Mancini su Wembley: "Meritavamo di vincere, è stata un'occasione sprecata"
Roberto Mancini è un nome che rimarrà indelebile nel cuore di tutti i tifosi Sampdoriani. Non un semplice calciatore, ma un uomo che ha reso felice e fatto sognare una Città intera a suon di goal e grandi giocate. Esordisce giovanissimo in Serie A a soli 16 anni con la maglia del Bologna.
A 17 anni Il Bimbo viene poi acquistato dal grande Presidente Paolo Mantovani ad una cifra record per un ragazzo della sua età. Mantovani ne fa il suo pupillo, e Mancini ripaga la fiducia diventando il simbolo di una Sampdoria che in pochi anni raggiunse la vetta d’Italia e sfiorò il titolo di Campione d’Europa. Mancini si è raccontato ai microfoni di Sky per il programma I Signori del Calcio. Lui un signore del calcio lo è stato ed è sempre bello ricordare i magnifici momenti della sua carriera.
Riguardando indietro alla tua carriera, pensi di essere stato apprezzato il giusto oppure meritavi di più?
"Sono felice della mia carriera, ho giocato in squadre non di vertice che poi sono arrivate in cima. Se avessi giocato in squadre di vertice probabilmente sarei stato molto più apprezzato, ma sono contento delle mie scelte".
Tu hai esordito a 16 anni, oggi pensi sia ancora possibile far esordire un ragazzo a quell’età?
"Credo di si, anche perchè i giovani di oggi sono molto più sviluppati. Allora era difficile."
L’avventura della Samp ha segnato tutta la tua vita: le amicizie, i rapporti, la crescita professionale. Eppure non era cominciata benissimo con Ulivieri…
"Si infatti. Il giorno del raduno mi chiese in che ruolo giocavo. Gli risposi mezzapunta e lui se ne andò. Prima quel ruolo era inconcepibile per tutti gli allenatori. Per Ulivieri ero un centravanti, e alla lunga ha avuto ragione lui."
Hai fatto fatica ad andare d’accordo con i cosiddetti Sergenti di ferro?
"Si ho sempre fatto fatica perché non mi piacciono le persone che impongono le cose; deve esserci sempre un punto d’incontro tra due persone."
In questo Boskov è stata una rivoluzione?
"Si. Lui aveva un carattere totalmente diverso dagli altri allenatori. Tuttavia l’impatto non fu dei migliori. Pensavamo di essere caduti dalla padella alla brace. Invece fortunatamente non fu così. Sapeva gestirci e tanto è vero che poi arrivarono i risultati."
Come nasce l’amicizia con Vialli?
"Ci siamo incontrati in Nazionale. Poi grazie a Mantovani sapevo che la Samp lo stava comprando e un giorno lo incontrai a Coverciano e glielo dissi. Quando venne da noi, eravamo un gruppo eccezionale. Non credo ci possano essere squadre uguali."
Poi ad un certo punto c’è stata una piccola frattura…cosa è successo?
"Io e Vialli stavamo sempre insieme, facevamo insieme ogni cosa ed abitavamo pure vicini. E’ normale che poteva capitare di litigare qualche volta."
Eravate i leader della Sampdoria?
"No, eravamo solo molto amici. Poi è normale che in una squadra gli attaccanti siano più pubblicizzati. Però eravamo molto amici tutti quanti. Non c’era uno più leader dell’altro."
Genova è stato il momento più divertente della tua vita?
"Si, sicuramente. Eravamo giovani, stavamo bene, vincevamo e avevamo un Presidente come Mantovani. Avevamo tutto."
Mantovani è stato come un padre per te. Cosa lo differenzia dagli altri Presidenti?
"Lui era di un’altra categoria, in tutto. In classe, nel capire le cose anni prima degli altri. Con la sua intelligenza, l’umiltà che dimostrava in certe situazioni e l’affetto che provava verso i propri giocatori ai quali tuttavia non permetteva di fare tutto quello che uno avrebbe voluto. Quando si trattava di tirare le orecchie le tirava. Senza di lui non si sarebbe vinto mai niente. Per questo non c’è un Presidente paragonabile a Mantovani. Non esiste e non esisterà mai credo."
Preferisci Boskov o Eriksonn?
"Tutti e due. Con loro ho passato quasi tutta la mia carriera. Erano di epoche differenti, mentalità differenti e metodi di gioco differenti. E’ stato un mix per me molto importante. Ho imparato davvero tanto con loro due."
Cosa preferisci: fare gol, o farlo fare?
"Farlo fare. Ho fatto 200 gol tra Campionato e coppe varie, però per me riuscire a mettere in porta un compagno è come fare gol."
Quale il gol più bello?
"Ricordarne duecento non è una cosa semplice. Sicuramente è stato molto bello quello di Napoli. Fu l’anno dello scudetto e quella partita fu decisiva. Nella prima mezz’ora ci dominarono ma poi venne fuori quel gol incredibile. Un altro bello fu il 3-2 all’Ancona e poi il colpo di tacco al Parma con la maglia della Lazio."
Hai lottato tanto contro Moggi, Galliani…diciamo contro i poteri forti.
"No contro Galliani assolutamente no, magari non c’è mai stata tanta simpatia tra noi però questo può accadere. Di Moggi non mi piaceva il modo di operare. Sono sempre stato contro le cose fatte un po’ così, ognuno poi si comporta come crede."
E’ cambiato il calcio dopo Moggiopoli? E’ sempre condizionato dal potere economico?
"Sicuramente un po’ è migliorato. La vita è condizionata dal potere economico non solo il calcio. Che poi gli arbitri siano un po’ condizionati nell’arbitrare una grande squadra è normale. E’ sempre stato così."
Capitolo Nazionale. Non è stata una storia esaltante in proporzione al tuo talento...
"Per me la maglia azzurra rimane un cruccio. Avrei voluto giocare di più ed essere molto più decisivo. Ho debuttato giovanissimo con Bearzot, poi per varie situazioni non è andata benissimo. In quel periodo inoltre giocavo nella Samp e allora contava molto se giocavi in una grande squadra oppure no. Non fu solo questa la causa della sfortunata parentesi ovviamente. Fu anche colpa mia. Con Bearzot feci una cavolata. Ero giovane e uscii di notte a New York. Non l’ho neppure chiamato per scusarmi, forse sarebbe cambiato qualcosa."
Questo è l’anno del Mondiale. Convocheresti Cassano?
"Io penso che in Nazionale debbano giocare i giocatori di talento. Non tanto nelle qualificazioni perché l’Italia le supera sempre, però ai Mondiali contano molto la classe e il talento, sono indispensabili. Poi non è un problema mio perché non sono io l’allenatore della Nazionale, ma da tifoso italiano posso dire che mi dispiace che Cassano non ci sia."
La sconfitta in finale di Coppa dei Campioni con la tua Sampdoria contro il Barcellona è stata la tua grande delusione?
"E’ sicuramente un ricordo fantastico perché la Sampdoria è arrivata una sola volta in finale di Coppa Campioni. Peccato per non essere riusciti a chiudere il cerchio. Inoltre in quella partita meritavamo di vincere, è stata un’occasione sprecata."
Vincerla da allenatore toglierebbe il rammarico di quella finale persa?
"Beh allora bisognerebbe vincerla con la Samp la Champions, ma mi sembra un po’ difficile…"
