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GIOCAVAMO INSIEME, SEMPRE IO E TE...
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GIOCAVAMO INSIEME, SEMPRE IO E TE...

Per due campionati, dal 1950 al 1953, mi scordai la Sampdoria

Tradizionale appuntamento con la rubrica di Sampdorianews.net dedicata alla storia blucerchiata.
15.09.2012 13:00 di Guido Pallotti  articolo letto 1120 volte

Per due campionati (1950/51 e 1951/52) il tifo per la Sampdoria non ebbe la priorità assoluta nei miei pensieri; tanto per cominciare all’esame d’ammissione alla prima media ero stato rimandato di Italiano e fu mio padre che si assunse l’impegno di istruirmi nel corso dell’estate affinché riparassi e poiché lui rincasava che già io dormivo, correggeva i compiti e mi assegnava quelli per il giorno dopo. Credo d’avere imparato a memoria sia la grammatica sia l’antologia.

Nell’estate del 1950, mattina e sera facevo gli esercizi e studiavo il pomeriggio andavo a giocare; fu appunto in piazza che seppi che la Sampdoria aveva ceduto il portiere Bonetti e il centrattacco Baldini al Genoa, prendendo dai cugini il mediano Bergamo. Contrariamente a quanto avevo promesso, ho consultato dei manuali per sapere che oltre a quest’ultimo avevano vestito i nostri meravigliosi colori anche il mediano tuttofare Coscia e l’ala destra Lucentini.

In quell’anno sul campo di Don Bosco a Sampierdarena si disputarono i campionati giovanili a sette elementi sia per le classi dal 1939 al 1937, sia per i nati dal 1935 al 36; nel rione dove abitavo furono formate due squadre chiamate Liguria A e Liguria B. Nella Liguria A ci giocavano Gino Stegani, il figlio del custode della palestra Sampierdarenese e Vittorio Baldizzone che insieme con lui avevano venduto bibite le due sere della fusione e mi avevano informato della nascita della Sampdoria.

La Liguria A che indossava le maglie della Sampierdarenese: bianche con la banda trasversale rosso-nera, se la cavò con un dignitoso quinto posto su dieci partecipanti. La squadra Liguria B, della quale ero capitano e indossavamo i colori blucerchiati, fu un pianto, perdemmo tutte le partite, una per 13 – 0 contro la zambo, anche se a scusante devo dire che in quella squadra giocavano il buonanima di Lallo Cervetto, poi nelle giovanili della Samp e prestigiosa carriere nal Pisa, Milli Giordano che negli anni a venire avrebbe giocato titolare nella Sampdoria, Manlio Vigna che avrebbe seguito le sue orme e in una mitica partita nel campionato 1962/63, aveva fermato Paolone Barison, cannoniere del Milan e la Samp che pareggiava 1 a 1 vinse con un magistrale gol su punizione del cileno Jorge Toro.

Tutto preso dal gioco del calcio non prestavo la minima attenzione allo studio al che mio padre se ne accorse e mi disse:«Guarda che se sarai bocciato, ti metterò in collegio e non verrò a trovarti».  Alla fine di quel campionato non potei neppure esultare per la retrocessione del Genoa in serie B, perché fui bocciato. Il primo castigo fu che andai per due mesi nella colonia montana dei Salesiani a Sampietro d’Olba, propedeutica al seguente anno scolastico da interno, sempre dai Salesiani e mio padre lo vidi nelle feste di Natale, durante quelle Pasquali e logicamente a fine anno.

In collegio c’erano tre priorità: la preghiera, lo studio e il gioco, di calcio non se ne parlava affatto, però si giocava molto, diverse squadre si scontravano sul campo a sette, per sapere quante fossero bastava contare il numero dei portieri che difendevano la stessa porta, in compenso chi giocava “sotto” si specializzava nel “driblling” stretto, dovendo scartare sia avversari suoi sia quelli delle altre squadrette. Finì l’anno scolastico, ero stato promosso e l’anno seguente, quello della seconda media, avrei frequentato l’istituto da semi convittore, dalle otto di sera alle sette di sera; quando iniziò il campionato, con mamma facemmo un patto, la domenica che la Sampdoria giocava a Marassi, mi avrebbe dato 500 £ire, 400 per il biglietto d’ingresso in gradinata sud, 60 £ire per le due corse in tram, e le rimanenti 40 per qualche ghiottoneria. L’altra domenica soltanto 100 £ire.

La prima partita che andai a vedere e da solo, fu contro il Napoli fresco dell’acquisto del centrattacco Hasse Jeppson, il giocatore più pagato da sempre, 107 milioni di £ire. Finì zero a zero; la formazione della Sampdoria la ricordo benissimo: Moro, Gratton, Podestà; Opezzo, Fommei, Gei, Galassi, Bassetto, Arce, Gotti, Sabatella. Arce. (Quando quest’anno la Samp ha acquistato Estigarribia, un cronista, erroneamente ha detto che era il secondo paraguayano tesserato dalla Sampdoria, perché il primo era stato l’allenatore Heriberto Herrera, notizia falsa perché nel campionato 1952/52, nel Doria, anche se per poco, aveva militato il paraguayano Dionisio Arce, prelevato dal Torino).

Una curiosità; allora per dovere d’ospitalità quando c’era il pericolo di far confusione con le maglie, la squadra ospitante doveva cambiare colore della casacca per far giocare l’avversario con i propri colori. Quell’anno, prima di vedere la Sampdoria giocare con la nostra meravigliosa divisa, assistetti alle partite casalinghe con: Napoli, Atalanta, Lazio, Como, Spal, Pro Patria; tutte con il colore celeste o blu dominante; finalmente, a metà dicembre contro la Fiorentina e con indosso il blucerchiato, vincemmo quattro a zero. Fu nel corso di quel campionato che in una partita pareggiata uno a uno a Marassi col Novara, vidi giocare il mitico Silvio Piola. Per la curiosità dei lettori, la Sampdoria, in caso di confusione di maglie, in casa si schierava con maglia e calzettoni rossi e calzoncini bianchi.
 


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