A Pescara dieci passi indietro. Che il derby sia un nuovo inizio...

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TMW Radio, TuttoEntella.com.
 di Diego Anelli  articolo letto 1961 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
A Pescara dieci passi indietro. Che il derby sia un nuovo inizio...

Dopo il primo tempo di Roma avevamo provvisoriamente 9 punti in classifica al primo posto a punteggio pieno, ora dopo cinque partite e mezza ci ritroviamo con 8 punti conquistati, frutto della media precisa di un punto a partita, una miseria.

Se contro Roma e Milan erano legittime le recriminazione in relazione al penalty gentilmente concesso all'ultimo respiro ai giallorossi e al goal regolare annullato a Barreto sullo 0-0 contro gli uomini di Montella, siamo progressivamente andati in calando sotto ogni punto di vista. Si fatica a rivedere quello splendido gioco corale ammirato nelle prime giornate, il ritmo, l'intensità e il pressing asfissiante sono stati d'attualità nella prima mezz'ora di Bologna poi hanno iniziato a riapparire soltanto a tratti, nelle retrovie sono proseguite le amnesie individuali, o di reparto che ci sono costate punti già virtualmente in cassaforte, senza dimenticare la grave difficoltà a gonfiare la rete non appena Muriel ha iniziato a riprendere fiato.

Al di là di alcuni torti arbitrali nelle prime gare possiamo trovare mille corrette giustificazioni ad un rendimento simile, dato che abbiamo ancora in mente i passi falsi di Skriniar contro Roma, Milan e in parte a Bologna e l'uscita a vuoto di Viviano a Cagliari, ma è altrettanto doveroso evidenziare come il meccanismo blucerchiato sia andato pian piano a spegnersi, registrando un'involuzione palese sotto gli occhi di tutti, o quasi. Tornare a mani vuote dalle trasferte consecutive a Bologna e Cagliari, acciuffare all'ultimo secondo del recupero il pareggio casalingo con il Palermo ancora un cantiere semiaperto e non riuscire a prevalere su un Pescara all'insegna del puro autolesionismo rappresentano almeno tre seri motivi per suscitare perplessità, preoccupazioni e qualche critica costruttiva.

Le critiche si rivelano sempre utili purchè siano costruttive, ovvero non pensando che il rendimento della Sampdoria possa essere necessariamente collegato all'esclusione di Cassano, o non mettendo la croce addosso a San Viviano dimenticandosi che senza di lui a quest'ora saremmo a giocarci nell'inferno della cadetteria un posto promozione con il Cittadella sempre se tutto fosse girato nel migliore dei modi. Sbagliare è umano, capita anche ai migliori vedi il n°1 assoluto al mondo Gigi Buffon contro la Spagna, preoccuparsi delle prestazioni di Viviano sfiora il paradosso e l'assurdo, quando i problemi sono tanti e si concentrano altrove. A proposito... il rigore parato a Caprari è l'ennesimo che salva la baracca blucerchiata, pazienza se in occasione del pari di Campagnaro ci si poteva aspettare un'uscita, ma l'incertezza di Sala, protagonista peraltro nella ripresa dell'incredibile fallo da rigore che ha rischiato di portare in vantaggio gli abruzzesi, pesa come un macigno.

A centrocampo sono calati ritmo e intensità, Torreira e in particolare Linetty necessiterebbero di riprendere fiato e in occasioni come Pescara con il rientro dei numerosi nazionali un impiego di Cigarini non sarebbe stato disdegnato. All'Adriatico Ricky Alvarez non ha assolutamente demeritato, si è sbattuto, non ha dato punti di riferimento, ha rappresentato un utile collegamento tra centrocampo e attacco, ma alla fine dei conti un trequartista, oltre che moderno e pronto pertanto alla copertura, deve restare tale e si valuta in primis per assist, goal e occasioni create – finalizzate e su tale fronte il piatto piange ancora. E che dire della concentrazione di trequartisti, con Bruno Fernandes (seconda punta da escludere a priori?) ancora costretto a partire dalla panchina nonostante i goal realizzati, Praet ancora in attesa di una destinazione stabile tra mezzala e fantasista mentre per Djuricic la meno peggiore delle notizie è l'accomodarsi in panchina.

