I ricordi di Galia a "Belin che Calcio": "Samp incominciava a fare un tragitto importante a livello europeo. Rimarrà sempre dentro di me"

15.03.2019 10:12 di Maurizio Marchisio   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
I ricordi di Galia a "Belin che Calcio": "Samp incominciava a fare un tragitto importante a livello europeo. Rimarrà sempre dentro di me"

Nella quinta puntata del programma Belin che Calcio, condotto da Marco Benvenuto, Franco Ricciardi e Virginia Scarpellini, è intervenuto come ospite telefonico Roberto Galia. Difensore, classe 1963, nativo di Trapani, passò nel 1983 dal Como alla Sampdoria con cui disputò 72 partite, rimase a Genova fino al 1986. Poi a seguire vestì le maglie di Verona, Juventus, casacca che vestì per ben 157 volte, breve parentesi all’Ascoli e per finire ancora Como, proprio dove era incominciata la carriera da professionista.

“Rientro nel gruppo dei giovani che la Sampdoria stava acquistando da varie società, Mantovani insieme al direttore Nassi stavano allestendo una squadra per cercare di vincere qualche cosa, cominciando da giocatori che stavano già facendo dei campionati di Serie A.”

Mantovani disse che era stato un errore mandare via Galia: “Lo scrissero anche sui giornali, Mantovani lo disse apertamente, è una ferita che è rimasta ancora aperta. Conoscendolo di persona e conoscendo la famiglia posso dire che sono persone eccezionali. Il fatto di Mantovani me lo disse Pezzotti quando ci vedemmo più avanti. Mi disse: “Guarda non so come dirtelo ma Boskov si era sbagliato fra te e Scanziani”. Quando me lo disse pensai che la strada da fare era quella.

30 ottobre del 1983, la Sampdoria vinse a Torino contro la Juve grazie anche ad un goal di Galia: “Mi ricordo, marcavo un giocatore di una certa qualità che si chiamava Platini, fu una grande soddisfazione vincere a Torino. In quel periodo facevamo grandi prestazioni anche fuori casa, poi magari in casa qualche risultato meno positivo.

Sono stato bene dappertutto, a Genova ho comunque passato dei begli anni con dei ragazzi della mia età, anzi, io stavo con quelli un po’ più vecchi, come Scanziani, come Bordon che abitavano nel mio stesso palazzo. Abbiamo avuto due grandi allenatori, Ulivieri e Bersellini.”

Finale di Coppa Italia, a proposito di goal pesanti, un goal all’andata ma anche un rigore al ritorno per un fallo su Tovalieri: “Giocammo due finali in due anni consecutivi, facendo grandi prestazioni, specialmente a Milano, poi con la Roma giocammo bene ma furono più bravi loro. C’era stato anche il caso della squalifica del direttore sportivo, abbiamo rischiato di arrivare primi anche perdendo la finale. Poi passammo alla Coppa delle Coppe, che perdemmo poi con il Benfica, diciamo che la Sampdoria incominciava a fare un tragitto importante a livello europeo, sono stato contento di aver vissuto quel momento, aver partecipato al primo trofeo di quella grande società, rimarrà sempre dentro di me. Un gruppo che stava crescendo e che poi fece vedere di cosa era capace.

Dal 2012 al 2015 ho fatto il responsabile del settore giovanile del Como, poi ho fatto l’allenatore responsabile, ho allenato la Primavera e la Beretti, l’anno scorso gli Juniores sempre a Como e poi sono andato via e sono direttore dell’Accademia Calcio Como, lavoriamo con i bambini.”