Il rifugio dell'esperienza e l'arte della malizia. Non cadiamo in tranelli creati ad arte

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, Tuttoentella.com, Antenna Blu.
 di Diego Anelli  articolo letto 2323 volte
© foto di FM/TuttoNapoli.net
Il rifugio dell'esperienza e l'arte della malizia. Non cadiamo in tranelli creati ad arte

Ormai non ho più nulla da dire, pensieri da esprimere, rabbia e amarezza da esternare in merito ai goal subiti dalla Sampdoria nei minuti finali. In tutta la mia vita ho perso il conto, in talune occasioni ci si giocava la vita, una salvezza, un obiettivo europeo, avevamo un irripetibile sogno da realizzare. Fortunatamente quanto avvenuto negli ultimi anni, ad esempio a causa delle marcature nel recupero dei vari Zapata, Cana, Belotti, Totti e ieri Tonelli, ci fa capire che nonostante la maledizione del recupero ne ne voglia proprio sapere di arrestarsi, talvolta la posta in palio rientra nell'ordinaria amministrazione.

La mia è una constatazione, una presa d'atto, un patto con il mio inconscio per riuscire ad andare avanti e a continuare a guardare positivo sebbene sia ormai vittima della sindrome del recupero. Le motivazioni per osservare il bicchiere mezzo pieno ce ne sono eccome. Ieri la Sampdoria ha disputato una prestazione maiuscola, mi ha positivamente impressionato in termini di personalità, coraggio, maturità tattica, in campo avevamo tantissimi giovani ma hanno giocato da veterani; Skriniar si è confermato un muro anche una volta ritrovatosi senza Silvestre al proprio fianco, Pereira non si è fatto assolutamente condizionare dalle costanti sirene lusitane e ha tirato fuori dal cilindro una delle migliori prestazioni da quando milita in Italia, Torreira ha lottato come da tradizione restando concentrato sulle vicende di campo, Praet non ha ancora inciso come ci si aspetterebbe ma non si risparmia in copertura, Schick lascia sempre il segno nelle occasioni più importanti, confermando un processo di crescita caratterizzato dalla costanza.

Sull'1-0 abbiamo avuto un paio di occasioni per chiudere clamorosamente ma con pieno merito la pratica partenopea, peccato non averle concretizzate, peccato non aver capitalizzato al massimo la serata di grazia di Luis Muriel, assolutamente immarcabile per la rimaneggiata retroguardia azzurra. Come purtroppo spesso ci accade nel momento topico andiamo a complicarci, oppure qualcuno va a complicarci la vita, in questo caso il discutibilissimo secondo giallo estratto a Matias Silvestre, una decisione sinceramente errata che ha pesantemente condizionato il prosieguo della gara. Io non rientro assolutamente tra coloro che pensano alla malafede arbitrale, se ci fosse stata sarebbe stato semplice punirci ad ogni presunto, o effettivo intervento falloso in area, vedi quelli dubbi di Praet su Callejon, o Skriniar su Mertens, con probabile rosso diretto nel secondo caso.

A mio modesto parere tutti sbagliano e, anche se non è il sottoscritto ad ignorare la discussa tematica della oggezione psicologica della classe arbitrale nei confronti delle big, il direttore di gara non è l'eccezione, sbagliare in buona fede è umano. Detto questo, il secondo giallo mostrato a Silvestre grida vendetta, una decisione delicata sbagliata nettamente che ha aperto un'autostrada alla rimonta del Napoli. Al tempo stesso è però anche giusto sottolineare come soltanto Reina abbia fatto leva sull'esperienza, mentre Silvestre l'abbia completamente dimenticata a casa. I padroni di casa stentavano, arrancavano, non riuscivano a trovare spazi dinanzi all'ottima copertura del terreno da parte della Sampdoria, messa perfettamente in campo da mister Giampaolo, pertanto erano alla disperata ricerca dell'episodio chiave per riaprire i giochi, per stravolgere l'andamento della sfida. Silvestre, già ammonito pochi minuti prima, va a saltare contro Reina rischiando già qualcosina sapendo che nove volte su dieci viene fischiato intervento falloso sul portiere, oppure l'estremo difensore può accentuare qualsiasi contatto portando l'arbitro a concentrarsi su presunte gomitate, o semplici braccia alte. Pericolo scampato, ma poi il difensore argentino, pur non commettendo fallo su Reina, rischia grosso andando a rincorrerlo in occasione del rilancio, forse manco lo tocca, probabilmente manco lo sfiora, ma cade nel tranello di un veterano. Per il direttore di gara è fallo e risulta inevitabile il secondo giallo.

