Grazie di esistere Gradinata Sud
Sono passate soltanto 6 giornate, è vero, è presto per compiere voli pindarici, come, del resto, anche per cadere in depressioni immotivate, vedi post trasferta a Firenze. Si possono fare sondaggi, pronostici, previsioni sull’obiettivo al quale può ambire questa Sampdoria, è un diritto sia dei tifosi, che degli addetti ai lavori. Da anni non occupavamo il ruolo di capolista, fa un certo effetto, qualcuno forse soffrirà di vertigini, ma, mai come in questo caso, la sofferenza è sinonimo di orgoglio, emozione e goduria.
Volendo sognare, ma pur sempre con un minimo di realismo e razionalità, chiunque si sarà reso conto che questa squadra, se manterrà lo spirito battagliero e seguirà alla lettera le indicazioni di Del Neri, può benissimo ambire ad un piazzamento europeo. Questa Samp è stata costruita su perfetta misura del tecnico e possiede tutte le caratteristiche necessarie per far impazzire qualsiasi tifoseria: spirito di squadra, abnegazione, sacrificio, dinamismo, un mix tra gioventù ed esperienza, talenti affamati di ribalta, campioni ricchi di classe e colpi imprevedibili.
Il mister friulano si sta sempre più rivelando uno stratega, un massimizzatore delle risorse umane a disposizione, un aziendalista, un tecnico meno legato del previsto agli schemi tattici, ma abituato, con il passar degli anni, ad adattarsi alle caratteristiche della rosa, come insegnano i casi di Doni all’Atalanta, di Cassano alla Samp. È stato il principale artefice del Chievo dei miracoli, si è ripetuto a Bergamo, riscattando le sfortunate parentesi di Roma e Palermo, non si culla sugli allori, o sulle congratulazioni, gli piace lasciar parlare il campo, dove non trascura la variabile sorpresa, come insegna la scelta ricaduta su Bellucci contro l’Inter. Tutti i giocatori si rendono partecipi di un progetto comune, la società ha seguito le indicazioni del nuovo tecnico, ognuno ha imparato dagli errori commessi talvolta nel passato.
A qualcuno potrei sembrare non obiettivo in quanto chiamato in causa, il tifo fa parte dell’essere umano, può condizionare nel bene o nel male, ma, da quando, ormai un decennio fa, ho dato spazio alla mia passione giornalistica, ho cercato di dare assoluta precedenza all’imparzialità. La Gradinata Sud è la mia gradinata, è il tempio del tifo della mia squadra del cuore, ma, a prescindere da cosa possa rappresentare per il sottoscritto, ieri, come spesso e volentieri accade, ha fatto la differenza, ha spinto la squadra a credere nel colpo grosso e, non soltanto, ad uscire imbattuta.
Siamo andati tutti insieme contro qualunque pronostico, qualsiasi precedente, a noi bastava vedere in campo 11 guerrieri con indosso la casacca blucerchiata per comprendere come talvolta anche l’impensabile può capitare. Chissà cosa avranno pensato i sostenitori ospiti, i neutrali, chi ha tradito la pay-tv per provare l’ebbrezza del campo…. se un extraterrestre avesse potuto spiarci da qualche misterioso pianeta, si sarebbe reso conto che sulla Terra si possono vivere emozioni, e, senza lasciar spazio ai propri sentimenti, ognuno rischia di essere forestiero sul proprio pianeta.
L’apporto di una tifoseria aiuta sempre, ma, in certe occasioni come nel famoso Samp – Udinese 3-3 di tre campionati fa, o come accaduto sabato pomeriggio contro l’Inter, diventa una spina nel fianco dell’avversario, mentre, per chi lo riceve, è come trovare l’amico vero, quello che emerge nel momento del bisogno, distinguendosi dalle persone che si fanno attrarre dalla convenienza e spariscono abitualmente sul più bello. Chi, come il sottoscritto, ha cantato anche sabato in gradinata, è tornato a casa senza voce, con la consapevolezza di aver trasmesso alla squadra tutto quanto si aveva in corpo, e con l’orgoglio che il proprio supporto si è rivelato fondamentale per contribuire al k.o. della corazzata nero-azzurra.
Quando il nostro calcio è ormai irreversibilmente senza bandiere e valori, e sempre più sinonimo di bu$ine$$ e repressione, è umano prendere una pausa di riflessione e pensare: “Ma chi me lo fa fare…”. Trascorsa una frazione di secondo, si acquisisce la consapevolezza che il tifoso e la propria squadra rappresentano i tasselli mancanti di un puzzle comune, e se la tua tifoseria costantemente inneggia alla libertà di espressione e di esposizione dei propri striscioni, diventa il dodicesimo uomo in campo, canta per la propria squadra anche dopo la partita, come a Firenze, o pochi minuti dopo la ferita bruciante dell’Olimpico, beh ti rendi conto di essere sampdoriano, ovvero unico e speciale, e allora non smetterai mai di ringraziare la natura, perché la pelle d’oca, provata all’urlo Doria Doria, ti accompagnerà per tutta la vita, sempre in maniera originale e travolgente, sempre come la prima volta.