Col senno di poi qualche investimento andava indirizzato nel reparto avanzato nel quale è palese l'assenza di una prima vera punta da doppia cifra alla quale aggrapparsi nei momenti di maggiore pressione avversaria e affidarsi per raggiungere quanto prima la quota salvezza. L'altra priorità sarebbe stato il reparto arretrato, ancora più urgentemente dopo la fin troppa agevole cessione di De Silvestri e l'addio anticipato di Castan, numericamente sostituiti da Dodò, ritornato dopo mesi di ripensamenti e finora protagonista di un'unica presenza peraltro da dimenticare all'Olimpico dove Giampaolo è stato costretto a toglierlo mezz'ora dopo il suo ingresso nel terreno di gioco, e Krajnc, ancora un oggetto misterioso nell'attuale gestione tecnica. In un reparto che fa acqua da tutte le parti la nota lieta, oltre alla garanzia Viviano, è rappresentata dal ritrovato Silvestre, tornato un punto di riferimento imprescindibile dopo la scorsa stagione ricca di acciacchi e un rendimento ben al di sotto dei propri standard. Resta lo storico vuoto nella fascia sinistra, dove Regini è costretto ad adattarsi come nelle precedenti annate in attesa del rientro di Pavlovic prelevato a parametro zero dal Frosinone, ma come se non bastasse anche sulla corsia destra non abbiamo motivi per sorridere, con Sala troppo spesso vittima di problemi muscolari e comunque elemento prezioso per giocare in fase più avanzata, ad esempio come cursore davanti ad una difesa a tre.

Palermo e Pescara avrebbero dovuto rappresentare due occasioni d'oro per recuperare il terreno perduto nelle precedenti sconfitte esterne. Contro una formazione rosanera arroccata nelle retrovie per l'intera gara si è rischiato di subire la quinta sconfitta consecutiva subendo il goal nell'unico tiro in porta e non si è mai data la sensazione di aver ritrovato la precedente identità di gioco nonostante alcune occasioni create da Muriel. A Pescara è stato ancora mancato l'appuntamento con i 3 punti nonostante gli abruzzesi si siano fatti male in qualsiasi modo; dall'autorete di Campagnaro all'espulsione di Coda a fine primo tempo, fino ad arrivare al rigore di Caprari respinto da Viviano, una pioggia di notizie pessime per mister Oddo, già costretto a fare a meno ai vari Zampano, Gyomber, Verre, Memushaj e Manaj.

Avevano destato ottime sensazioni le reazioni mostrate a Cagliari e contro il Palermo con la squadra capace, nonostante l'età media molto bassa, di non perdere il bandolo della matassa e riuscire a riportarsi in parità a coronamento di un orgoglio mai sopito e una determinazione destinata a fare la differenza nei momenti più critici. A Pescara invece abbiamo fatto dieci passi all'indietro, mettendo il giusto mordente soltanto in pieno recupero, collezionando ben tre occasionissime in un paio di giri d'orologio dopo un'intera ripresa disputata al piccolo trotto, caratterizzata da eccessivi ricami, da un gioco sugli esterni assolutamente non all'altezza e dalla mancanza di idee oltre che di ritmo e carica agonistica. Uno scenario ancora più negativo considerando un avversario ancora a secco di successi, con gravi problemi in tutti i reparti e in inferiorità numerica per l'intera ripresa. Qualche lamentela, o mugugno da bar, qualche fischio occasionale sono fattori inevitabili nel mondo del calcio, ci sarebbe da meravigliarsi se non si verificassero. Se poi iniziassero a dar fastidio a qualcuno basterebbe fare un tour in giro per l'Italia e rendersi conto di quanto si sia fortunati a lavorare in un contesto come quello blucerchiato. Altrove le cose funzionano in modo ben diverso...

Sabato arriva una di quelle partite da non sbagliare, una di quelle gare attese da un anno intero, nella quale sono in palio 3 punti pesanti come a Pescara, ma una delle due sfide più importanti a livello ambientale nel corso dell'intera annata. Il 22 ottobre come il pane servono corsa, rabbia, lucidità, concentrazione e i punti per muovere una classifica che altrimenti rischierebbe di aggravarsi ulteriormente in vista di un ciclo terribile nel quale andremo ad affrontare Juventus, Inter, Fiorentina e Sassuolo. Ogni tifoso blucerchiato sarà come sempre vicino alla propria amata, pronto a caricare i propri ragazzi, sarà legittimo e doveroso cancellare la vergognosa disfatta rimediata nell'ultima stracittadina e far sì che il derby rappresenti un nuovo inizio, l'occasione per ritrovare quella formazione giovane, coraggiosa, gagliarda e capace di incantare anche se per così poco tempo. Cuore, corsa, attributi e qualità da far emergere: forza Doria, siamo una cosa sola, lottiamo insieme.