Adailton: "Il segreto del Bologna è la tranquillità e la fiducia che ci ha trasmesso Colomba"
Domenica prossima lo troveremo di fronte. E' sicuramente un elemento da tenere sotto osservazione Adailton che a Bologna sta vivendo una seconda giovinezza. Ma ai taccuini del Corriere della Sera, l'attaccante brasiliano del Bologna precisa:
"Sono nato il 24 gennaio 1977, lo giuro. Ogni tanto per scherzo mi dicono che dimostro qualche anno di più, ma io non me li sento proprio. Anzi penso di averne di meno. Ad inizio campionato c'era molta diffidenza. Il segreto del Bologna è la tranquillità e la fiducia che ci ha trasmesso Colomba: così siamo riusciti ad esprimere le nostre qualità.
Il mio di segreto è la capacità di non mollare mai di un centimetro, di credere in me e di sfruttare al meglio le opportunità. Curiamo molto la fase difensiva, poi in attacco l'allenatore ci dà le giuste indicazioni ma ci lascia anche libertà. Un brasiliano non chiede di meglio.
In passato magari mi sono accontentato. Mi è mancata un po' di fame, di voglia di arrivare più in alto. Alcuni non mi hanno dato le possibilità che forse meritavo. Ma nel calcio ci sta, non ho rancore. Penso solo a fare al meglio gli ultimi anni di carriera. Per la stampa ero il nuovo Romario. Le pressioni da gestire erano enormi e a vent'anni non è facile mantenere le promesse.
I miei idoli erano Zico e Falcao. Perchè l'85? E' l'anno di nascita della mia fidanzata, Emilia, brasiliana doc. Ci siamo conosciuti in patria. Feste, sbronze e ritardi? Sono un brasiliano atipico. La professionalità è fondamentale per restare a certi livelli. Magari qualche volta sono rientrato alle 2 invece che alle 11, ma niente di più, sul serio.
La vicenda Amauri è molto personale. Considerare la nazionale come una squadra normale è difficile. Io la vivo diversamente, forse perchè almeno fino all'Under 21 ci ho giocato: la nazionale rappresenta il Brasile, la bandiera, la possibilità di dare soddisfazione a un popolo. Detto questo, è giusto che uno faccia le scelte che crede migliori.
Il gol a cui sono più legato è quello alla Juventus segnato quest'anno a Torino per l'1 a 1 finale. Nessuno se l'aspettava. Per me il Bologna è stata una svolta. A Parma ho conosciuto il calcio italiano, ho avuto la possibilità di esordire in Champions. Andò bene. C'erano attaccanti sui cui contava già e con Baggio sarebbe stata dura. Ha voluto puntare su un giovane per gestire meglio la situazione, com'è normale.
L'impatto con Parma fu torrido. Dovevo andare direttamente in ritiro e nella valigia avevo solo abiti pesanti perchè in Brasile era inverno. Ad agosto non c'era un negozio aperto: per un po' ho indossato solo la tuta e le t-shirt sociali. A Verona ho perso qualche treno, è vero. Ma in Veneto sono stato molto bene, nei momenti belli e in quelli meno belli. Sono scelte che non rimpiango.
Nel calcio italiano non sono ancora abituato alla tensione prima delle partite. C'è troppa esasperazione. Per battere bene le punizioni mi alleno moltissimo. Ma faccio un lavoro soprattutto mentale. Per concentrarmi sul gesto tecnico e ripeterlo. Non sono affiliato a nessuna chiesa, ma sono molto credente.
In allenamento prendiamo in giro chi dice bestemmie, ma credo sia una cosa giusta la squalifica. Dobbiamo sempre cercare di migliorarci, anche come persone. Mi paragono all'Amarone, il mio vino preferito".
