1946: Giancarlo Salvi, un predestinato alla Samp. Fosse nato in un'altra epoca...

25.09.2017 19:46 di Marco Benvenuto   Vedi letture
1946: Giancarlo Salvi, un predestinato alla Samp. Fosse nato in un'altra epoca...

Fosse nato in un'altra epoca, non in quella delle grandi mezzali, Giancarlo Salvi, savonese di Dego, sarebbe finito in pianta stabile in azzurro. Non me lo ha mai tolto dalla testa nessuno, fin da quando lo andavo a veder giocare a biliardo in coppia con Marcello Lippi, di pomeriggio, dietro i vetri del Bar King di Via Fieschi. 

Questo pensavo quando se ne è andato il 6 maggio dell'anno scorso, lasciando un vuoto non colmato, anche tra chi lo aveva esecrato per la favole delle mutandine linde nelle partite sotto la pioggia. 

Un predestinato arrivato alla Sampdoria dai Pulcini del Cengio: 100 mila lire per uno che vince anche il Viareggio nel 1963 e finisce sotto l'occhio attento di Angelo Moratti che si lascia andare e chiede “Quanto costa ?” Ma ci sono Mazzola e Corso e cosa volete...

Se esordisci ancora prima dell'allora maggiore età e segni contro il Messina  (3-1  il 15 settembre 1963), vuol dire che poi hai anche diritto di scrivere la storia doriana segnando il gol del 2-0 nello spareggio per la salvezza a Milano il 7 giugno 1964: il sigillo della vittoria. 

Ma su di lui c'è il Milan e, in onore di quelle che poi l'epica contabile farà diventare “plusvalenze”, viene ceduto ai rossoneri: ma lì c'è Rivera e la storia si ripete. E quando accade la prima volta è farsa, la seconda è tragedia.  Due sole gare in quella  stagione milanese: per lui stravede il Barone Liedholm, lo avversa Gipo Viani. Finisce subito l'avventura  e Salvi fa ritorno alla Sampdoria dove Fuffo Bernardini lo sposta all'ala. Eresia? Macchè il ragazzo di Dego segna 11 goal e non gli accadrà mai più: gli altri attaccanti si defilano e lui fa la parte del Re Leone. 

La Samp retrocede e nella serie cadetta arriva la consacrazione definitiva in termini di reti e di assist dalla destra per il rapace Francesconi da Russi che, al termine del torneo, timbrerà per 20 volte il cartellino dei marcatori.  A destra, a sinistra, centravanti di manovra e giocate pregevoli. Come tutti i giocatori di genio, spacca tifoserie e giudizi. Così i verdetti su Giancarlo Salvi girano vorticosi come le palline del “semenaio” nell'urna.  

L'ultimo anno non va più bene e intorno a lui c'è il vuoto tecnico, complice anche qualche acciacco fisico di troppo. E' tempo di separazioni e di saluti: con la dirigenza, non certo con il cuore della tifoseria che poi gli tributerà, nel momento dei giusti, il giusto saluto.

Nel 1976 si accasa al Vicenza, dove vive l'esaltante avventura del toboga biancorosso. Il primo anno la promozione, la seconda l'incredibile marcia del Vicenza di G.B Fabbri, di Pablito Rossi e di Giancarlo Salvi. Alla terza stagione il giocattolo si rompe ed è solo il baratro sportivo. Ancora un anno al Varese, in C1, dove conquista una promozione prima di diventare dirigente biancorosso. 

Per lui il dopo calcio è un'avventura imprenditoriale con Paolo Rossi, che piangerà lacrime sincere dedicandogli una toccante orazione funebre al momento del saluto estremo. Sarà anche calcioscommesse per lui con una condanna, da dirigente vicentino, a tre anni di squalifica.

Il giorno dei suoi funerali, a 71 anni, il social blucerchiato si veste a lutto per l'ultimo saluto. Quello che ci piace pensare è che il Paradiso degli eroi sia un tappeto dove srotolare passione e sapienza. Un ragazzino di Dego  gioca con gli angeli, senza più giudizi e senza più ostacoli.