60

10.05.2020 13:56 di Redazione Sampdoria News   Vedi letture
SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: le Mamme negli anni '60
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© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com

Negli anni '60 ci si rendeva conto come negli organi di stampa non si andasse oltre alla figura del calciatore in quanto tale, si tendeva a scordare la sua vita personale, la sfera affettiva. Da un certo punto di vista all'epoca si riteneva che la preferenza degli stessi protagonisti sul terreno di gioco fosse cercare di tenere la famiglia, gli affetti femminili (mogli, fidanzate, Mamme, sorelle, figlie) lontane dagli spazi di cronaca.

Oggi è la festa della Mamma e la rubrica La storia si chiama Sampdoria, targata Sampdorianews.net, si ferma nella seconda metà degli anni '60 e lascia interamente spazio alla presenza femminile al fianco dei calciatori blucerchiati. In quel periodo buona parte delle donne non andava allo stadio per seguire dal vivo la partita della propria dolce metà, ciò non significava vivere i 90' senza coinvolgimento, anzi. Era frequente non perdersi un attimo delle sfide grazie alle indimenticabili cronache di Tutto il calcio per minuto, si trattava in particolare di un tifo manifestato tramite frequenze radiofoniche. Il cuore da tifosa era solitamente rivolto alla squadra del proprio familiare e le regole del gioco del calcio erano spesso più o meno ignote.

Le cronache dell'epoca si soffermano soprattutto sul grande sostegno delle donne di casa Morini. Nella loro casa in Toscana la zia, caratterizzata da un tifo scatenato a favore della Sampdoria e rinchiusa tutto il giorno in occasione dello spareggio salvezza contro il Modena terminato nel per noi nel migliore dei modi, lanciò ben tre radio appena comprate contro la parete, come gesto di sfogo per qualche risultato negativo. Non si faceva mancare nemmeno l'incitamento della nonna ottantenne. Gabriella, moglie di Enrico Dordoni, provò in un paio di occasioni ad andare allo stadio, le prestazioni in campo non furono eccelse e di comune accordo decise di restare a casa, non perdendosi un solo secondo delle gare in radiocronaca, con immancabile sofferenza e incitamento.

Diverse le reazioni dei protagonisti blucerchiati. Francesconi era riuscito nell'obiettivo di portare allo stadio la moglie Teresina, la quale però rinunciò presto, optando per la cronaca radiofonica e dando priorità alla prestazione offerta dal proprio amore rispetto al risultato decretato sul campo. Opposta la situazione nella famiglia Delfino, nella quale la moglie insisteva e non voleva sentire ragioni, la sua presenza allo stadio non mancava mai in occasione delle gara casalinghe, nonostante il pensiero del marito. Non ci si poteva dimenticare delle mamme, come ricordato da Salvi, talvolta presenti nonostante le famiglie non fossero residenti a Genova. È anche il caso di Tentorio, la cui fidanzata abitava a Bologna, mamma e sorella non perdevano una sola radiocronaca.

In un calcio purtroppo di altre generazioni si poteva anche non cenare in occasione di qualche sconfitta subita dalla Sampdoria. Capitava ad esempio nella famiglia Bernardini, davvero lontanissimi i tempi nei quali le sue sorelle fecero tutto il possibile affinchè desistesse dalla volontà di intraprendere la carriera di calciatore.