1946, la storia Sampdoriana - Dedicato a Vasco Caroti

01.01.2021 19:46 di Guido Pallotti   Vedi letture
1946, la storia Sampdoriana - Dedicato a Vasco Caroti
© foto di Sampdorianews.net

Correva l’autunno dell’anno 1950 e tramite il superamento dell’esame d’ammissione, frequentavo la scuola media A. S. Novaro di Sampierdarena, però successe qualcosa che mi trasformò in uno scolaro negligente con finale bocciatura e confinamento, nell’anno scolastico successivo, come da promessa fattami da mio padre in caso di bocciatura, come interno all’istituto Don Bosco. 

Quel qualcosa che mi fece perdere la testa fu il gioco del pallone. La squadra, sebbene con tute alla Fantozzi l’avevamo, in più Gino Stegani stava aiutando un fruttivendolo, Vasco Caroti, che aveva il banco al mercato Tre ponti di Sampierdarena, ex pugile dilettante, il quale tre volte la settimana veniva ad allenarsi nella palestra della Sampierdarenese, della quale Gino era figlio del custode. Nella parte interna del locale c’era un campetto lungo e stretto che terminava con la buca piena di sabbia per i saltatori ed era lì che  mentre l’ex boxeur sudava facendo esercizi con interminabili minuti di salto alla corda, noi ragazzi della squadra facevamo le partitelle, fino a che il buon Vasco, stufo di sudare in solitario, prese l’abitudine di venire a sudare con noi. 

Ricorrendo al luogo comune “da cosa nasce cosa” si entusiasmò al punto d’affittare un paio di pomeriggi la settimana il campo a 11 dell’Auxilium, nella zona dietro il magazzino del sale, dove ancora non c’era la barriera di Lungomare Canepa e da Via Sampierdarena si arrivava fino ai moli dell’omonimo scalo portuale. Su quel campo si allenavano altri ragazzi che si erano dati il nome di Samp Boys, e mischiandoci a loro facevamo meravigliose partite 11 contro 11. 

Per me fu il paradiso e la scuola il fastidioso impedimento al realizzo dei miei sogni. Accadde che all’oratorio Don Bosco organizzassero due tornei intercittadini, uno per le leve del ’37, ’38, ’39 e l’altro per quelle del ’35 e ’36. Logicamente provvide a tutto Vasco: noi piccoli della squadra “Liguria B” con nuovissime maglie blucerchiate ed io con la fascia da capitano al braccio, cucita e ricamata da mamma. Il “Liguria A” aveva le vecchie maglie del Liguria che ancora erano rimaste negli armadi della palestra. Noi piccoli e fra noi c’era pure Giorgio Canali, che chiamavamo “ il Toscanino”, inanellammo una serie di sconfitte sonore, ricordo un 13 a 0, subito dalla squadra della Zambo nella quale c’erano: Manlio Vigna, Emiliano Milli Giordano che poi furono giocatori della Sampdoria in serie A, mentre Carlo Cervetto, cresciuto pure lui nel vivaio del Doria fece una bella carriera in cadetteria ottenendo la promozione nella massima serie col Bari per essere però ceduto a campionato finito. 

Ebbene fu Milli che, incontrandomi alcuni giorni dopo il 13 – 0 inflittoci, mi salutò ridendo dicendomi: “Ciao uomo del tredicesimo secolo”. Come già detto l’anno scolastico successivo lo passai in collegio e la seconda e terza media la frequentai sempre al Don Bosco come semiconvittore, in quei tre anni studiai molto e giocai molto a pallone, pur perdendo di vista gli amici del 29 di Via Fillak. Nel corso dell’estate rivedendoli giocare in un torneo notturno sul campo dei Salesiani, seppi che Gino Stegani, Vittorio Baldizzone e Vittorio Tito Marzocchi erano stati assorbiti dal Samp Boys con Vasco Caroti come accompagnatore della squadra. Il caso volle che alcuni ragazzi della Samp Boys, ma non loro tre, passassero alla Sampdoria e con loro pure Vasco che vi rimase fino al momento della pensione. Trascorsero molti anni, Vasco Caroti abitava in Via Orgiero, nello stesso caseggiato del mio amico Giuliano Pretolesi, col quale andavo quando era di turno a Genova a vedere giocare la Sampdoria. Fu una domenica pomeriggio che, di ritorno dallo stadio, trovammo Vasco e la moglie Bruna, come di solito facevano, seduti sulla panca fuori dal loro box di fianco al portone, Vasco ci porse un foglio di lettera con l’intestazione ufficiale dell’U. C. Sampdoria… era stata scritta di proprio pugno dal Presidentissimo Paolo Mantovani che ufficialmente lo ringraziava per i servizi resi alla Società. 

Vasco aveva gli occhi lucidi di pianto, ci congratulammo con lui e mentre salivamo in ascensore cominciai a raccontare a Giuliano il modo in cui Vasco Caroti era approdato alla Sampdoria.