ESCLUSIVA SN - Aldo De Scalzi: "Lettera Da Amsterdam è diventato l'inno della Samp, non è una canzone, è un atto d'amore"
Le affermazioni attribuite da alcuni media a Massimo Ferrero, relative all'inno della Samp, che il nuovo Presidente avrebbe intenzione di cambiare, hanno suscitato discussioni tra i tifosi, affezionati alle proprie canzoni, alla propria storia, alle proprie radici. Lo stesso Ferrero, in un intervista rilasciata a Sky, ha poi precisato le proprie dichiarazioni, facendo riferimento all'idea di indire un concorso tra i tifosi per scrivere una nuova canzone per premiare la più bella.
Sampdorianews.net, per commentare la vicenda, ha avuto il piacere di contattare in esclusiva l'artista che ha raccontato, con le sue parole, l'emozione di una gradinata intera, il musicista recentemente insignito del prestigioso “David di Donatello” Aldo De Scalzi:
Hanno sollevato discussioni tra i tifosi e sui social network le dichiarazioni attribuite da alcuni media a Ferrero relative all'inno della Samp. Aldo, come hai reagito? "Ho preso la vicenda abbastanza bene, anche perchè l'inno vecchio, che poi è diventato quello ufficiale, 'Doria olè', non è che sia un grande inno, è un vecchio coro da stadio adattato che ha fatto il suo tempo, quindi da questo punto di vista Ferrero non ha tutti i torti. Nel frattempo però per i tifosi "l'Inno” è diventato Lettera Da Amsterdam. Lo dico con un pizzico di presunzione: questa canzone è un atto d'amore, d'amore vero. Lo dico con ancora più presunzione, ma senza pudore: credo che nessuno abbia mai scritto una canzone così per una squadra di calcio, non c'è Venditti che tenga (ride, n.d.r.)
Da musicista si sente un po' orgoglioso dell'affetto che mostrano i tifosi verso le sue opere? "Non so se ho mai fatto 'outing' ufficialmente con i tifosi, ma ho vissuto grandi momenti di commozione. Sette anni fa ho adottato due bimbi, e quando per la prima volta li ho portati allo stadio, hanno sentito la voce di papà al “Ferraris” e i tifosi che cantavano la canzone, potete immaginare che emozione sia stata, per me e per loro. Ed è importante perchè non c'è niente che obblighi i tifosi a cantare le nostre canzoni. E' una cosa acquisita, nessuno ha detto loro di cantarla, noi l'abbiamo messa in un album e loro l'hanno scelta, ed è questo che ci inorgoglisce. L'inno è una cosa che si acquisisce negli anni, è un po' pesante come paragone ma si può dire che è quasi come voler cambiare la maglia. Anche io posso dire che l'Inno di Mameli non è un granchè, eppure non mi sognerei mai di riscriverlo, perchè è acquisito, fa parte della storia. La questione del concorso lascia il tempo che trova. Si tratta di un imprenditore che possiede 60 sale, con cui ho lavorato e con cui lavorerò in futuro e che comunque fa girare il cinema".
Da tifoso della Samp e da conoscitore del mondo dello spettacolo, dell'arte e del cinema, come valuta il nuovo Presidente? "Ho appena avviato i contatti con un regista per creare la colonna sonora di un film che sarà prodotto da lui, quindi quando è arrivata la notizia della cessione ho pensato 'ma questo è il nostro produttore!'. Lo conoscevo già perchè avevo fatto un film con lui nel '97; il suo impatto ha reso un po' l' 'effetto De Laurentis'. Ha un modo di trattare i suoi dipendenti da padre-padrone ma ci sta, perchè è il produttore e deve avere l'ultima parola. Di certo c'è stato un cambiamento rispetto allo stile a cui ci aveva abituato la Samp e c'è curiosità attorno al personaggio, però anche a Roma, quando arrivò Lotito, c'era scetticismo e malcontento, eppure sono anni ormai che la Lazio fa bene. Vedremo come si svilupperà questa vicenda".
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