Tra Cassano e Del Neri io scelgo... la Sampdoria!
Il fatto di abitare lontano da Genova e quindi lontano dalla mia amata, mi ha sempre intristito molto. Il non vivere quelle sensazioni che si hanno prima di ogni partita, non vedere gli amici per fare due risate e lanciare qualche coro tutti insieme sotto la Sud, non riuscire ad esserci per sostenerla, sono alcune delle cose che più rimpiangiamo noi che viviamo la Sampdoria giusto ogni tanto.
In questi giorni però sono stata felice per la prima volta, penso, di essere vicina al luogo del misfatto. Mi spiego. Abitando a 20 km da Firenze ed avendo amici tifosi della Fiorentina da sempre, ho avuto l’onore ( o l’onere?) di seguire “In diretta” l’avvicendarsi della storia di Cassano dato in prestito ai viola. L’ho vissuta in primo piano, ricevevo aggiornamenti dopo aggiornamenti, loro non stavano più nella pelle, sarebbero saliti fino a Genova a piedi pur di averlo in squadra ed io invece cercavo di non pensarci e mi distraevo leggendo in qua e in là su internet i vari pensieri dei tifosi riguardo questo argomento.
Pensavo di trovare discorsi sull’amore per la Sampdoria prima di tutto o sul modo in cui bisognerebbe reagire di fronte a certe partenze e invece no. Mi sono trovata di fronte a gente che pensava al giocatore ancora prima della squadra, o meglio, della maglia. Gente che definiva il nostro numero 99 come “unica vera bandiera della Sampdoria” quando, chi magari ha qualche annetto in più sulle spalle, sa benissimo che di bandiere nel Doria non ce ne sono da tanto tempo. Ancora altre persone che lo vedevano come unica fonte di salvezza per la nostra amata, il salvatore della patria, il supereroe dei nostri tempi, il vero capostipite di una famiglia che avrebbe dovuto prendere per mano tutta la squadra e portarla verso zone migliori della classifica. Ho iniziato a pensare che forse sono io quella strana o che conosco gente che, come me, non ci è tanto con la testa. Perché?
Beh, io sono cresciuta nel vero senso della parola con l’idea che ciò che conta quando si tifa è la maglia, è inneggiare la squadra a rientrare negli spogliatoi con la casacca sudata, a spremersi fino all’ultimo secondo di partita per fare almeno una bella figura in campo, ma a leggere i commenti di cui parlavo prima, o anche solo a digitare su google “Antonio Cassano+tifosi Sampdoria”, vengono fuori dei risultati a dir poco surreali che spesso mi fanno fare domande astruse del tipo “ma allora sono io che sono fatta al contrario?”
Io non voglio insegnare niente a nessuno, sono l’ultima su questo mondo a poter dire qualcosa riguardo al tifo, ma non capisco la gente che dice di amare tanto questa squadra e poi si permette o di fischiare il giocatore, Cassano in questo caso, o l’allenatore. C’è proprio qualcosa che mi sfugge. E’ chiaro, ognuno reagisce a modo suo all’amore e all’affetto verso la squadra. C’è chi criticando(sempre nei limiti consentiti dal pudore) fa capire che in fondo ci tiene e c’è chi, invece, lo fa solo cantando. Io sono fra questi ultimi, e le poche volte che riesco ad essere a Genova non faccio altro, perché è questo quello che dovrebbe fare un tifoso, sempre secondo i miei pensieri. Come cosa?
Andare allo stadio, portare bandiere se ne siamo in possesso, mettersi la sciarpa al collo e un cappellino di lana in testa così ci si ripara dal freddo. Una volta girato il tornello fuori dal settore in cui si è abbonati o per il quale si ha un semplice biglietto, mettersi nella condizione in cui si debba entrare in campo anche noi per portare a casa i tre punti. Raggiunto il posto per seguire la partita, riscaldare l’ugola come i migliori cantanti di questo mondo. Quando arriverà il fischio di inizio sarà il momento in cui scendere in campo con la voce.
Perché è così che si aiuta la squadra nei momenti di difficoltà. Ad un amico, quando ha le cose che non vanno bene, si prende e si parla, si dimostra il nostro affetto e gli si offre una spalla. Alla Sampdoria si fa la stessa cosa. Non si fischia ma la si accompagna verso la vittoria, proprio come nelle ultime due giornate di campionato. Se poi Cassano c’era o non c’era, se Del Neri ha fatto una scelta tattica o no, se Marotta ha già deciso di venderlo oppure no, se Cassano è stato convinto o ha deciso da solo di rimanere non ci dovrebbe interessare, almeno non la domenica pomeriggio quando gioca lei.
Perché chi è genovese la può vedere e la può vivere sempre e forse è proprio questo che tanti tifosi non capiscono. E’ la storia che quando si ha qualcosa la si dà sempre per scontata, ma quando non la si ha invece la si vorrebbe, eccome se si vorrebbe!
Ecco. Detto da una che vive a 250 km da Genova, circondata da amorevoli fiorentini che avevano già mille cori per Cassano (positivi questa volta) e anche qualche striscione a favore del nostro Peter Pan, credetemi, dovete solo ritenervi fortunati voi che potete incitare e supportare la squadra ogni domenica. E con “voi” intendo i tifosi che vanno allo stadio e che tornano a casa col mal di gola per aver cantato troppo. Io quelli che fischiano a prescindere non so se definirli tifosi o no. So soltanto che in questo momento non fanno il bene della Sampdoria.
Una Sampdoria che, comunque, tanto per dircelo, è settima, ad un punto dalla Juve e ancora in piena corsa per la cara e vecchia Uefa.
