1946 - I portieri blucerchiati: da Battara a Pagliuca

27.10.2018 19:46 di Guido Pallotti  articolo letto 903 volte
1946 - I portieri blucerchiati: da Battara a Pagliuca

PIETRO BATTARA: Appena arrivato in sostituzione di Baldini, Fulvio (Fuffo) Bernardini, (che secondo una leggenda metropolitana, si trovò con la sua Fiat “Topolino”, in mezzo ad una piazza sgomberata per l’imminente arrivo del duce e col passaparola arrivarono a dire che le due macchine si scontrarono) risolse subito il dualismo Battara - Sattolo, optando per la titolarità del primo. titolare inamovibile: era il campionato 1965 – 1966, retrocedemmo dopo… 

L’anno seguente in serie B e fino alla fine di quello del 1970 – ’71, difese onorevolmente la porta della Samp impedendo con le sue parate, a volte straordinarie, specialmente a Napoli e con il Napoli, per questo i tifosi partenopei lo nominarono San Battara. Ricordo una frase letta allora su un quotidiano sportivo che diceva più o meno che Pietro era incappato in una fantastica partita in cui nulla aveva da invidiare a Zoff e Albertosi, i portieri dell’allora nazionale. In una gelida domenica, si presentò tra i pali, indossando i calzoni della tuta, novità che fino allora nessuno aveva ancora fatto. Nel 1972 e per due campionati difese la porta del Bologna, da titolare il primo e da riserva di Buso nel secondo. Credo sia stato lui ad inventarsi il ruolo di allenatore dei portieri e Pagliuca ebbe molto da imparare e mettere a profitto i suoi insegnamenti col coronamento dello scudetto.

GIORGIO PELLIZZARO: Acquistato nel 1970 proveniente dal Mantova per fare esperienza all’ombra di Battara. Passò titolare nel 1972 con allenatore Heriberto Herrera, ma fu sostituito dopo un Samp – Inter 0 -1, partita nel corso della quale aveva subito gol, su tiro parabilissimo di Bedin dalla lunga distanza, da Massimo Cacciatori, pupillo dell’allenatore che lo aveva fortemente voluto,  ben conoscendolo da  quando aveva allenato l’Inter.

MASSIMO CACCIATORI: Ovviamente l’Heriberto paraguaiano aveva molta fiducia in lui, perché ne fece il titolare fisso all’età di 21 anni. Alla Samp rimase fino al 1978 – ’79, campionato di serie B. Dopo sei ottime stagioni, l’ultima in serie B, passò alla Lazio in cambio di Claudio Garella. A marzo del 1980 fu coinvolto nello scandalo scommesse assieme a molti altri calciatori della squadra capitolina.

CLAUDIO GARELLA: fece con la Samp 3 campionati di serie B, senza mai giungere alla promozione, fino a che in quello del 1981 – ’82, Paolo Mantovani, stufo di sfiorare senza mai raggiungere la serie A, fece una rivoluzione totale, della vecchia squadra rimasero solo Ferroni e Galdiolo, invece di Garella arrivò Paolo Conti dal Verona portiere di sicuro rendimento che aveva vestito per 8 volte la maglia della nazionale, tuttavia in due campionati, uno di B e uno di A, contò 39 presenze, alternandosi con Guido Bistazzoni.

GUIDO BISTAZZONI: alla Samp in due riprese: 1980 – ’83 con allenatore Ulivieri e complessive 29 presenze fra B e A, poi per due stagioni arrivò Ivano Bordon. Guido ritornò nel periodo 1986 – ’89, con allenatore Boskov e 59 presenze. Nel complesso un valido portiere, trovatosi alla Samp nel momenti in cui Paolo Mantovani stava pensando in grande e sceglieva i migliori giovani italiani, sotto la tutela di calciatori esperti, che molto avevano vinto in carriera.

IVANO BORDON: giunse alla Samp nel 1983 – ’84 e vi rimase tre anni e fu il primo portiere blucerchiato a vincere un trofeo importante 1984 – ’85, la Coppa Italia, mentre Paolo Mantovani stava completando il mosaico della nuova grande Sampdoria. Ivano aveva collezionato 28 partite in Nazionale ed è stato campione del mondo nel 1982 in Spagna, senza però scendere mai in campo, così come i futuri blucerchiati Vierchowod e Dossena.

GIANLUCA PAGLIUCA: Gianluca, preso in prestito dal Bologna per disputare il torneo di Viareggio: Pagliuca – Gambaro (genovese) – Paganin terzini - Lanna (genovese) e M. Zanutta difensori centrali, che a parte quest’ultimo, che tuttavia ebbe il privilegio d’indossare una volta la maglia della prima squadra, tutti gli altri fecero una più che degna carriera in serie A… e di punta c’era Maurizio Ganz, chiuso dal duo magico Mancini, Vialli, che emigrò ed esplose nell’Inter, giocò pure nel Milan

Il Presidente Paolo Mantovani stravedeva per Pagliuca, al punto di delegare  Borea a portarlo a tutti i costi alla Samp. Il D.S. chiese al collega del Bologna di cedergli alcuni dei migliori giovani della squadra petroniana, ricevendo secchi rifiuti così alla fine, con espressione preoccupata, lo implorò di non rimandarlo a Genova senza niente di concluso, che avrebbe deluso Mantovani e si finse amareggiato di avere concluso solo l’affare Pagliuca, dicendo che non sarebbe stato neppure tra i desiderati dal Presidente. Fu così che il numero uno in assoluto, fra tutti i portieri che sono transitati a difendere i pali doriani, approdò alla Samp, e vi rimase dal 1986 fino al 1994. Detiene tutt’ora il record di rigori parati (24), attualmente insidiato da l’interista Handanovic; memorabile fu quello che neutralizzò, con una parata in due tempi, nello stadio San Siro di Milano, allo specialista Lothar Matthaus, dell’Inter, che praticamente nel campionato 1990 – ’91 ci fece capire che lo scudetto era cosa quasi fatta.

L’anno successivo andammo a Wembley per la finale di Coppa dei Campioni da disputare contro il Barcellona, consapevoli che se la partita fosse conclusa ai rigori, avremmo avuto un’arma in più, Pagliuca… decisiva fu la punizione di Koeman. In occasione del Mantovani Day, chiesi ad un giocatore, fra i più autorevoli della super Samp d’allora, se in quell’occasione, la rete scaturì per via che la barriera si fosse aperta: lapidaria fu la sua risposta: “Un portiere non deve mai prendere gol nella parte di porta che protegge”.  Successe pochi anni dopo, in una semifinale di Coppa Uefa, subissimo un gol su punizione, con pallone insaccato nella parte della porta che proteggeva. I pali blucerchiati in quell’occasione erano difesi da Walter Zenga. Molti anni dopo incontrai a Bogliasco un giocatore che aveva giocato quella partita e gli dissi che a parere mio, ci fosse stato Salsano avrebbe saputo come ritardare il tiro fatidico, lapidaria fu la sua risposta… identica alla precedente... cambiava solo il nome del portiere.