Una chiara situazione nella quale ci siamo dimenticati l'esperienza e la malizia, in determinate situazioni non bisogna trovarsi, talvolta sono le dinamiche ad assumere il ruolo di primo piano, nello sport come nella vita. Stesso copione in occasione dell'incommentabile gestione dell'ultimo pallone. Muriel guadagna punizione sulla loro trequarti subendo un duro colpo da Tonelli sulla caviglia, avremmo l'occasione per far trascorrere gli ultimi secondi, invece il colombiano, pur zoppicando, si rialza immediatamente, Alvarez restituisce il pallone al compagno in quel momento in offside e regaliamo l'ultima occasione al Napoli, quella che si rivelerà decisiva. Anche qui mancano esperienza e malizia, oltre ad un pizzico di lucidità che può anche venire meno dopo una gara così tirata e giocata per oltre mezz'ora in inferiorità numerica. Una cosa è certa, al momento di quella punizione la gara poteva e doveva terminare lì, veniamo puniti in maniera crudele dinanzi ad ingenuità destinate a restare ben lontane dalla massima serie.

Come all'Olimpico e in casa con il Milan ci ritroviamo con tanti complimenti e mille recriminazioni, ma soprattutto nessun punto conquistato. Questa è una squadra giovane e ci possono stare certe ingenuità, purtroppo abbiamo dovuto fare i conti con decisioni arbitrali sfavorevoli in queste gare. Siamo sempre usciti a testa alta, orgogliosi e ben consapevoli della compattezza, dell'identità tattica e del coraggio di un gruppo ben coeso, pronto a seguire alla lettera i dettami del proprio tecnico e a combattere fino alla fine. I 3 punti ottenuti con grinta e merito contro il Torino ci avevano portato a riassaporare la parte sinistra della classifica, l'unico punto ottenuto in quattro gare (Lazio, Chievo, Udinese e Napoli) ci ha riportato in una posizione di classifica sicuramente non esaltante. Chiudere a 23 punti il girone d'andata può essere in linea con gli obiettivi di inizio stagione, ovvero raggiungere la salvezza senza patemi con una squadra rivoluzionata in estate e reduce dal cambio alla guida tecnica, ma al tempo stesso evidenza come la squadra abbia finora ottenuto molto meno rispetto ai valori espressi dalla cintola in su e abbia bisogno di adeguati rinforzi difensivi per non correre rischi inutili.

La prova decisiva è dimostrarsi grandi anche contro le formazioni non rientranti tra le big, la sfida con l'Empoli capita proprio a fagiolo, si tratta dell'ennesimo appuntamento da non sbagliare, i 3 punti servono come il pane, anche in considerazione dei successivi avversari: Atalanta a Bergamo due volte la Roma tra Tim Cup e campionato. I toscani, grazie alle vittorie casalinghe con Cagliari e Palermo, hanno ripreso ossigeno e vanno presi con le molle in trasferta, dove riescono spesso a chiudersi a riccio, strappando pareggi preziosi. Sarà anche l'occasione per non cadere in tranelli architettati ad arte da chi, con certe dichiarazioni, ha recentemente creato una certa destabilizzazione in ottica mercato. Ci si dovrà dimostrare per l'ennesima volta intelligenti, maturi e ben consapevoli delle conseguenze di ogni comportamento, tenendo sempre ben presente il bene della Sampdoria, pensando esclusivamente all'obiettivo 3 punti e lasciando le vicende di mercato ben lontane dal terreno di gioco.

Come avvenuto contro l'Udinese con Silvestre dopo l'inaspettata assenza con il Chievo in quanto non visto sereno nei giorni precedenti, in misura maggiore nel caso di Torreira, il quale ha combattuto per la causa anche al San Paolo, nonostante considerazioni espresse da alcuni tifosi sui social, sarà fondamentale incitare al massimo i nostri ragazzi, nessuno escluso, e avere la meglio dell'avversario. Non facciamo in modo di andare ad assumere le vesti di chi probabilmente le ha già ideate, perchè l'abilità e l'opportunismo sono qualità indispensabili e spesso vincenti quando si svolge la professione del procuratore. Alcune dichiarazioni, alcune prese di posizione già da sole alimenterebbero fischi, contestazioni e disappunto da parte del pubblico, in molti casi si tratta di strategie create ad arte andando proprio alla ricerca di tale reazione ambientale, da poi giocarsi a proprio vantaggio nel muro contro muro costruito contro la società, cercando di farle perdere peso specifico in un'eventuale trattativa e sottrarle il coltello dalla parte del manico, spingendo anche verso una cessione nel mercato di gennaio. Mi raccomando, non diamo vantaggi a nessuno, continuiamo a pensare esclusivamente al campo, ignoriamo il resto, al mercato ci penserà chi di dovere.