1946: i Capitani della Sampdoria (nuovo numero)

29.09.2019 19:46 di Guido Pallotti   Vedi letture
1946: i Capitani della Sampdoria (nuovo numero)

GIOVANNI LODETTI (BASLÈTTA): approdò alla Sampdoria in un momento non felice per lui, avendo subito prima l’ingiusta umiliazione di essere escluso dalla rosa della nazionale italiana quando già con la stessa era in terra messicana. Causa defezione di Anastasi, uno dei tre attaccanti, ne furono chiamati 2: Boninsegna e Prati e scartato un centrocampista, purtroppo toccò a Lodetti, il quale nel corso della campagna acquisti vendite del seguente campionato 1970 – ’71, venne ceduto alla Samp in cambio di Benetti più 260 milioni. Nella Samp disputò 117 partite su 120 e già dal secondo campionato, 1971 – ’72, per carisma e palmares internazionale, indossò la fascia di capitano che portò al braccio per 87 incontri consecutivi; non disputò le ultime tre partite, con la Samp già retrocessa, nel campionato 1973 – ’74.

GIANFRANCO BEDIN: arriva alla Samp, ripescata in serie A, nel campionato 1974 – ’75, con allenatore Corsini, per quell'anno il capitano è nuovamente  Salvi, ma dal seguente torneo la fascia passa a Bedin che, come Lodetti al Milan e con Suarez, suo compagno all’Inter hanno maturato esperienze e titoli a livello italiano ed europeo. Disputerà 4 campionati con il Doria giocando 112 partite su un totale di 120, segnando 6 reti. Andò via dal Doria alla fine del campionato 1977 – ’78, con allenatore Giorgio Canali, promosso dalla squadra primavera, con la quale aveva vinto il Viareggio, ad allenare la prima squadra. Ricordo cosa mi aveva detto un pomeriggio a Bogliasco, Canali, che erro andato a salutare, conoscendolo da quando ragazzini giocavamo insieme nelle squadre dell’oratorio Don Bosco: «Cosa posso insegnare io a Bedin? Gli dico di mettersi a schermo davanti alla difesa e di aiutarmi a guidare la squadra, sia in campo, sia nello spogliatoio e lui da grande professionista quale è, lo fa con impegno. Davvero un grande».

MARCELLO LIPPI: nel campionato ’69 – ’70 andò in prestito al Savona; ritornato alla base, il Dott. Bernardini sorprendentemente lo fece debuttare nel ruolo di libero, fin dalla prima giornata del campionato seguente a Cagliari. Giocò nella Samp 274 partite, sempre in quel ruolo, segnando 5 reti. Prima della stagione ’79 – ’80, l’allenatore Giorgis, subentrato a Canali nel corso del precedente campionato, non ritenne Marcello più necessario e Paolo Mantovani da signore qual era liberò Lippi a parametro zero permettendogli di scegliersi la squadra che preferiva; scelse Pistoia dove finì la carriera attiva di calciatore. Ripartendo come allenatore delle giovanili della Samp, innanellò una straordinaria carriera internazionale sia a livello di club che di nazionali, da coach vincente. Favoloso l’exploit dell’Italia vincitrice del mondiale 2006.

DOMENICO ARNUZZO: aveva già indossato la fascia sporadicamente nelle annate precedenti, dopo Lippi fu lui il capitano designato, senonché l’allenatore Giorgis gli diede non troppe occasioni d’indossarla. Arnuzzo ebbe una buona carriera dirigenziale nella Samp di Enrico Mantovani. Gran colpo fu quello dell’acquisto di Karambeu, visionato da Lippi che, non ritenendolo adatto per il gioco della Juve, lo consigliò all’amico fraterno Domenico.

MAURIZIO ORLANDI: titolare inamovibile con Giorgis, Toneatto e Riccomini, tenne la fascia fino al campionato 1980 – ’81, alla fine del quale il Presidentissimo Paolo Mantovani fece un deciso repulisti, della precedente formazione rimasero: il giovane Luca Pellegrini, Galdiolo, Rosi e:

MAURO FERRONI: fu capitano nell’anno della promozione e nel primo 1982 – 1983, del ritorno in serie A. 233 partite nella Samp fra serie A e B. Tre gol segnati uno dei quali memorabile: “… anticipato Paolo Rossi a metà campo, giunto sulla tre quarti della Juventus, scagliò un tiro di destro forte e rasoterra che s’insaccò a fil di palo, alla destra di Zoff, portiere e capitano della nazionale italiana, neo campione del mondo”. Pare che malgrado la prodezza fosse stato bonariamente multato da Paolo Mantovani, perché nonostante gli ordini impartitigli, aveva abbandonato la rigida marcatura su Rossi, fresco capocannoniere al mondiale.

ALESSANDRO SCANZIANI: fu capitano dal 1983 al 1986, con 152 presenze e 25 gol. Fu lui nel 1985 ad innalzare al cielo il primo importante trofeo della storia della Samp: la Coppa Italia. Lascia la Sampdoria  nel corso del campionato 1985 – 1986 e per concessione del Presidente passa al Genoa dove contribuisce a mantenere i rossoblu genovesi in serie A.

LUCA PELLEGRINI: alla Sampdoria dal 1980, capitano dal 1986 al 1991. Luca è stato il primo tassello della mitica Sampdoria, con la quale ha vinto 3 Coppe Italia, due da capitano e sempre con la fascia al braccio ha innalzato a Goteborg, nel 1990, vittoria 2 -0 contro l’Anderlecht, la Coppa delle Coppe. La vittoria più grande è stata la conquista dello scudetto nel 1991, dopo di che, con uno score di 275 partite e 4 gol si trasferisce al Verona; alcuni anni dopo nel corso d’una intervista TV confidò al cronista che c’era stato un patto fra lui e il Presidente Mantovani basato sul fatto che nessuno dei due avrebbe mai svelato il motivo del trasferimento. Ho conversato a lungo con lui, sempre gentile e disponibile, questa estate nel corso di un pranzo rustico in una località della Val di Vara, gli ho posto un’infinità di domande ma per delicatezza mi son guardato bene dal chiedergli il motivo del suo trasferimento, anche se una mia idea ce l’ho.

ROBERTO MANCINI: capitano dal 1991 al 1997, alla Samp dal 1982 con 424 presenze e 132 gol, media di un gol ogni 3,2 partite. Ha conquistato tutto ciò che d’importante ha vinto la Sampdoria di Paolo Mantovani, compresa l’ultima Coppa Italia nel 1993 – 1994, nell'anno in cui prematuramente è mancato il Presidentissimo. Nel campionato 1998 – ’99, quando Enrico Mantovani esonerò Spalletti per affidare la conduzione tecnica della squadra a David Platt (allenatore senza patentino), al gran scalpore che fece il fatto, Beppe Dossena dichiarò con ironia che in Italia c’era già uno che erano anni che allenava senza patentino (si riferiva a Mancini allora giocatore della Lazio che da sempre era allenatore in campo). Straordinario fu il Mancio da giocatore; 541 partite da calciatore fra Bologna, Sampdoria, Lazio. Allenatore spesso vincente di: Lazio, Fiorentina, Inter, Manchester City, Galatasaray, Zenit San Pietroburgo ed attuale C.T. della risorta, almeno per ora, Nazionale Italiana.