ESCLUSIVA SAMPDORIANEWS - Gianluca Pagliuca: "Al mondo Sampdoria dirò sempre mille volte grazie. La Samp avrà dente avvenelato contro l'Inter"

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© foto di Federico De Luca
venerdì 25 settembre 2009, 16:07Esclusive
di Diego Anelli

Il portiere dello Scudetto, ex numero 1 della Nazionale, uno tra i migliori portieri italiani degli ultimi decenni, 198 presenze in campionato con la casacca doriana, con la quale vinse 1 Scudetto, 1 Coppa delle Coppe, 3 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, sfiorando il trionfo a Wembley. Lasciò il segno anche all’Inter, dove sfiorò il campionato e vinse una Coppa Uefa, oltre che nel Bologna, squadra della sua città. 592 presenze nel massimo torneo rappresentano un signor biglietto da visita. In esclusiva per i nostri lettori, Sampdorianews.net ha intervistato in esclusiva uno degli ex più noti della sfida tra Sampdoria e Inter: Gianluca Pagliuca.

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Gianluca, ti abbiamo visto in gran forma l’anno scorso durante il Derby per la Solidarietà, come mai, dopo la stagione ad Ascoli, non ti abbiamo più visto tornare a giocare?
“Tante squadre mi volevano, ma di basso livello, non me la sono sentita di ripartire dalla B alla mia età, ho preferito chiudere dopo Ascoli, anche se credo che un anno, se non due avrei potuto ancora disputarli nella massima serie. Per essere sincero quando due anni fa c’era alla Samp Mazzarri, del quale sono molto amico, speravo in una chiamata da parte della società, ma non arrivò, a quei tempi sia Castellazzi che Mirante erano un po’ sotto tono. Sono comunque orgoglioso del mio passato e porto grande rispetto delle parti, la mia età era un dato di fatto”.

Cosa ha rappresentato la Sampdoria nella tua vita e nella tua carriera?
“Facile dirlo, la Sampdoria è stata la società che ha creduto in me, mi ha lanciato nel grande calcio, mi ha fatto diventare un atleta professionista, tutto il merito va al grande Paolo Mantovani, a Paolo Borea e Antonio Soncini, che mi ha scoperto nel Torneo di Viareggio del 1986, dove con il Bologna persi la finale contro l’Inter. Fui premiato miglior portiere di quell’edizione e Paolo Mantovani mi volle a tutti i costi”.

Come potresti descrivere il rapporto con i tifosi blucerchiati? Negli ultimi anni si è segnalata una spaccatura con una frangia della tifoseria, cosa puoi dire a tal proposito?
“Il mio rapporto con i tifosi sampdoriani è stato stupendo sia durante la mia esperienza doriana, che i primi anni da avversario come portiere dell’Inter, l’intero stadio mi applaudiva in ogni occasione. Le incomprensioni nacquero da quel famoso Sampdoria – Inter, nel quale Mancini chiese inutilmente il fallo per un presunto contrasto con me e in sala stampa dichiarai di non averlo toccato. Da quel momento ho ricevuto insulti di tutti i colori, ero dispiaciuto tantissimo, ma col tempo la ferita si è saldata. L’anno scorso per il derby della Solidarietà mi hanno reso orgoglioso i cori d’incitamento dei tifosi doriani, oltre che le richieste di tornare a giocare. Quell’evento fu molto importante sotto diversi aspetti, ma da anni non sentivo più intonare il mio nome da una curva intera. Anche quando venni a Marassi come portiere dell’Ascoli, soltanto parte della curva mi fischiò, il resto dello stadio non perse occasione per applaudirmi. Anche Samp – Bologna in Coppa Italia non fu una serata piacevole, ma compresi che la contestazione del pubblico era indirizzata al Bologna per la retrocessione della Sampdoria nel 1999, non verso il sottoscritto, ci fosse stato qualunque altro portiere, non sarebbe cambiato nulla. È andata così, ma non nutro rancore, ricordo con enorme piacere gli applausi dell’anno scorso, al mondo Sampdoria dirò sempre mille volte grazie”.

