A riflettori spenti. Auguri a Lee Sharpe, meteora blucerchiata

 di Serena Timossi  articolo letto 1616 volte
© foto di Federico De Luca
A riflettori spenti. Auguri a Lee Sharpe, meteora blucerchiata

Oltre agli illustri giocatori inglesi che hanno vestito la maglia della Samp nel corso della sua storia, come il fuoriclasse Trevor Francis e David Platt, altri giocatori anglosassoni sono transitati a Genova con minor fortuna, senza lasciare il segno e guadagnandosi un posto nell'albo delle meteore. Tra gli appartenenti a questa categoria figura Lee Sharpe, che ha indossato la casacca blucerchiata nella stagione '98-'99, calcando il rettangolo verde appena tre volte.

La carriera di Sharpe inizia tra le fila del Torquay United sotto i migliori auspici, ma finirà per essere meno brillante del previsto, anche per via dei numerosi infortuni che ne condizionarono l'ascesa. Il Manchester United lo nota all'età di sedici anni e batte una nutrita concorrenza di club inglesi, avendone intuito le potenzialità. Il giovane Sharpe, tuttavia, incontra inizialmente delle difficoltà di collocazione in campo: nonostante si sia distinto nel ruolo di attaccante, il nuovo mister Ferguson lo prova come terzino sinistro e sarà con questa mossa che scoprirà in seguito il più congeniale ruolo di ala sinistra su cui imposterà il resto della carriera.

L'ala di Halesowen, discesa dopo discesa, si rende protagonista di buoni campionati, timbra esultando alla Elvis e realizza una storica tripletta ai danni dell'Arsenal ad Highbury nel 1990. Il sedicenne dalle buone qualità sembra essersi ormai trasformato in un giocatore chiave per il tecnico dello United e per lui si aprono le porte della Nazionale. Un destino beffardo, però, è in agguato e si manifesta in quella che tutti si aspettano come la stagione della consacrazione: Sharpe contrae la meningite ed è costretto ad un lungo stop che cambia il corso della sua carriera. Al suo ritorno in campo, infatti, un altro giovane ha cominciato a brillare nel suo ruolo: si tratta del gallese Ryan Giggs, destinato a diventare una delle colonne portanti del Manchester United, nonché uno dei giocatori più amati e stimati della storia del club.

Con l'esplosione di Giggs, lo spazio a disposizione di Sharpe si riduce, relegandolo fuori posizione al ruolo di terzino sinistro o ala destra di riserva. Negli anni d'oro del Manchester United per Sharpe si apre un periodo buio, rischiarato soltanto dal goal di tacco contro il Barcellona in Champions League, una rete giunta allo scadere che fissa il risultato sul 2-2 e consente alla sua squadra di mantenere l'imbattibilità interna.

Dopo 265 partite e 36 goal, Sharpe saluta l'Old Trafford e si accasa al Leeds, nella stagione '96-'97. Potrebbe essere il campionato della sua rinascita, avendo finalmente la possibilità di tornare a giocare in pianta stabile nel proprio ruolo, ma ancora una volta il fisico lo tradisce: a causa di un infortunio al ginocchio perde gran parte della stagione e, una volta rientrato, non riesce a riconquistare la titolarità. Nel 1998 David Platt decide di portarlo alla corte blucerchiata nel mercato invernale, con la formula del prestito, nella speranza che il giocatore torni quello degli esordi, ma purtroppo Sharpe risulterà non pervenuto.

Dopo la Samp, l'ala inglese si trasferisce al Bradford City, con cui conquista la promozione in Premiership. La luce in fondo al tunnel, tuttavia, non accenna a mostrarsi e Sharpe trascorrerà gli ultimi anni della sua carriera professionistica tra Exeter City, Grindavik (campionato islandese), Kidderminster Harriers e Garforth Town, centellinando le apparizioni in campo.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, per Sharpe si sono accesi i riflettori dello spettacolo, attraverso numerose partecipazioni a reality di successo e comparsate televisive da opinionista calcistico. Peccato che le luci della ribalta che sognava davvero, quando era appena un sedicenne giunto a Manchester con la valigia piena di sogni, si siano spente troppo presto.