NO a destabilizzazioni e buonismi, SI' a realismo e unione

NO a destabilizzazioni e buonismi, SI' a realismo e unione
domenica 10 gennaio 2010, 19:10Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli

Nascondere la delusione e l’amarezza per l’ennesima sconfitta di questo stranissimo campionato disputato dalla Sampdoria sarebbe impossibile. 26 punti conquistati al termine del girone d’andata non rappresentano a priori un bottino pesante da digerire, anzi. Probabilmente l’attuale stato d’animo è anche legato ad una cattiva distribuzione dei punti raccolti: partire a razzo ad inizio stagione e subire una pesante involuzione porta ovviamente a vedere il bicchiere mezzo vuoto, mentre fosse successo l’esatto contrario, come può insegnare l’esempio del Napoli, l’euforia sarebbe d’attualità, del resto sono i risultati più recenti a spazzare via quelli precedenti.

Ritrovarsi saldamente immischiati in un anomalo centro classifica rappresenta un rischio reale e concreto per la Sampdoria, già eliminata dalla Coppa Italia, priva di impegni europei e pertanto concentrata unicamente sul campionato. Quando si vola è giusto mantenere i piedi per terra, ma è impossibile negare a chiunque di poter sognare. Quando si fatica è doveroso interrogarsi sulle cause e cercare rimedi, evitando destabilizzazioni ambientali, ma pure buonismi fini a se stessi e controproducenti da parte di qualsiasi componente dell’ambiente, nessuna esclusa.

Dalla cinquina subita a Torino contro la Juventus si è assistito ad una scandalosa involuzione di gioco e risultati, emersa in tutta la sua gravità in occasione nel derby e accentuata contro Milan e Livorno, partite perse non soltanto in campo, ma a priori, perché se in campo non si corre e non si esce con la casacca sudata, allora la società che paga puntualmente gli stipendi e i tifosi, capaci di sobbarcarsi km su km pur di non far mancare il proprio appoggio incondizionato alla squadra, meritano spiegazioni, chiare e precise. Già alla vigilia si conoscevano le effettive difficoltà nell’affrontare Palermo e Napoli, le due compagini maggiormente in forma del torneo. È arrivato soltanto un punto, ma la squadra ha capito la lezione, il gruppo è rimasto compatto, si è tornati a giocare, a reagire e a lottare, cose divenute perfino eccezionali in un contesto simile.



Tutti hanno le proprie responsabilità: in estate la società non ha adeguatamente rinforzato il pacchetto arretrato e offerto valide alternative sulle corsie esterne, il tecnico non è intervenuto per trovare adeguati rimedi tattici (difesa troppo alta, giocatori usati fuori ruolo o abbonati alla panchina), la squadra si è sfilacciata nel momento critico della stagione, diventando un gruppo di spettatori non paganti, capaci di non correre, non lottare, non reagire, restando assolutamente passivi e rinunciatari dinanzi agli eventi. In generale nel calcio non mi piace la caccia alle streghe, alla disperata ricerca del capro espiatorio, del professionista da criticare, a prescindere che sia il miglior giocatore del mondo, o il più grammo in circolazione.

Non mi interessa sapere chi si allena con il proprio preparatore atletico, o parcheggia l’auto dentro il Mugnaini, non sono certamente queste le ragioni del periodo della Samp, chi ha un minimo di cognizione lo sa da solo. Diverse compagini devono recuperare il turno rinviato per neve, la graduatoria è corta e difficile da commentare anche in prospettiva, ma lo status di “squadra da parte sinistra della classifica” non può e non deve essere un obiettivo realisticamente parlando. Talvolta è giusto uscire allo scoperto, parlare chiaro, senza temere che il campo possa far crollare le proprie certezze.

Dopo le feste natalizie è proseguita l’astinenza alla vittoria, ricordo datato 22 novembre contro un Chievo rimasto in inferiorità numerica per l’intera ripresa, ma la musica appare sensibilmente cambiata. È il minimo per i fortunati che svolgono una delle professioni più ambite e meglio retribuite in circolazione, ovvero il calciatore, ma è giusto sottolinearlo. Del resto le prove offerte contro Palermo e Napoli possono e devono consentirci di guardare il bicchiere mezzo pieno, pensare con ottimismo all’imminente futuro. È vero, bisogna mantenere i piedi saldamente per terra e remare tutti nella stessa direzione, vietando qualsiasi elemento che possa rivelarsi controproducente alla causa blucerchiata: da possibili fischi durante la partita a sfuriate dei singoli dinanzi ai microfoni.

Contro il Catania bisogna vincere senza condizionali, né giustificazioni, in attesa che la società faccia il proprio dovere sul mercato, cercando i tasselli necessari a colmare le lacune dell’organico e fare sì che con i fatti vengano mantenute le ambizioni di inizio stagione, evitando che non solo le big, ma anche realtà, di blasone e potenzialità pari o inferiori alle nostre, ci distacchino in maniera sensibile e permanente. Essere pessimisti e autolesionisti cronici non ha mai portato da nessuna parte, tanto meno il buonismo e lo spirito del “vogliamoci bene”, sostenendo le tesi che il "calcio è cambiato" e "la Sampdoria siamo Noi". L’unione, il realismo e la volontà di sanare gli errori commessi invece rappresentano i cardini della rinascita. Forza Sampdoria!