ESCLUSIVA SN - Ivano Bonetti: "Entrare in campo con la cattiveria della vittoria. Ai tifosi dico di non mollare mai"
Questa è una settimana decisiva per le sorti della nostra amata Sampdoria. Contro il Brescia ci attende un autentico spareggio, bisogna necessariamente vincere per continuare a sperare. Per analizzare al meglio tale sfida e cosa vuol dire indossare la nostra casacca, Sampdorianews.net ha avuto il piacere di contattare in esclusiva Ivano Bonetti, che, in qualità di doppio ex, ha fatto un viaggio tra passato, presente e futuro:
RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DELL'ARTICOLO CONSENTITA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE: WWW.SAMPDORIANEWS.NET
Ivano, che opinione ti sei fatto del periodo di crisi nel quale è finita la Sampdoria? “Direi che immaginare la Samp in tale situazione era inaspettato per tutti, la squadra doveva giocare per altri traguardi, l’evolversi di certi avvenimenti e determinate cessioni hanno generato tale posizione in classifica. Nessuno se lo aspettava, il valore della squadra resta superiore all’attuale posizionamento in graduatoria. Sicuramente il momento è più che difficile, reagire in certi momenti è molto dura, se subentra la paura può fare la differenza in negativo, ma la squadra ha tecnicamente le qualità per uscirne, deve stare attenta sotto il profilo psicologico. Marassi è un campo che ti dà e ti toglie, domenica arriva un Brescia ormai all’ultimissima spiaggia, che cercherà di vincere fino all’ultimo secondo. Nonostante il penultimo posto, è una squadra in salute, ormai costretta a non sbagliare più niente. Mi attendo una gara nella quale gli episodi conteranno ancora di più del solito, chi sblocca il risultato dovrà sfruttare il vantaggio e saper gestire la paura di subire goal, mentre chi andrà sotto a quel punto si scrollerà ogni timore e giocherà libera di testa”.
Il mercato soprattutto in chiave offensiva ha influito parecchio sull’andamento della squadra.. “Qualunque giocatore è cambiabile, ma per caratteristiche Pazzini era fondamentale, le partenze degli attaccanti hanno penalizzato molto l’allenatore, chissà poteva essere tenuto fino in fondo… Su qualunque giovane, e il discorso vale quindi anche per Macheda e Biabiany, bisogna contare come giocatori di contorno, come sorprese, Marassi è uno stadio che ti dà e ti toglie, se la squadra non gira, i giovani vengono penalizzati, mentre se la squadra procede bene, possono fare la differenza, poi ovviamente dipende tanto della personalità dei giocatori. Bisogna affidarsi maggiormente a chi ha superiore esperienza, serviva un giocatore puro d’area di rigore, perché anche Maccarone predilige giocare negli spazi, mi piace molto Pozzi che però ha avuto parecchi problemi. Bisognava restare accorti durante il periodo di mercato, ciò non toglie che la squadra si sia espressa ben al di sotto delle proprie potenzialità”.
La Sampdoria deve fare la corsa principalmente sul Lecce? “Innanzitutto bisogna battere il Brescia e non sarà facile, poi bisognerà fare la corsa un po’ su tutti, ad esempio se il Catania non battesse il Cagliari, sarebbe atteso da un calendario durissimo, non mi attendevo le cadute del Lecce nelle ultime giornate come nemmeno della Sampdoria”.
Spesso si ascoltano le solite frasi di circostanza sull’unione del gruppo: come si può uscire da periodi simili? “Poche volte fortunatamente mi sono trovato in carriera in tali situazioni, spesso ero chiamato a lottare per vincere. Servono poche chiacchiere, è necessario dimostrare in campo e non dire a parole di fare gruppo, anche nella Samp dei miei tempi fuori dal campo non era tutto rose e fiori come poteva apparire all’esterno, litigavamo spesso, ma in campo eravamo molto uniti, l’intero comune era quello di voler vincere. La vittoria di Bari avrà dato entusiasmo, devono approfittarne, perché le altre squadre, già abituate e partite fin dall’inizio per lottare per non retrocedere, sanno gestire meglio la paura”.
La Samp è uscita sconfitta dalle ultime tre sfide casalinghe disputate a Marassi. In quest’ottica intendevi che si tratta di un campo che può darti, ma anche toglierti tanto? “Il peso dello stadio si sente enormemente, è uno stadio all’inglese, la tifoseria è calda, nelle difficoltà la palla diventa pesante, i giocatori devono scrollarsi la paura altrimenti si è già retrocessi in partenza, è una questione di mentalità, non importa se si gioca bene, se sono stato il peggiore in campo e altri discorsi, conta soltanto vincere, entrare in campo con la cattiveria della vittoria. Lo stadio ti fa tremare le gambe se non sei all’altezza, inizialmente da una sponda e l’altra qualcuno ha provato a massacrarmi con le critiche, ma ne sono uscito fuori con personalità”.
Domanda tanto scontata quanto inevitabile. I tuoi ricordi dell’esperienza blucerchiata e del tuo rapporto con Paolo Mantovani? “Ai tempi si vinceva e si era creata un’atmosfera ideale tra squadra e città, la tifoseria era elegante, esisteva un grande affiatamento. Il Presidente era una persona di spessore, ti dava lezioni senza fartelo pesare . Per esempio ti racconto quando non andavo d’accordo con Eriksson, non mi presentai per un po’, mi attendevo di essere multato, invece ricevetti anche il premio partita. Fui convocato e fu la lezione. Era una persona intelligente, sapeva toccare sempre i fili giusti, non togliermi nulla fu la sua lezione. Trovarsi in una situazione simile sarà difficile per chiunque, anche se il Presidente Garrone, al di là di quest’anno, ha fatto bene, portando la Samp al quarto posto. Sotto il profilo umano ho condiviso le scelte societarie di quest’anno, ma i giovani si possono punire ma anche perdonare, se serve come lezione e aiuta al raggiungimento all’obiettivo comune”.
Cosa hanno rappresentato Brescia e il Brescia nella tua vita? “Brescia è la mia città natale, ci sono cresciuto, ho avuto la sfortuna di realizzare il goal del 3-2 in una sfida per loro decisiva, mentre nella seconda occasione la Samp doveva vincere per andare in Uefa e invece andò bene per il Brescia. Umanamente e sportivamente parlando Brescia e Sampdoria mi hanno dato tantissimo, vorrei che si salvassero entrambe, ma temo che almeno una rischi davvero tanto”.
Un saluto ai tifosi sampdoriani e ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net “Ai tifosi dico di non mollare mai, che la speranza è l’ultima a morire, le qualità tecniche ci sono per uscirne, mi auguro che l’annata finisca bene perché con i colori che quella maglia come si fa a non restare in A? Dagli errori commessi si può imparare e ripartire al meglio per la prossima stagione”.
