Roselli a Belin che Calcio: "Venni a Genova perchè avevo capito che la società puntava molto su di me. Il calcio è incredibile"

23.02.2019 11:59 di Maurizio Marchisio   Vedi letture
Roselli a Belin che Calcio: "Venni a Genova perchè avevo capito che la società puntava molto su di me. Il calcio è incredibile"

Nella quarta puntata del programma Belin che Calcio, condotto da Marco Benvenuto, Franco Ricciardi e Virginia Scarpellini, è intervenuto come ospite telefonico Giorgio Roselli. L'ex centrocampista classe 1957 ha indossato in 124 occasioni la maglia più bella del mondo riuscendo a siglare anche 18 goal. Roselli ha anche una lunga carriera da allenatore, iniziata nell'Alessandria dopo aver chiuso la carriera da giocatore con i grigi e, attualmente, ricopre questo ruolo nella Sambenedettese.

"Quando arrivai alla Sampdoria era una sensazione nuova per me, prima Inter e Vicenza in Serie A, Vicenza che era arrivato secondo in classifica, il Vicenza di Paolo Rossi dunque di grande livello, Gigi Fabbri allenatore, veramente un grande, passai ad una Sampdoria veramente in difficoltà generale, due anni prima era retrocessa dalla Serie A ed era un momento particolare perchè era ultima in Serie B, dunque era un pò da ricostruire, anche come società, le risorse non erano moltissime.

A Vicenza giocavo però c'era il rischio di giocare anche meno perchè c'erano dei giocatori veramente forti. Venni a Genova proprio perchè avevo capito che la società puntava molto su di me. Mi è capitato anche in altre squadre, quando vedi la società che ti vuole  ti invoglia di più ad accettare. Fabbri mi disse: vai là, chiedi il doppio di cosa ti danno qui così non ti prendono e ritorni qui perchè io ho bisogno di te. Invece è andata che io sono arrivato, ho chiesto "dieci" e loro hanno accettato.

Giocando alla Samp sono stato molto fortunato perchè ero un centrocampista che qualche goal lo faceva ma non un goleador. Quell'anno perdemmo alla prima a Bari, poi ci riprendemmo un pò ma ci salvammo solo alla fine con un tre a tre contro la Ternana. Però per me che ero una mezzala, un numero 8, fare sei goal e tutti quanti decisivi non era poco. Nel 1980/1981 sono andato in goal sei partite consecutivamente: per 31 partite ho fatto un goal e poi in sei partite sei consecutivi, il calcio è incredibile, mi ricordo che in porta c'era Garella e nelle partite in allenamento quando tiravo si scansava, tanto tiri all'incrocio mi diceva ...

In cinque derby, nessuno perso e tre goal fatti. E' una media da attaccante. Poi quando venne Mancini, inizialmente non ero dentro alla trattativa, mi è stato detto che arrivava Brady e che dunque avrei fatto riserva, e ci mancherrebbe, mi stava benissimo. Poi nella trattiva sono stato inserito anche io, mi è stato chiesto con educazione. Giustamente sono stato sacrificato perchè c'era l'affare ManciniFrancis, Brady e Mancini è poi iniziata lì la grande storia della Sampdoria.

Anche da allenatore ho avuto fortuna perchè sono 45 anni di calcio professionistico ininterrotto. Ho fatto un anno e mezzo come secondo ad Alessandria e poi ho iniziato ad allenare. Sono contento, sono in pensione da qualche anno ma mi piace molto stare dentro al campo."