La Samp fa faville, i gufi e i detrattori prevenuti se ne facciano una ragione

La Samp fa faville, i gufi e i detrattori prevenuti se ne facciano una ragione
venerdì 18 settembre 2009, 11:20Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli

Il calcio è bello perché non è una scienza esatta, in giro per l’Italia si annoverano i presunti esperti, sempre pronti a decretare sentenze, neanche fossimo in tribunale.

Secondo noti opinionisti il nostro Presidente avrebbe il braccino corto, l’Amministratore Delegato Marotta andrebbe troppo spesso ad aggiudicarsi giocatori con formule a titolo temporaneo, la difesa era almeno da serie B, la nostra tifoseria era destinata a vivere un periodo di depressione, dopo un’annata calcistica deludente, caratterizzata da un gap di oltre 20 punti dall’altra squadra cittadina, che conosce il gusto europeo dopo un’eternità, e terminata con la perdita della Coppa Italia.

Il calcio è bello, perché è il campo a dare ragione a chi la merita. Finora il campo, ma soprattutto la storia, hanno dato ragione a chi lavora per la Sampdoria. Quando si riscontrano motivi validi per criticare, è giusto farlo, ma sempre in maniera costruttiva ed equilibrata, in questo momento invece scocca l’ora dei complimenti più che doverosi: gli addetti ai lavori sono investiti dal diritto – dovere di riconoscere i meriti di uno staff abituato a lavorare dietro le quinte, senza proclami, né voli pindarici, i gufi e i detrattori hanno modo e tempo per affidarsi al buon senso, all’onestà professionale e alla cautela prima di sparare a zero su un intero ambiente. È vero, siamo ancora all’inizio, ogni campionato offre un’infinità di aspetti positivi e negativi, ma chi ben inizia è a metà dell’opera, tutti dovrebbero saperlo, piuttosto che salire sul carro soltanto quando sono i vincitori a guidarlo.

Sampdorianews.net è abituata ad esternare le proprie impressioni, anche a priori, ma è abituata a lasciar parlare il campo prima di vedere tutto bianco, o tutto nero. Gli arrivi di Semioli e Pozzi hanno completato una campagna di rafforzamento che è giusto definirla valida e competitiva, l’arrivo di un ulteriore difensore d’esperienza l’avrebbe resa perfetta, ma in circolazione si fatica a trovare difensori di sicuro affidamento. Tale constatazione è ulteriormente dimostrata dal fatto che la Fiorentina, nonostante Dainelli venga costantemente messo al centro delle voci di mercato, si è tenuta stretta il proprio capitano e non ha acquistato altri centrali, mentre Domizzi continua, spesso e volentieri, a far panchina ad Udine.

La società, pur mantenendo il proprio rigore di bilancio, ha costruito una squadra competitiva, ha investito per i giocatori chiave, e ha trovato un allenatore dalle idee innovative, che predilige un gioco corale, spumeggiante, capace di farci uscire dallo stadio, a prescindere dai futuri risultati, con la soddisfazione di aver visto la propria squadra giocare un gran calcio e cercare il successo sempre, ovunque e comunque, fino al triplice fischio finale. A Catania non ci si è accontentati del pari, si è sfruttata l’inferiorità numerica nel recupero per castigare l’avversario, contro l’Udinese la squadra non ha fatto le barricate, cercando e trovando il 3-1 nel momento di maggior forcing friulano.

A Bergamo si è andati in vantaggio quando Gava aveva già espulso Tissone, Del Neri ha mantenuto gli stessi uomini in campo ed è stato premiato. Nel finale abbiamo sofferto, ma era fisiologicamente previsto, l’Atalanta, in 11 contro 10, aveva il dovere di gettare il cuore oltre l’ostacolo per evitare la terza sconfitta consecutiva, ma, con ogni forza, abbiamo difeso un vantaggio fondamentale, non soltanto per la classifica, ma anche per la consapevolezza nei propri mezzi.

Ora parliamo della tifoseria. Chi ci attendeva al varco, chi ci immaginava depressi, disaffezionati, pronti a contestare la società, si è sbagliato di grosso. Abbiamo staccato oltre 20.000 tessere, Marassi è sempre una bolgia quando gioca la Sampdoria, in trasferta non abbiamo mai fatto mancare il nostro sostegno, nemmeno a Catania, quando circa 200 encomiabili doriani hanno colorato di blucerchiato il settore ospiti del Massimino. A Bergamo siamo giunti con oltre 20 pullman, senza dimenticare chi ha raggiunto la città lombarda in auto, o in treno. Il tifo è stato compatto, colorato, incessante e caloroso, soprattutto quando la squadra, rimasta in inferiorità numerica, correva il rischio di vedersi sfuggire la vittoria nei minuti finali. Anche il sottoscritto era, come da tradizione, presente con i propri amici nel cuore del tifo blucerchiato: ogni giorno vissuto al fianco della nostra amata genera le medesime emozioni della prima volta.

L’abbraccio, avvenuto in campo dopo il triplice fischio finale tra i giocatori venuti a ringraziarci e il nostro settore, ha molta più valenza di un gesto simbolico: società, squadra e tifoseria rappresentano, per l’ennesima volta, una cosa sola. Il passato, il presente e il futuro della Sampdoria parlano da soli, il bene dei nostri colori rappresenta l’unica priorità, da difendere ad ogni costo, in maniera pacata e civile, ma al tempo stesso determinata e convinta, contro gufi e detrattori prevenuti, sotto qualsiasi veste si presentino.