Marco Benvenuto in 1946: lo slalom di Loris Boni nella cruda difesa del Toro

07.09.2017 19:46 di Marco Benvenuto  articolo letto 6579 volte
Marco Benvenuto in 1946: lo slalom di Loris Boni nella cruda difesa del Toro

Ci mettiamo la mano sul fuoco che se ad un Sampdoriano di vecchia data vai a ricordare il 20 maggio 1973, lui ti risponde subito minuto 33 della ripresa. E parte il film di una Torino dipinta di  blucerchiato da granata che doveva essere colorata.

Ogni volta che lo senti, Loris Boni, vuoi per un'intervista amarcord, vuoi per una rimpatriata nella sua Genova blucerchiata per una sessione di amicizia e sampdorianità, non smette di ribadire che quello slalom nella cruda difesa del Toro fu sincero come lo poteva essere un ragazzo arrivato a 19 anni dalla bresciana Remedello di  Sotto. Eppure valse la salvezza, a 24 punti con buona pace di Vicenza e Atalanta, perchè a quei tempi usava così: ultimo minuto dell'ultima giornata. Cose forti per cuori forti.

Faccia da Intrepido Loris, tanto che il popolarissimo settimanale gli dedicò il ritratto di copertina nel numero 12 del 1972: per gli appassionati,  E-bay lo mette in vendita come un Gronchi rosa. E  dire che a quei  tempi il blucerchiato aveva scarsa cittadinanza agli alti livelli. Non è che poi il ragazzo arrivasse alla Samp tanto sprovveduto: dal Mocchetti di San Vittore Olona aveva esordito nella Solbiatese a 17 anni, a meno di 19 l'esordio in blucerchiato. Logico che un po' di milioncini li fosse costati. Passo alla Roma per 800 milioni dopo quattro anni di Sampdoria: non è che al tempo non esistessero le plusvalenze.

Era la Samp che aveva pensionato Fuffo Bernardini per fare spazio al ginnasiarca Heriberto. Quello che invitava Cristin a casa sua e gli faceva trovare ogni ben di Dio in frigorifero. Quando il Bisontino cedeva, scattava la multa. Cosa volete che fosse per uno come “Haccaccone” di breriana definizione, che saltava sulla pancia di Haller per farlo dimagrire... Nei miei personalissimi ricordi ci sta che scrissi alla società per avere il loro gagliardetto.  Un enfant prodige della mediana, con un piede niente male che gli valse anche l'azzurro. Qualità tecniche che il mite Boni, ma che duelli con Romeo Benetti,  ci tiene a sottolineare ogni volta che lo incontriamo. 

Flashback al 9 gennaio 1972. E dire che le partite con l'Inter a San Siro sono ben strane da sempre. Finì 4-4, in quella che, ancora oggi, può essere annoverata come la “matta” nel mazzo delle 40 carte blucerchiate. “Bonimba” Boninsegna, dal naso che lo faceva assomigliare a Nanni Svampa, schiumava quel giorno e non deluse i suoi con una tripletta memorabile. Le sue gambe “babonghiane” giravano a mille per lui mantovano di derivazione operaia. 

Ma a gelare il sangue ai “bauscia”di una Milano ancora da bere fu il ragazzo di Remedello che la infilò alle spalle di Ivano Bordon, uno che poi sarebbe stato doriano,  rubando il tempo a un mostro sacro come Bertini che aveva respirato la dura aria dell'Azteca. E anche qui Loris Boni non si stanca mai di ricordarci la bellezza tecnica del suo gesto, quasi ad affrancarsi da chi lo vuole relegato ad una vita da mediano.

Ne giocò 99 in blucerchiato, questo per rimanere al campionato. Tanto che, come gli ricordavamo di recente, verrebbe la voglia di dargli una maglia oggi e regalargli una manciata di minuti per l'ultimo hurrà. Poi le 88 gare in giallorosso, che da uomo onesto come è, Loris Boni rivendica come altro pezzo di vita. Nils Liedholm lo vedeva tornante, non ci acchiappò come quando definì l'imberbe Mandressi come il novello Rensembrink. Anche il “Barone” sbagliava: con classe, ma sempre di cantonate si parla. 

Non gli andò bene neppure con Gustavo Giagnoni, ormai senza colbacco per via del Ponentino romano. Anzi non andò bene ad entrambi. Poi la via di Pescara, dopo gli esiti  di un infortunio di una qualche rilevanza, nulla di che rispetto ai destini del suo amico Kavasaki Rocca, tuttavia il quanto bastò. Fino allo sfizio di trovarsi nella stessa foto in grigiorosso Cremonese con un giovanetto riccioluto come Vialli. 

Oggi Loris Boni è un uomo saggio che affida al social i suoi pensieri. Sono troppo profondi e tormentati, a tratti,  per restare confinati ad un rettangolo verde dove si corre in mutande dietro ad un sogno che rotola.