ESCLUSIVA SN - Tirotta: "Boskov ci fece comprare l'atlante per farci conoscere il mondo calcistico. Ai nostri figli racconteremo chi era Vujadin Boskov"

ESCLUSIVA SN - Tirotta: "Boskov ci fece comprare l'atlante per farci conoscere il mondo calcistico. Ai nostri figli racconteremo chi era Vujadin Boskov"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
lunedì 28 aprile 2014, 20:07Esclusive
di Enzo Tirotta
Per decenni uno dei volti più noti della tifoseria organizzata blucerchiata. Attualmente opinionista per Sampdorianews.net.

Normalmente leghiamo i nostri momenti a personaggi ed avvenimenti, è altrettanto normale quindi che noi Sampdoriani abbiamo legato alcuni volti al momento migliore della nostra vita da tifosi. Tempo fa un collega, discutendo di lavoro, faceva una considerazione intelligente e banale nello stesso tempo: “in questi anni di crisi la gente non ha voglia di sognare, e per che vende sogni la vita è dura”.

Bene, per noi Boskov è stato un grandissimo spacciatore di sogni, e lo è stato nel momento storico (gli anni 80) in cui sognare era la cosa più normale, era naturale sognare (da borghesi), lo era ancora di più da tifosi sampdoriani. Iniziammo a sognare in attesa di svegliarci in una realtà migliore del sogno. Un presidente immenso, una squadra (alla zalone) “fortissimi”, un allenatore di caratura internazionale che ci fece comprare l’atlante per farci conoscere il mondo (calcistico) che avremmo dovuto visitare da lì a poco.

Che si può dire di Boskov che già non si sappia o che in questi giorni non sia già stato detto? Nulla, davvero nulla… le frasi celebri, l’ironia, l’essere “uomo di mondo” a Genova, la gestione del gruppo di campioni, l’aver dato consapevolezza della propria forza a tutto l’ambiente, i tornei estivi in giro per l’Europa, le “troppe amichevoli in estate” l’anno in cui vincemmo lo scudetto (fischiano le orecchie a qualcuno?).

Era come l’autista di un tram, da fuori a volte ti sembra una presenza inutile, pensi (e qualcuno lo pensava) che non faccia nulla,  ma senza quell’autista il tram si schianta, non riuscirebbe a percorrere 10 metri da solo. Lui di quel tram chiamato Sampdoria è stato il grande conduttore.

Oggi si sprecano i giudizi ma tutto sommato credo gli si faccia un torto appiccicandogli delle etichette: è stato un grande allenatore e basta! La fortuna di noi sampdoriani è stata quella di avere un grande allenatore al momento giusto, per lui e per noi. E’ stato un tassello importantissimo nel puzzle costruito da Mantovani. A noi ed al calcio resta di lui il ricordo di anni stupendi, ricchi di simpatia, fotografia di un calcio che sembra lontano ed invece è solo di ieri…

Uno dei tanti anneddoti? Il Ciocco estate 1986, il primo week end in cui la Samp era in ritiro eravamo soliti andarlo a passare accampati come boy scout. Arrivati al campo, vedendo la squadra lavorare da fuori sembrava di vedere giochi senza frontiere con Boskov nei panni di Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi con giocatori che facevano 50 metri con un compagno in “cammalletta”, cadevano e si rialzavano ridendo come scemi e divertendosi. Fine allenamento, alla mia affermazione un po’ superficiale: ”beh, dopo due anni di Bersellini che vi massacrava di allenamenti quest’anno ve la godete”, Pari, che nel frattempo si dissetava nel bar sopra al campo, mi fulminò con lo sguardo dicendomi: “non hai capito un cavolo! Il Berse ci teneva due ore e mezza sul campo a lavorare ma avevamo pause nel lavoro, questo in un’ora e quaranta fa tutto, ridiamo e scherziamo ma lavoriamo il doppio di prima, la differenza è che il lavoro è meno noioso ma con il sorriso questo ti stronca, io dormo a fatica da 3 notti per il mal di gambe”. Detto da Pari… è la sintesi del professionista Boskov, della sua filosofia, del modo di costruire e gestire, lavoro pesante ma sempre con il sorriso sulle labbra, con allegria.

Non ci abbandonerà mai il ricordo del suo sorriso sornione, dei suoi occhi furbi, del suo parlare con quel personalissimo esperanto, le sue semplici ed intelligentissime massime, delle sue e nostre vittorie e delle sue e nostre sconfitte, uno spaccato di vita vera come solo le persone vere vivono.

Caro mister, anche lei ci ha lasciato, come tanti che della Samp hanno scritto pagine di storia, fossero tifosi o dirigenti giocatori o allenatori. Lei ha scritto pagine della nostra storia, ne ha scritte di belle e meno belle ma quanto inchiostro ha consumato con noi, e di questo non possiamo che ringraziarla. Lei ci ha aiutati a crescere e se ancora oggi la Samp è una squadra conosciuta nel mondo lo dobbiamo in gran parte a lei, se la Samp è ancora oggi una squadra “copetera” ed ancora oggi Marassi è capace di imprese importanti lo dobbiamo a lei; in questi giorni di lutto stiamo cercando di restituirle in affetto l’entusiasmo che lei ci ha dato e mi creda, avverto nei tifosi  della Samp una sensazione di grande amore nei suoi confronti che va oltre il risultato sportivo.

E non riuscire a trovare le parole per chiudere questa pagina è anche segno del disagio che provo a sapere che lei non è più con noi. Ai nostri figli racconteremo anche chi era Vujadin Boskov.