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UNA REGINA SOTTO I RIFLETTORI

Padroni del nostro destino

Giornalista pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net. Dall'estate 2006 nella redazione di Tuttomercatoweb.com. Opinionista per "Sampdoria sempre con te" su Radio 103.
15.02.2012 09:15 di Diego Anelli  articolo letto 1609 volte
© foto di Federico De Luca
Padroni del nostro destino

Era normale che capitasse e per fortuna ce lo possiamo domandare perché sono arrivati sei punti, due vittorie consecutive, un evento che non capitava da un girone interno, da quando la Sampdoria sconfisse nettamente il Gubbio a Marassi ed espugnò Empoli. “Possiamo ancora farcela, oppure è troppo tardi, il treno è già passato?”.

Se la promozione diretta rappresenta ormai ahimè un’autentica utopia, i play-off e più precisamente il sesto posto sono ancora a portata di mano. Quel traguardo, attualmente conquistato dal Varese, dista soltanto 4 lunghezze e la Sampdoria vanta ancora una gara da recuperare, quella casalinga contro l’Empoli, nella quale bisogna soltanto vincere. Se non si fallisse quell’appuntamento, allora avremmo un serio e credibile motivo in più per crederci davvero.

Intendiamoci, con tutta quella valanga di punti persi per strada, sembra quasi un lusso stare ancora qua a commentare le chance di promozione della Sampdoria, non sembra nemmeno vero e invece è bastato conquistare due vittorie consecutive per tornare in gioco. Se poi riflettiamo sugli eventi, anche quelli recenti, quanta rabbia nutriamo dentro: basta pensare se non fossimo riusciti a perdere quella gara interna con il Varese nei minuti finali con un tiro da fuori di Damonte, se avessimo conquistato quel pareggino, sul momento quasi inutile e invece nella sostanza molto pesante, a quest’ora avremmo 1 punto in più e i lombardi 2 in meno, il gap si sarebbe complessivamente ridotto di ben 3 lunghezze. Peccato, non si può più tornare indietro.

L’exploit di Grosseto e il ritorno al successo tra le mura amiche contro l’Albinoleffe rappresentano uno specchio piuttosto veritiero dell’attuale condizione psico-fisica e tecnico-tattica della squadra. In Maremma è stato il debutto della Samp post rivoluzione, con un centrocampo quasi totalmente rinnovato e la conferma del nuovo arrivato Eder in avanti. Non si sono fatte cose eccezionali, ma sono state ben compiute le cose più semplici, quelle basilari che consentono di non complicarsi la vita e gestire la gara. Il lungo ma sterile dominio territoriale della prima frazione rischiava di trasformarsi in un film già visto e invece l’ingresso di Foggia ha spaccato la partita a nostro favore; se un giocatore dalle sue qualità trova continuità e convinzione, allora è in grado di decidere da solo le partite a questi livelli.

Al di là della perla di Foggia, è giusto evidenziare i progressi generali della squadra. Difesa compatta, centrocampo grintoso, dinamico, sempre nella partita, attacco bisognoso di maggiori rifornimenti, ma pronto a colpire, si è trovato un 11 titolare e uno schema adatto alle caratteristiche della rosa, il mercato in entrata sta iniziando a dare i propri frutti, come accaduto per il Varese con Granoche e Rivas subito decisivi. Il goal annullato per un dubbio offside a Sforzini ha salvato la Samp, mettendo pesantemente in risalto l’incapacità di chiudere le gare. Tornare da Grosseto con un punto sarebbe stato una beffa, ma purtroppo niente di nuovo rispetto a diverse gare precedenti. Contro l’Albinoleffe nel bene e nel male abbiamo seguito il percorso iniziato in Toscana.

Anche a Marassi finalmente la Sampdoria ha dato segnali di ripresa, in determinate fasi del match ha costruito gioco in maniera intelligente, fluida e avvolgente, ha creato numerose occasioni da rete, ha visto la crescita costante di giocatori chiave a centrocampo come Obiang e Munari, ha intravisto a sprazzi il Juan Antonio decisivo e non fumoso, ha messo in evidenzia il peso specifico di Pozzi in questa squadra, ma c’è ancora tanto da lavorare. Al di là di chi talvolta minimizza con frasi del tipo “il portiere c’è apposta per parare” e pur riconoscendo che non sia facile affrontare compagini come l’Albinoleffe chiuse a riccio e pronte a ripartire in contropiede, bisogna migliorare, non si possono concedere 3 nitide occasioni da rete e non trovare il secondo goal gettando al vento una serie infinita di palle goal.

Alla fine abbiamo potuto sorridere perché stavolta la sfortuna non ha prevalso, è stata premiata la meritocrazia e abbiamo avuto l’ennesima occasione per tastare con mano quanti punti sia in grado di regalare ad una squadra un portiere di spessore internazionale come Romero, capace non soltanto di trasmettere personalità, sicurezza e fiducia all’intero reparto difensivo, ma di togliere le castagne dal fuoco nei momenti più delicati. Un portiere come lui, al termine di una stagione, ti assicura una decina di punti, contrariamente a quanto accadeva fino a pochi mesi fa con chi l’aveva preceduto. Adesso è naturale chiedersi: “Possiamo ancora farcela ad agganciare i play-off?”, “Un pareggio può essere utile a Torino, oppure  bisogna necessariamente vincere?”. A prescindere dalla rivoluzione di gennaio, l’exploit di Padova mi aveva sinceramente illuso e caricato di nuovo entusiasmo, le gare deludenti con Livorno e Gubbio mi avevano prontamente e bruscamente riportato con i piedi per terra, perché di squadra non si vedeva assolutamente nulla e potevamo guardarci unicamente alle spalle.

Le ultime due vittorie, ma anche diversi segnali positivi trasmessi dalla squadra in termini di gioco corale, grinta, voglia di non mollare mai e di una fisionomia finalmente capace di emergere in determinati tratti di gara possono lasciare discretamente ottimisti e fiduciosi per il futuro e, pur consapevoli che il terreno perduto è davvero notevole, ci sono ancora i margini e le qualità per rientrare nei play-off, ma non dobbiamo sbagliare quasi più nulla. A Torino è giusto andare per vincere, come contro qualunque avversario e su ogni campo dove andremo a giocare, un eventuale exploit potrebbe davvero rappresentare il colpaccio capace di dare la svolta ad un’intera stagione, ma se il risultato finale fosse un pareggio e arrivasse al termine di una nuova prestazione caratterizzata da gioco e determinazione, sarebbe un punto da tenersi ben stretti e da raccogliere con il sorriso stampato in volto.

Adesso la Sampdoria ha bisogno di continuità, tornare da Torino con almeno un punto significherebbe prolungare la striscia di imbattibilità del girone di ritorno e attendere con ottimismo le prossime gare interne: riuscire a sconfiggere a Marassi una diretta avversaria come il Verona e prevalere su una compagine come l’Empoli impegnata nella lotta per non retrocedere e quindi attesa al “Ferraris” con una tattica principalmente difensivistica, significherebbe aver messo forse la crisi definitivamente alle spalle, guardare in faccia tutte le ipotetiche avversarie dei play-off e urlare a testa alta: “Attenti, la Sampdoria è tornata”. Il destino è imprevedibile, ma prima di tutto siamo sempre noi padroni del proprio destino.

 


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