ESCLUSIVA SN - Viscardi: "Sulla qualità dei nuovi arrivati credo non si possa discutere: il livello si è senz'altro alzato. Qualche lacuna evidente non è stata colmata

ESCLUSIVA SN - Viscardi: "Sulla qualità dei nuovi arrivati credo non si possa discutere: il livello si è senz'altro alzato. Qualche lacuna evidente non è stata colmata TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
giovedì 9 febbraio 2012, 07:00Esclusive
di Diego Anelli

Tra campo e mercato la Sampdoria è reduce da una settimana molto importante. Sul mercato abbiamo assistito alla tanto attesa rivoluzione, a Grosseto la squadra ha ottenuto la seconda vittoria esterna della gestione Iachini. Per commentare il mercato di riparazione in casa doriana e l'andamento della squadra in campionato, Sampdorianews.net ha avuto l'onore di contattare Giuseppe Viscardi, giornalista di Radio Nostalgia e nostro opinionista:

La vittoria di Grosseto può rappresentare davvero la gara della svolta per avvicinarsi alla zona play-off, oppure a tuo parere senza una continuità di successi casalinghi, si rischia di commentare lampi nel buio, come accaduto con l’exploit di Padova?  “Io non penso che la vittoria di Grosseto possa rappresentare la più volte auspicata “svolta”. Intanto, perché parlarne – dati alla mano – porta  una scalogna nera. Ma ancor più perché la vera svolta si avrebbe vincendo a Marassi contro l’Albinoleffe. Quest’eventualità racconterebbe di una miniserie positiva (finalmente), di una ritrovata continuità (a Grosseto si è visto un discreto miglioramento), e di un messaggio agli altri contendenti: occhio, potremmo non arrivare, ma da noi aspettatevi di tutto. Anche di sfatare il tabù Marassi”.

Come giudichi il mercato di “riparazione” condotto dalla Sampdoria? Sono stati finalmente collocati sul mercato giocatori incapaci di lasciare tracce positive nella Sampdoria, in entrata molti arrivi dall’estero tutti da scoprire. Sulla carta la società ha colmato le lacune emerse nel girone d’andata, l’organico si è rafforzato, ha perso qualcosa durante questa rivoluzione, oppure in sostanza poco, o nulla è cambiato? “Credo che alla società già da quest’estate non potesse imputarsi più di tanto nella costruzione della squadra. Resto del parere che sulla carta la Sampdoria sia la squadra più forte del lotto. Poi che alcuni giocatori abbiano profondamente deluso (e alcuni erano recidivi…) è un altro paio di maniche, così come lo è il fatto che la rosa presenta qualità in alcuni settori – porta, difesa centrale, attacco – e molta meno in altri (le fasce in genere). Il mercato di gennaio ha visto molti cambiamenti e già questo per conto mio è un messaggio positivo, perché sono partiti elementi che – sebbene in assoluto non disprezzabili – erano diventati alla lunga invisi alla fantastica ed inimitabile gente blucerchiata, che pazienza e stile ne ha più di ogni altra tifoseria messa assieme  ma non può esimersi dal mugugnare. Sulla qualità dei nuovi arrivati credo non si possa discutere: il livello si è senz’altro alzato, anche se attendo ancora qualche giornata per esprimere giudizi compiuti su tutti i nuovi arrivi, alcuni dei quali mi incuriosiscono molto, anche in prospettiva. Il problema semmai è che qualche lacuna evidente non è stata colmata”.

La tua analisi sulla cessione di Palombo: al di là delle dichiarazioni spesso contrastanti che abbiamo sentito nell’ultimo mese, sei d’accordo con il momento e i termini di questa operazione? Poteva essere gestita meglio tutta la vicenda? Avresti optato per un mercato differente finalizzato alla ricerca di un regista e alla permanenza di Palombo, oppure era la scelta migliore da compiere?  “La mia risposta è già nella domanda. Ci sarebbero da fare talmente tante considerazioni sull’argomento che bisognerebbe scrivere un libro. A monte e a valle della mia opinione su Palombo – che avrei comunque trattenuto – credo che le vicende dei tre migliori giocatori transitati in blucerchiato negli ultimi anni potessero essere gestite decisamente meglio, anche solo come comunicazione, e senza causare traumi nell’ambiente doriano, che è fatto da una società che ha le sue logiche, da una squadra che ne ha altre, da un clima esterno (giornalisti, opinionisti, centri di potere locali, ivi incluse altre componenti cittadine) che esercita un certo genere di pressione, ma anche da una tifoseria competente, appassionata e sempre molto fedele e pacata (non facciamoci trarre in inganno da piccoli episodi numericamente irrilevanti) che non merita l'incubo che sta vivendo da ormai oltre un anno”.