ESCLUSIVA SN - 1946, Medulla: "Ernst Ockwirk, il ballerino austriaco"

05.11.2015 19:46 di Roberto Lazzarini  articolo letto 5607 volte
ESCLUSIVA SN - 1946, Medulla: "Ernst Ockwirk, il ballerino austriaco"

La storia blucerchiata raccontata attraverso gli aneddoti, gli episodi, e i ricordi di chi l’ha vissuta: la nuova puntata della rubrica “1946" di Sampdorianews.net dedicata ai 69 anni della Sampdoria, ospita come narratore per l’album dei ricordi blucerchiati il Presidente del Museo SampDoria Maurizio Medulla:

"Ernst Ockwirk nasce a Vienna il 7 marzo 1926 e inizia la sua carriera di giocatore nelle giovanili nello Stadlau. Passa poi all’ Austria Vienna in cui milita dal 1947 fino al 1956 vincendo 3 campionati e 2 coppe d’Austria affermandosi come uno dei giocatori più importanti del panorama europeo e diventando una colonna portante della Nazionale austriaca, con la quale disputa 63 partite segnando 6 reti. Il 1954 è l’anno dell’affermazione definitiva: ai Mondiali di Svizzera l’Austria raggiunge il suo miglior piazzamento di sempre ai Campionati del Mondo arrivando terza. Nella finale per il terzo e il quarto posto contro l’Uruguay l’Austria si impone per 3 a 1 e Ockwirk segna, entrando nella storia del suo Paese.

Nel 1956 passa alla Sampdoria per una cifra intorno ai 30 milioni di lire e in breve tempo diventerà una bandiera del club blucerchiato. Il suo esordio con la maglia della Sampdoria fu sfavillante: a Padova, dove la Samp vinse per 6 reti a 2, Ockwirk riuscì a segnare dopo appena  20 secondi, realizzando un dei gol più veloci della storia della Serie A. Con la Genova blucerchiata fu amore vero. Ockwirk era osannato dai tifosi, amato dai compagni e dal presidente Alberto Ravano. In poco tempo divenne un vero leader, tanto che fu  per tre volte capitano della formazione del Resto del Mondo, che era una selezione dei migliori giocatori del pianeta che erano chiamati ad affrontare quella che in quel momento era giudicata la Nazionale più forte (Ockwirk affrontò da capitano il Brasile, l’Argentina e l’Inghilterra).

Nella Sampdoria si divide la fascia di capitano con Bernasconi, segna 37 reti in 154 partite e trascina la squadra ad uno storico quarto posto, conquistato nella stagione 1960/1961, miglior piazzamento della storia del club blucerchiato, che si guadagna un pass per la partecipazione alla Coppa Mitropa.  

Raggiunti i 35 anni decise di tornare in patria dove vince ancora un campionato con l’Austria Vienna e poi, nel 1962, si ritira dal calcio giocato, decidendo di diventare allenatore.  Lo prende subito la Sampdoria per la stagione 1962/1963 e, nonostante i blucerchiati di allora non fossero una squadra in grado di offrire a Ockwirk grandi ambizioni, l’austriaco tornò molto volentieri in quanto non aveva mai nascosto di amare Genova e l’ambiente blucerchiato tanto quanto l’ambiente blucerchiato amava lui. Alla sua presentazione di ritorno, Ockwirk disse “Sono tornato perché mi mancava la Tramontana”, suscitando l’ilarità dei presenti.

Dopo dei buoni piazzamenti in campionato con la Sampdoria, Ockwirk torna nuovamente all’Austria Vienna, con il quale vince altri due campionati e una coppa d’Austria. Lascia la sua città nel 1970 per approdare al Colonia, dove allena per un anno, poi finisce la carriera da allenatore all’Admira/Wacker, dove lascia definitivamente il calcio nel 1973 a causa di una malattia. Ockwirk infatti si ammala di SLA, malattia tristemente conosciuta ai giorni nostri per aver colpito molti giocatori, tra i quali Stefano Borgonovo. Ockwirk muore prematuramente il 23 gennaio 1980 a soli 53 anni, lasciando un vuoto incolmabile per tutti gli amanti del calcio dell’epoca.

Ockwirk fu un giocatore tecnicamente indimenticabile, che anche nel calcio moderno potrebbe giocare e fare la differenza. Un regista ed un rifinitore dalle geometrie perfette, che segnava e faceva segnare.  Un sontuoso incontrista dalla tecnica e dalla visione di gioco totale.  Molto spesso assomigliava più ad un ballerino che ad un giocatore di calcio proprio per i suoi movimenti, le sue finezze incredibili, le sue finte che spiazzavano avversari non abituati a giocatori tanto istrionici e fantasiosi.

I giornali dell’epoca ne parlano proprio come un vero direttore d’orchestra, padrone del centrocampo e del gioco. La sua è sicuramente una storia che merita di essere ricordata, e il suo nome ritengo entri con merito nel pantheon dei grandi giocatori che hanno indossati la maglia della Sampdoria. E, sebbene gli anni ormai passino veloci e il ricordo di molti grandi campioni viene offuscata dallo scorrere del tempo, fra le vie della città si può ancora incontrare qualcuno che Ernst Ockwirk lo ha visto e che possa raccontare con gli occhi che brillano le gesta del ballerino austriaco, idolo della Genova blucerchiata degli anni ‘50/’60". 

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