Quali furono le motivazioni che ti portarono a trasferirti all’Inter?
“Andai all’Inter un po’ controvoglia, rifilai un paio di rifiuti, non volevo muovermi da Genova, ma fui praticamente costretto. Firmai il contratto dopo la fine del Mondiale. Mi ero impuntato, perché venivamo dal trionfo in Coppa Italia e dal 3° posto in campionato, si prospettava un’altra grande stagione. L’Inter mi cercava fin da maggio, a quel tempo risalivano i primi contatti con il mio procuratore, alla fine mi convinsi, perché la Sampdoria aveva deciso di sacrificare ogni anno un giocatore importante, ero il portiere della Nazionale ed ero molto appetito sul mercato. All’Inter mi sono poi trovato molto bene, è un orgoglio essere stato un giocatore importante e aver lasciato il segno nelle squadre dove ho militato: Sampdoria, Inter e Bologna, lascio da parte l’Ascoli, perché fu un anno particolare. Si tratta di società importanti, ho cercato di lasciare un bel ricordo sia tra i tifosi, che nelle società, credo sia un bel biglietto da visita”.

Ieri è scomparso Enzo Garufi, quali sono i tuoi ricordi di questo storico dirigente blucerchiato?
“Ho tanti suoi ricordi in occasione delle cene con i poveri Paolo Mantovani, Rebuffa, Garufi, Borea e Stagno, purtroppo pian piano se ne stanno andando via tutti. Quelle cene erano indimenticabili, soprattutto quando svolte dopo la conquista di una coppa, un trofeo, qualcosa d’importante. Rimane dentro di me la festa al Carillon dopo lo scudetto, con Paolo Mantovani che ballava sui tavoli…”

Da grande portiere come giudichi la rinascita di Luca Castellazzi e l’ascesa di Vincenzo Fiorillo?
“Castellazzi non è una sorpresa, mi è sempre piaciuta, è sempre stato molto reattivo, ma peccava in discontinuità, adesso invece ha acquisito molta continuità, è più sereno ed è maturato anche se non è più giovanissimo. Con tutto il bene che posso volere a Mirante, che è un portiere normale, non credo che Castellazzi soffrisse il dualismo con lui. Ho visto Fiorillo in numerose occasioni durante il campionato Primavera, mi è sempre piaciuto, in serie A ha commesso qualche errore nel finale della passata stagione. Forse l’errore commesso dalla stampa è averlo definito grande prima ancora di diventarlo, avrà tempo e modo per dimostrare tutte le sue qualità, il tempo potrà dire se hai i mezzi per diventare un futuro Buffon”.

Che idea ti sei fatto sulle mancate convocazioni in Nazionale di Cassano e Pazzini?
“E’ una cosa molto strana, Lippi ha fatto tanti anni alla Sampdoria, quasi una carriera. La mia sensazione personale è che non convochi Cassano in virtù di relazioni non entusiaste sul suo conto, ad esempio da qualche suo vecchio allenatore. Pazzini? Sulla stampa si parla molto dell’italianizzazione di Amauri, è un buon giocatore, ma non è Maradona. Lippi è molto legato alla Juve, sicuramente una grande squadra, ma non capisco perché non puntare su giocatori giovani di qualità senza pensare ad Amauri”.

La tua gioia più indescrivibile e il rimpianto più pesante nel corso della tua carriera
“Le gioie sicuramente la conquista dello Scudetto in Samp – Lecce 3-0, e il successo a San Siro contro l’Inter per 2-0 che ci dette la quasi garanzia dello scudetto, in quelle occasioni provai qualcosa di indescrivibile, soprattutto per la Samp che non aveva mai raggiunto un traguardo simile, dentro di me rimane un ricordo indelebile. Rimpianti? La sconfitta di Wembley, la perdita del Mondiale, la retrocessione con il Bologna nello spareggio contro il Parma: venivo da un campionato strepitoso a 38 anni suonati, sono bolognese e la difesa aveva subito solo 36 goal su 38 gare, la quarta miglior difesa, ma l’attacco faticava, nonostante i 10 goal di Bellucci. Ai tempi la Samp di Novellino lottava per un piazzamento in Champions, il Bologna ebbe la sfortuna di incontrarla dopo la sconfitta interna contro l’Inter, finì 0-0 e quel pareggio non servì a nessuno”.

Un saluto ai tifosi blucerchiati e ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net
“Saluto con grande affetto i tifosi blucerchiati, penso e spero di aver lasciato tra loro un bel ricordo, mi fa grande piacere essere fermato, salutato e ricordato dalla gente ogni qual volta vengo a Genova. Domani verrò al Ferraris per commentare la partita, ma dovrò essere imparziale. Mi aspetto una partita molto equilibrata, la Samp avrà il dente avvelenato dopo la sconfitta di Firenze, l’Inter farà molta fatica”.